La biografia


Filippo Focardi
La guerra della memoria
La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi

“Ciampi ha il merito di aver difeso il patrimonio del Risorgimento e della Resistenza dal martellante attacco revisionista, ma soprattutto quello di aver legato le origini resistenziali della Repubblica al progetto dell’Unione Europea, di un’Europa democratica e unita, di cui la sua generazione ha posto le fondamenta dopo le tragedie della guerra, ma che deve ancora progredire e affrontare sfide nuove e impegnative.”

Il 25 aprile 2005 ricorre il sessantesimo anno dalla Liberazione: alla luce di questa importante scadenza credo sia indispensabile (per evitare una celebrazione priva di contenuti) approfondire il significato e l’evoluzione di quel momento decisivo della nostra storia nazionale. Ben si adatta a questa utile riflessione il volume che viene qui proposto.
L’interessantissimo saggio di Focardi è strutturato in due parti. La prima analizza, con un approccio storicistico, la concezione e l’interpretazione della Resistenza dall’immediato dopoguerra agli ultimi anni. La seconda è una sezione documentaria che riproduce discorsi, articoli di quotidiani e riviste, o brani di interventi politici a partire dal 27 aprile 1945, a testimonianza e riprova dell’analisi fatta nella prima parte del volume. Oltre alle voci dei politici sono anche riportate le posizioni di vari “opinion leaders” per mostrare il ruolo dei mass-media nell’orientare il dibattito in questi sessant’anni.
Di certo quella, sviluppatasi all’interno dell’antifascismo più attivo nel dopoguerra, si configura come “narrazione egemonica”, ma sono esistiti ugualmente sia un insieme di memorie frammentate di singoli e di gruppi sia, parallelamente, una memoria pubblica della guerra con elementi di fondo condivisi dalle varie componenti antifasciste
Tutta la classe dirigente del dopoguerra voleva prioritariamente evitare una pace punitiva e per questo accolse pienamente i distinguo della propaganda alleata tra regime fascista e popolo italiano oppresso e tra fascismo e nazismo: nasce a questo scopo il mito del “bravo italiano” contrapposto al “cattivo tedesco” nei territori occupati.
Parte della sinistra aveva visto nella Resistenza solo una tappa di un processo rivoluzionario e, in ogni caso, si sentiva protagonista principale della guerra di liberazione. Iniziano così tensioni con ambienti della Democrazia Cristiana fortemente avversi al monopolio della memoria da parte della sinistra. In quegli stessi anni poi “vi era una certa assonanza tra l’appello alla pacificazione mosso dagli ambienti neofascisti in nome della retorica patriottica e lo spirito di riconciliazione che ispirava i politici democristiani.”
I valori della Resistenza (prezioso in questo senso il discorso di Gronchi del 1955) furono condivisi da gran parte dei cittadini italiani lungo tutti gli anni Sessanta, anzi si ebbe un rinnovato interesse soprattutto da parte delle giovani generazioni, interesse che culmina nel 1968 in un vibrante e particolare riferimento alla memoria della Resistenza: durante le manifestazioni del 25 aprile 1968 si ebbe una forte polemica anche contro la sinistra storica che aveva accettato un ”antifascismo tricolore” e unitario a cui veniva contrapposto un ”antifascismo rosso”.
La drammatica storia degli anni successivi, in cui si dovettero affrontare l’eversione di destra e il terrorismo brigatista, vide il Pci invocare lo spirito unitario (Berlinguer, 1975), la “solidarietà nazionale” di Moro e Berlinguer (1978) e una figura come quella del presidente Pertini, forte di un’immensa popolarità, celebrare con passione e ripetutamente la Resistenza, i suoi eroi, i suoi valori.
Mutato il quadro politico negli anni Ottanta si sono accese polemiche contro la memoria della Resistenza, sono stati portati alla ribalta in modo incalzante episodi in cui erano coinvolti partigiani comunisti (fatti che in realtà erano noti da tempo ma di cui si accusa la sinistra di colpevole silenzio), e si avvia un processo costante di edulcorazione di quello che era stato il fascismo: ecco il momento in cui nasce il “revisionismo storico”.
Gli anni Novanta hanno visto una forte spinta per una “nuova memoria storica pacificata” anche come conseguenza della nascita di partiti svincolati dall’eredità dell’antifascismo resistenziale (Lega Nord e Forza Italia) e della trasformazione del Msi in Alleanza Nazionale (nel 1994 Fini propone che il 25 aprile sia trasformato in “giorno della riconciliazione”). Si ha sempre più frequente una critica postfascista all’antifascismo, una vera offensiva sulla memoria: è infatti significativo che Berlusconi non abbia partecipato a celebrazioni pubbliche per il 25 aprile del 2002 e del 2004, e disertato la festa al Quirinale nel 2003.
Davanti al revisionismo storico è però sorta negli anni Novanta una mobilitazione a difesa della Resistenza, una rinnovata attenzione ai crimini nazisti (ad esempio è stato costituito il “Parco nazionale della pace a Sant’Anna di Stazzema”, fortemente voluto dal Presidente Ciampi) e si è avviata la consapevolezza della colpevole rimozione delle responsabilità belliche degli italiani, nascoste sotto il mito degli “italiani brava gente”. A rinvigorire questa coscienza sono state funzionali opere molto popolari come il volume La parola ebreo di Rosetta Loy e il film La vita è bella di Benigni. Importantissima poi la presidenza di Carlo Azeglio Ciampi che è spesso intervenuto contro il revisionismo storico, che ha affermato il valore della Resistenza come “vera epopea popolare” inaugurando così un fervido “patriottismo costituzionale”.

