Gianna Schelotto
Ti ricordi, papà?
Padri e figlie, un rapporto enigmatico

“Confrontarsi con un maschio o con una femmina non è la stessa cosa. Tra i due rapporti esiste, per ognuno di noi, una differenza che non va confusa con altre diversità (amore e disamore, superiorità e inferiorità). È una differenza a sé, presente sin da quando ha inizio il rapporto emotivo tra genitori e figli.”

Come è difficile essere genitori e come lo è essere figli, se poi alle mille questioni caratteriali e culturali si inserisce anche la problematica di genere la cosa si fa davvero complicata! Eppure è proprio da quel rapporto originario che può dipendere tutta la vita adulta ed è quello che fa sentire i padri e le madri più attenti e sensibili, spesso inadeguati ad assolvere un ruolo così carico di responsabilità.
Il bel saggio della Schelotto, così ricco di esempi, sottolinea poi come sia la relazione padre figlia quella che ha maggior peso, all’interno del tessuto familiare, per il raggiungimento o meno di un equilibrio psicologico e affettivo da parte della bambina, fattasi donna.
Ma se è il padre l’elemento cardine per la costruzione della struttura emotiva di una figlia anche per lui quell’esserino così diverso rappresenta un’incognita problematica: “una bambina è una porta che si apre su un universo sconosciuto, e questo può essere motivo di grande attrazione o di sospeso sgomento”. Eppure è “una tenace, invincibile voglia di padre accompagna le donne in ogni momento della loro vita”.
Se quando è piccola prevale l’elemento più istintivo e affettivamente gestibile, una figlia che diventa adulta fa scattare nei padri “sentimenti di insicurezza e l’ansia di non essere più in grado di governare il rapporto”. Da qui esempi anche piuttosto esilaranti di padri che quando la figlia si sposa vivono veri e propri traumi, così quando se ne va di casa o si allontana per lavoro.
Ma oltre a questi padri iperprotettivi che rendono talvolta le figlie vere prigioniere accade che “di fronte alla reale o presunta indifferenza del padre” molte ragazze “sviluppino sentimenti ostili e carichi di astio” e accumulino “un fortissimo bisogno di risarcimento affettivo”, eppure non sempre il padre è volutamente poco affettivo, spesso non sa semplicemente trasmettere alla figlia il suo amore perché soffre di una “sorta di analfabetismo affettivo, dovuto al severo controllo delle emozioni a cui è abituato fin da piccolo”: l’idea di uomo che gli è stata inculcata è tale che non riesce più a liberarsene, neppure nei confronti di chi ama in modo totalizzante.
Proprio perché quella relazione è fondamentale, è molto traumatico l’abbandono del padre nei casi in cui l’uomo si allontani da casa e mantenga una debole frequentazione con i figli. A quel punto, proprio per il suo futuro equilibrio e per evitare spaventosi sensi di colpa, è necessario che nella figlia abbia voce il suo diritto di giudicare: quello non era un perfetto individuo che è stato allontanato dagli errori imperdonabili della bambina, ma un uomo debole e incapace di affrontare le difficoltà della vita.
I tremendi casi di incesto, inconfessati e inconfessabili, che si verificano anche in situazioni di benessere economico e non solo di degrado, rappresentano traumi da cui con grande difficoltà la vittima riesce a liberarsi e significano anche la colpevole incapacità del padre di gestire la complessità della intensa relazione con la figlia.
In ogni caso, comunque sia il padre, la sua funzione è fondamentale nel bene e nel male, e non è possibile prescindere dalla sua incidenza nel plasmare carattere e personalità di una bambina, così come nel determinare tutti i suoi rapporti con gli uomini, una volta cresciuta.
Quanta responsabilità, fa quasi paura! Forse qualche lettura in più può aiutare ad affrontare con consapevolezza un tale impegno: questa, ad esempio, è di certo utile.

Ti ricordi, papà? Padri e figlie, un rapporto enigmatico di Gianna Schelotto
176 pag., Euro 16,50 – Edizioni Mondadori (Ingrandimenti)
ISBN: 88-04-53624-1

Le prime righe

Prologo

A mio padre non ho perdonato la vecchiaia.
Non riuscivo ad accettare che il tempo imprimesse su di lui le stimmate che imprimeva sugli altri.
I mille dubbi con i quali ci tormentava, e tormentava se stesso, non erano per me frutto dell'età, ma di un difetto del carattere sino a quel momento nascosto e che a poco a poco emergeva. Lo trovavo noioso, pedante. Le sue ansie mi sembravano nascere da pretesti tortuosi e inconsistenti. I vuoti di memoria e le improvvise emotività, li giudicavo vezzi per attirare l'attenzione.
Ero furiosa con lui. I suoi comportamenti insicuri ne alteravano giorno dopo giorno l'immagine. Dov'era finito il papà forte, lucido e potente che avevo amato, e che mi aveva amata?
Così, proprio quando avrebbe avuto più bisogno di tenerezza e di comprensione, gli riservai - sia pure inconsciamente - insofferenza e distacco.
Avevo superato da tempo la fase infantile che, agli occhi delle figlie, fa apparire il padre una figura mitologica. Lui era stato per me l'eroe invincibile, il pifferaio magico che avrei seguito ovunque, il gigante buono che mi avrebbe aperto ogni strada e protetto da qualsiasi avversità.

© 2005 Arnoldo Mondadori Edizioni


L’autrice

Gianna Bochicchio Schelotto è nata a Rionero in Vulture (Potenza), ma è genovese di adozione. Psicologa specializzata in terapia della coppia e in psicosomatica, collabora a quotidiani e settimanali, tra i quali il "Corriere della Sera", "Donna Moderna" e molte altre testate. Per il teatro ha scritto, con Paola Pitagora, La foresta d'argento, rappresentata al Piccolo Teatro di Milano con successo di critica e di pubblico. Tra i suoi libri ricordiamo: Matti per sbaglio, Strano, stranissimo, anzi normale, Una fame da morire, Caino il buono, Certe piccolissime paure, Il sesso, probabilmente ( Premio Leonida Rèpaci), Perché diciamo le bugie, Nostra ansia quotidiana, Equivoci & sentimenti, Per il tuo bene, Distacchi e altri addii, Uomini altrove. Molti di questi volumi sono stati tradotti e pubblicati all'estero. Nel 2003 il presidente della Repubblica Ciampi l'ha insignita del titolo di commendatore.


Di Giulia Mozzato


6 maggio 2005