Serena Zoli
La generazione fortunata
Lo speciale destino toccato a chi è nato tra il 1935 e il 1955

“L’avventura della giovinezza ha preso e sempre più prenderà corpo come valore. Diventa il ‘sogno collettivo’ della società, e noi lo stiamo incarnando proprio allora. Gli ‘altri’, cioè i più piccoli e gli anziani (allora c’erano ancora, oggi che anziani dovremmo esserlo noi, non si sa più), guardano a noi. Alle nostre mode, ai nostri umori. Siamo i giovani e ‘diamo la linea’ alla vita.”

Essendo nata nel corso di questo ventennio fortunato ho subito letto con interesse il saggio della Zoli, pronta a contraddirla se avessi visto in quelle pagine troppo ingiustificato ottimismo o troppo reducismo. Ebbene lo “spirito ribelle” che ha contraddistinto, e ancora spesso contraddistingue la mia generazione, si è dovuto domare: il libro è un’analisi storico-sociologica del periodo, molto seria e documentata che, partendo da ricordi personali si allarga all’esame degli eventi non solo nazionali, ma anche internazionali e alla graduale evoluzione di chi, nato “con i piedi nel medioevo” si era già lanciato nel terzo millennio molti anni prima che questo avesse inizio. Forse tutto quanto viene qui descritto non è stato, a mio parere, pienamente condiviso da chi è nato nel primo decennio indicato dal titolo e questo perché gli anni dei grandi cambiamenti cadono proprio intorno ai Sessanta, Settanta e chi era già “adulto” allora era in gran parte escluso (un discorso a sé va invece fatto per il movimento femminista e per la sua capacità di coinvolgere donne di tutte le età).
L’educazione e le abitudini di vita dei bambini degli anni Cinquanta non differivano molto da quelle di tutte le generazioni precedenti: per molti il cibo era ancora una conquista, anche i più fortunati e benestanti in ogni caso non avevano a disposizione innumerevoli giochi o nuovi vestiti, né, tanto meno, una moda a loro destinata: da qui una certa sobrietà o rifiuto del consumo facile che in molti permarrà e che caratterizzerà le loro giovinezze.
Il boom economico è però pienamente goduto da questa generazione, così come, successivamente, sarà estrema la facilità a trovare un posto di lavoro (oltre a tutto garantito) anche da giovanissimi. Ma l’elemento esplosivo sarà proprio l’aver creato la categoria “giovani” (mai prima esistita) rendendola protagonista in mille ambiti, da quello politico a quello culturale a quello del costume. Come si è giunti, spezzando quello che per secoli era rimasto immutato, a tale sovvertimento sociale, una delle poche rivoluzioni vittoriose di questa generazione? Ma soprattutto come mai ancora oggi questi ex giovani che hanno avuto la fortuna di vivere in un mondo che aveva scoperto gli antibiotici, che hanno visto paesi lontani con due lire in tasca facendo l’autostop, che hanno inventato il rock, colonna sonora di tante esperienze, che “hanno visto gente e fatto cose” (per dirla con il Moretti di Ecce Bombo) non riescono a sentirsi pienamente maturi, ma forever young, come cantava Bob Dylan? Le donne in particolare hanno goduto e si sono conquistate una nuova dimensione della vita: i contraccettivi, il concetto di sessualità come libertà e non come dominio o destino, l’università e l’autonomia economica, i nuovi rapporti di sorellanza che spezzavano secoli di isolamento e di ruolo dato agli uomini come depositari di umorismo, simpatia, e potere.
Molti durante gli anni Ottanta hanno smarrito gran parte dei valori a cui avevano dedicato passione e intelligenza, altri si sono persi stroncati da esperienze devastanti di droga o da utopie terroristiche, altri ancora hanno adeguato realisticamente le aspirazioni al mondo, c’è anche chi si è perso e ritrovato: eppure qualcosa è inevitabilmente rimasto, un briciolo di follia, una giovinezza interiore, una capacità di rinnovamento e spesso anche un’etica (non sempre certo) che si fa prassi e quotidianità.
Il mondo intorno è molto cambiato: l’ultima parte del saggio è rivolta ad osservare il travagliato presente, le sue trasformazioni e le nuove esigenze, le nuove richieste a cui, questa generazione, ancora una volta è tenuta a dare risposte.

La generazione fortunata. Lo speciale destino toccato a chi è nato tra il 1935 e il 1955 di Serena Zoli
243 pag., Euro 15,00 – Edizioni Longanesi (Il Cammeo n. 441)
ISBN: 88-304-2225-8

Le prime righe

1
SOTTO UNA CATTIVA STELLA

Sono nata nell'agosto del 1943. Poco prima mia madre si disse: « Dio ti ringrazio! Mio figlio » - allora non si sapeva in anticipo il sesso - « nasce che la guerra finisce ». C'era stato il 25 luglio del Gran Consiglio del Fascismo, Mussolini era stato deposto e imprigionato, dunque, caduto il Duce, sarebbe scoppiata la pace. Era questa la grande speranza subito dilagata.
Poco dopo «scoppiò», invece, l'8 settembre. L'apocalisse. Da alleati i tedeschi, « traditi », divennero forza di occupazione e scatenarono il terrore, paese per paese, casa per casa. Da noi, poi, che eravamo sulla famigerata Linea gotica dove il fronte restò fermo per mesi e mesi... « Allora cominciò davvero la guerra, qui», disse poi sempre mia madre, ogni volta con occhi cupi e un brivido. Fame, paura, fughe nei rifugi, rastrellamenti, arresti, stragi, bombarda-menti (per restare alla storia e ai « segni » personali, una scheggia si conficcò nella culla, pochi centimetri sopra la mia testa). Quanti, come me, erano venuti al mondo nel 1943 non parevano dunque nati sotto una buona stella. Se è dal mattino che si vede il buon giorno...
Invece i nati nel 1943 si sono trovati al centro di quella che si può ben chiamare “la generazione fortunata”. Raramente, forse mai, c’è stato un periodo così lungo di pace, serenità e benessere.

© 2005 Longanesi Edizioni


L’autrice

Serena Zoli è nata a Lugo di Romagna (Ravenna) e lavora come giornalista per il Corriere della Sera. Ha scritto E liberaci dal male oscuro con Giovanni B. Cassano, Vivere senza depressione, Quand’ero piccolo credevo che…, Storie di ordinaria resurrezione (e non).


Di Grazia Casagrande


29 aprile 2005