La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi di Filippo Focardi
VII-363 pag., Euro 20,00 – Edizioni Laterza (Storia e società)
ISBN: 88-420-7609-0

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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PREMESSA

Questo lavoro trae origine da una relazione presentata al convegno internazionale svoltosi a Bad Homburg dal 22 al 25 marzo 2000 sul tema Culture del ricordo in Germania, Italia e Giappone dopo il 1945. Su sollecitazione di uno degli organizzatori del convegno, Lutz Klinkhammer, affrontai il tema Anniversari e opinione politica in Italia. 1945-1995. Come fonte principale utilizza gli interventi pronunciati dai politici più rappresentativi, soprattutto dalle massime cariche istituzionali, in occasione delle celebrazioni degli anniversari della Resistenza: 25 aprile, 8 settembre, 25 luglio, 24 marzo (giorno della strage delle Fosse Ardeatine).
Ho quindi approfondito l'argomento l'anno successivo presentando una relazione al convegno organizzato dal 6 all'8 luglio a Cumberland Lodge in Windsor Park dall'Istituto storico germanico di Londra, dedicato al tema Restructuring Western Europe: Cultural, Social, and Politicai Change in Western Europe, 1945-1958. In quell'occasione mi sono soffermato sulla memoria della seconda guerra mondiale in Italia nel primo decennio postbellico proponendo un intervento che aveva per titolo: Reshaping the Past: Collettive Memory and the Second World War in Italy, 1945-1955.
Successivamente ho ripreso e ampliato i due interventi del 2000 e 2001 - entrambi pubblicati nei volumi di atti dei relativi convegni -in un lungo saggio apparso sulla rivista «Novecento»; Memorie di guerra. La memoria della guerra e della Resistenza nei discorsi commemorativi e nel dibattito politico italiano (1943-2001). Quest'ultimo articolo ha rappresentato la base del presente volume.
Il libro è suddiviso in due parti: una prima in forma di saggio e una seconda costituita da un'ampia sezione documentaria.
Il saggio è frutto di un'accurata rielaborazione del testo pubblicato su «Novecento», con numerosi approfondimenti. Nuove sono le pagine dedicate agli anni dal 2001 al 2004, periodo caratterizzato da un forte inasprimento della disputa politica e culturale sulla memoria della Resistenza. Particolare attenzione ho prestato al ruolo svolto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, impegnato fin dall'inizio del suo mandato a riaffermare nel paese i valori e la memoria della guerra di liberazione.
Il lavoro non ha la pretesa di trattare tutti i momenti e gli aspetti dell'intenso dibattito politico sulla Resistenza sviluppatesi in Italia dal dopoguerra a oggi. Mi sono proposto di analizzare le caratteristiche di quella che ho chiamato la «narrazione egemonica» sviluppata dall'antifascismo nell'immediato dopoguerra e di seguire le fasi successive del confronto sulla memoria della Resistenza attraverso la 'lente' dei discorsi pronunciati dalle più importanti cariche istituzionali e dai politici più in vista in occasione delle ricorrenze della lotta di liberazione, con particolare riguardo ai principali anniversari del 25 aprile. Solo per il periodo che va dagli anni Novanta a oggi ho cercato di ripercorrere, in modo più ampio e organico (ma senza pretese di esaustività), l'acceso dibattito pubblico italiano sulla Resistenza. L'allargamento dell'attenzione dai politici ai principali opinion leaders è parso necessario per dar conto del ruolo sempre più importante giocato negli ultimi anni dai mass-media nell'alimentare e nell'orientare il dibattito sulla Resistenza.
La scelta dei documenti è stata conforme all'impostazione del saggio, con una preferenza accordata agli interventi scritti o pro-nunciati da personalità politiche, cui si è aggiunto, per gli anni recenti, un maggiore interesse ai contributi degli opinionisti più autorevoli, storici, politologi e giornalisti.
Alla vigilia del sessantesimo anniversario della Resistenza, ho cercato dunque di tracciare le coordinate fondamentali di un dibattito tuttora aperto, che continua a essere vissuto con passione e coinvolgimento da moltissimi italiani. Spero di non aver fallito di troppo questo scopo.

