Claudia Pozzo
Carmen dei sogni

“Fu allora che prese a sognarla ogni notte, senza tregua. E nei suoi sogni Carmen era ancora la ragazzetta ignorante che lui aveva portato come una personale conquista giù dai Pirenei; la sua foga di bambina la faceva correre dietro tutto quello che trovava, e più le cose erano nuove e misteriose, più lei si intestardiva nel rincorrerle, e se alla fine qualcuno la sgridava o anche solo le faceva intendere che non ci si comportava a quel modo, lei scrollava le spalle e si consolava da sola, si inventava le parole che lui non poteva capire, inseguendo le sue storie fantastiche e strane.”

Ho sentito parlare di questo romanzo per la prima volta da un’amica traduttrice, Raffaella Asni, (che ho poi scoperto essere citata nei ringraziamenti al termine del volume) che aveva avuto l’opportunità di leggerlo in anteprima assoluta. Me ne ha parlato in termini entusiastici. Poi ho ricevuto un comunicato della persona che l’ha curato, Laura Lepri, sempre inconfutabilmente attenta e attendibile, che ne elogiava molti aspetti, collegando la scrittrice, esordiente, ad altre del calibro di Rosetta Loy e Isabel Allende. In seguito ho scoperto che sarebbero state Isabella Bossi Fedrigotti, Elena Loewenthal, Roselina Salemi e Laura Lepri a parlarne a Torino, in Fiera. Infine ho letto un’intervista molto particolare all’autrice, in cui emergeva una figura di madre-casalinga appassionata di scrittura, ma non per questo meno attenta alla sua famiglia, alle esigenze dei suoi tre figli. Carmen dei sogni era ormai diventato una curiosità per me. Proprio con curiosità ho aperto il libro e iniziato a leggere questa storia, che ho scoperto leggera, particolarmente scorrevole, ben costruita.
Subito colpiscono le descrizioni di ambiente, che rivelano una conoscenza diretta, una frequentazione di quelle vecchie case che costeggiano i laghi del Nord, con orti nascosti e misteriosi, con giardini involontariamente romantici e di certo un po’ retrò che avvolgono edifici dall’aspetto fatiscente, anche se freschi di restauro. Conoscenza che si allarga agli abitanti di quelle case, che echeggiano storie di signorine rimaste sole e giovani spose con grandi speranze destinate ad appassirsi col tempo, come il corpo che le contiene, di mariti freddi, troppo rigidamente legati al passato, di culle e catini di zinco, di fratelli e sorelle differenti fra loro per fisico e per spirito, rassegnati a lasciare per strada qualcuno di essi, abituati alla malattia e alla morte, entrambe inevitabili. In quelle case possono comparire personaggi di un altro mondo e col loro arrivo rivoluzionarsi abitudini, colori e calori di un luogo apparentemente fermato al suo rigido tempo. Arrivano le Carmen dei sogni, ingenue, passionali, preveggenti e così diverse: lasciano il segno, ma poi tutto viene inglobato di nuovo da quei laghi, da quelle brume, dalle rigide e grigie regole che vigono in certi luoghi. Arrivano i sognatori che viaggiano e portano con sé tornando una ventata di esotismo e mistero, di notizie e curiosità; e poi le loro figlie visionarie, e la follia, elemento che si insinua nelle certezze del passato trascinando via una parte importante di tutta la storia.
Sono questi i personaggi di un romanzo che è saga familiare e che, come ogni saga, racconta anche l’esistenza di molti comprimari che si affacciano appena sulla scena, affastellando fantasmi e figure reali che abitano quella casa nel corso di più di un secolo.
La mia curiosità è stata soddisfatta, e non posso dare torto a chi mi ha consigliato questo romanzo. Forse, se esiste una possibile distinzione tra letteratura maschile e femminile, Carmen dei sogni ricalca a volte con evidenza le tracce di una narrativa “al femminile”, ma può essere definito un difetto? In taluni punti un altro scrittore (la stessa Allende chiamata precedentemente in causa forse più per certi evidenti riferimenti ai protagonisti “magici” della sua Casa degli Spiriti che per il modo in cui li ha raccontati) avrebbe aggiunto maggiore passionalità al racconto; ma anche un certo distacco nel narrare eventi è un elemento caratteristico di un autore e può essere una scelta. Una bella storia, ben raccontata. Cosa vogliamo di più da un romanzo?

Carmen dei sogni di Claudia Pozzo
339 pag., Euro 16,50 – Edizioni Sonzogno (Romanzi)
ISBN: 88-454-1231-8

Le prime righe

1

Carmen ritornò una notte di fine estate.
Rimase addossata alle tende di broccato con la sua faccia corrucciata di sposa bambina. Parlò, nell'antica lingua incerta, senza interrompersi mai.
Ma quando l'alba schiarì le tende, Flora si accorse che niente di quello che sua madre aveva detto era sopravvissuto alla notte.
La sua casa, al mattino, le sembrò ancora quella in cui era nata, anche se in molti dopo di lei avevano attraversato le stesse stanze e gli stessi corridoi, salito le stesse scale di marmo e dormito nei medesimi letti di legno tarlato.
Intanto, l'erba del giardino era diventata gialla, le azalee erano morte, il rampicante era infestato dai parassiti. Tutto stava sprofondando in un'infida acqua verdastra. Gli insetti cominciavano a mangiare le mura.
Ma Flora si ostinava a non voler vedere nulla di quanto era già accaduto perché da qualche tempo era convinta che la vita fosse soggetta solo ai mutamenti del pensiero. Se avesse trovato l'errore, il punto in cui la matassa si era aggrovigliata, il nodo, quel vecchio nodo, avrebbe potuto ricominciare da capo. Tornare bambina, forse. E ricominciare.

© 2005 RCS Libri Editore


L’autrice

Claudia Pozzo è nata a Trento nel 1963 da padre friulano e madre milanese. A partire dal 1988 ha collaborato con alcune case editrici e redazioni di giornali. Sposata, madre di tre figli, vive a Milano. Ha sempre avuto una passione per la scrittura e per inventare storie. Carmen dei sogni è il suo primo romanzo.


Di Giulia Mozzato


29 aprile 2005