Pino Farinotti
7 Km da Gerusalemme

«Abbi pazienza, c’è un’ultima cosa».
«Dimmi».
«...la fine del mondo, le madonne che piangono, il sangue di San Gennaro, le stigmate... roba del genere... sapendo che ti ho parlato tutti vorranno conoscere le tue rivelazioni cosa dico?».
«Di’ che non me lo hai chiesto».


Chi non ha mai sognato di incontrare Dio? Chi non ha mai pensato a quali e quante domande gli farebbe? Chissà che a qualcuno non sia accaduto, ma che non abbia trovato il coraggio di narrarlo... Alessandro Forte, nonostante le proprie resistenze, lo trova. È un quarantenne in crisi, senza lavoro, abbandonato da moglie e figlia, che abita in un minuscolo monolocale e sembra non avere più speranze di vita. Inaspettatamente vince un viaggio in Terra Santa e decide di partire, senza alcuna idea di cosa aspettarsi da quella strana vacanza che non ha programmato e finirà per cambiargli vita.
Alessandro, pubblicitario razionale abituato a trattare con mistificazioni e personaggi fittizi, sulla strada per Emmaus (a Sette km da Gerusalemme) incontra un uomo che sembra uscito dalla più classica iconografia cristiana. Vestito con una semplice tunica di iuta, capelli lunghi e occhi scuri, ad Alessandro Forte si presenta un Gesù che nel procedere del racconto si rivela piuttosto inconsueto: ironico, allegro e alla mano, con grande semplicità fa di tutto per andare oltre i dubbi del proprio interlocutore. Nasce fra i due un dialogo alla pari fatto di scambi di battute brevi e incisive, condito di sottile umorismo.
Farinotti è riuscito a dare vita a un Cristo ricco di umanità, una persona semplice che non parla con saccenza e pedanteria, un Gesù che ammette addirittura di non essere stato un «bravo falegname», ma un tipo piuttosto distratto, ben lungi dal mostrarsi un Dio irraggiungibile e lontano. Questa vicinanza all’umano e la schiettezza e la simpatia che dimostra ne fanno un personaggio giovane, che in modo scanzonato e anticonformista può far arrivare a tutti, adulti e giovani, uno dei messaggi-chiave della religione cattolica: la speranza.
È di speranza, infatti, che nel corso del racconto Alessandro diventa messaggero: è lui a darne a un’amica in fin di vita, è lui a portarne a una donna che sta perdendo il bambino del quale è in attesa, lui stesso che ne aveva dubitato quando, per aiutare un amico in difficoltà, si era scontrato con l’egoismo e l’ipocrisia del mondo ricco e borghese che frequentava.
Questo dubbio, però, non sparisce con lo scorrere delle pagine perché come ognuno di noi Alessandro non è disposto a credere a ciò che non può veramente toccare o spiegare con la ragione. Questa sua concretezza, questo essere “uomo del suo tempo” lo rende un personaggio reale, vero ancor più che verosimile, nel quale ciascun lettore può rispecchiarsi e vedere se stesso.
Tipico di Alessandro (e, in effetti, di ognuno di noi) è anche il fatto che egli sia una persona che si evolve, non rimane uguale a se stessa con lo scorrere delle pagine, ma attraverso il riconoscimento del fatto che quell’uomo che gli si è presentato come Gesù possa essere davvero il Messia tornato a portare la sua “buona novella”, riesce ad accettare i propri cambiamenti e gli errori del proprio passato.
Con uno stile e un linguaggio apparentemente semplici, ma in realtà utilizzati con grande attenzione, Farinotti riesce a rendere bene il gioco fra visione e realtà, provocazione ed evangelizzazione “canonica”, che rendono Sette km da Gerusalemme un libro di piacevole lettura adatto al pubblico più vario che finirà per porsi le stesse domande che Francesco Alberoni rivolge a se stesso nella quarta di copertina: “E se invece fosse tutto vero? Non aveva annunciato che sarebbe rimasto con noi sino alla fine del tempo? Al lettore la soluzione dell’enigma.”

7 Km da Gerusalemme di Pino Farinotti
312 pag., Euro 16,50 – Edizioni San Paolo (Le vele)
ISBN: 88-215-5203-9

Le prime righe

1

Lo dichiaro senz'altro: non leggo gli oroscopi, le madonne non piangono, non mi evolverò in una farfalla o in un santo. Tuttavia sono disposto a credere se qualcuno mi porta delle prove. Almeno indiziarie.
Ma devo fornire un altro dato: la mia vita è normale. Ho avuto un discreto successo professionale, discreto, appunto, ma non ho avuto il grande potere e il grande denaro, non ho cicatrici eroiche da esibire o epiche seduzioni da elencare. Non ho divulgato idee che abbiano prodotto trasformazioni. Però qualche volta ho avuto coraggio, quello vero, di un tempo, non quello dei nostri giorni, quando chi affronta a nervi saldi un'ispezione dell'Iva è un guerriero, e chi centra un budget è un eroe.
Racconterò questa storia, anche se ho delle resistenze. È assolutamente vera, ma non è certo che sarò creduto. Io forse non presterei fede a chi me la raccontasse. E ci sono momenti in cui fatico a convincere persino me stesso di ciò che è accaduto. Tuttavia il maggio scorso ho toccato una donna che era morta e lei si è alzata con il mal di testa. E una sera, mentre camminavo in città ed ero proprio normale, non visibile, la gente mi si disperdeva intorno come fossi il diavolo. Questi sono solo due dei fatti incriminati, sì, incriminati, che ho vissuto prima dell'incontro che ha cambiato la mia vita - e significherebbe poco o niente – e che potrebbe cambiare la vita a molti.

© 2005 San Paolo Edizioni


L’autore

Pino Farinotti, milanese, giornalista e critico di cinema, è titolare del “Farinotti”, il dizionario dei film giunti alla 12° edizione dal 1980. Già opinionista di Rai 1, è referente del Presidente e del Direttore generale della Rai per la fiction e il cinema e membro di varie commissioni fra cui la biennale di Venezia. Scrive su Famiglia Cristiana, Avvenire e Sorrisi e canzoni TV. È direttore responsabile del quotidiano informatico Mymovies, leader del settore. Ha firmato e presentato programmi televisivi di cinema e cultura. È docente di cinema&letteratura. Ha ottenuto riconoscimenti importanti, fra cui il Premio Bancarella Speciale con il romanzo La grande ambizione. La sua sceneggiatura Per giusto omicidio è stata giudicata “Opera di interesse nazionale culturale”, così come il romanzo 7 Km da Gerusalemme. Nel luglio 2003 il presidente Carlo Azeglio Ciampi, su proposta del ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani, lo ha nominato “Benemerito della cultura e dell’arte”, uno dei più alti riconoscimenti del Paese.


Di Sabrina Ventriglia


29 aprile 2005