Il mio ringraziamento principale va a chi per primo mi ha spinto ad approfondire questi temi, Lutz Klinkhammer dell'Istituto storico germanico di Roma, con cui da lungo tempo mi lega un intenso rapporto di amicizia e collaborazione. Voglio poi ringraziare Luca Baldissara, attuale direttore di «Novecento», che mi ha gentilmente concesso di utilizzare il saggio pubblicato sulla sua rivista. Un grazie va anche a tutte quelle persone e istituti che mi hanno aiutato nella raccolta del materiale documentario. Sono innanzitutto riconoscente all'Istituto storico della Resistenza in Toscana, presso il quale ho potuto raccogliere la maggior parte dei documenti, grazie alla cordiale disponibilità dimostrata dal presidente Ivan Tognarini, da Silvano Priori e da Sonia Goretti. Ho un debito di gratitudine anche verso il personale della Fondazione Filippo Turati di Firenze, della Biblioteca Ettore Anchieri di Padova e della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Ringrazio poi Claudio Pavone per alcuni buoni consigli. Un sentito ringraziamento va inoltre all'amico Claudio Novelli che mi ha procurato alcuni importanti documenti e che mi scuserà se non ho dedicato più spazio ai suoi (nostri) amati azionisti. Claudio Novelli e Lutz Klinkhammer hanno anche letto con attenzione il mio lavoro. Devo loro molte preziose osservazioni.
Dedico questo lavoro a mia moglie Leila, che mi è stata vicina con grande sensibilità e comprensione, e a mio figlio Edoardo Ornar, cui do con immensa gioia il benvenuto.

© 2005 Gius. Laterza & figli Editore

biografia dell'autore
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Filippo Focardi insegna Storia dell’integrazione europea presso l’Università Roma Tre. Collabora con l’Istituto storico germanico di Roma e con il dipartimento di Studi internazionali dell’Università di Padova, dove attualmente svolge attività di ricerca. Si occupa della memoria della seconda guerra mondiale in Italia e della questione dei processi ai criminali di guerra tedeschi e italiani.




22 aprile 2005