Valerio Morucci
Klagenfurt 3021

“Dal mondo al di là della sua stanza non venivano più parole confuse, impossibili da rimettere in ordine, ma rumori. Rumori secchi, violenti. Quanto muti. Rumori del labirinto di parole che per decenni aveva imbrigliato ogni spinta alla rivolta, ma cui occorrevano comunque altre parole per non finire in un vicolo cieco. La forza di quegli spari era una forza primigenia, vitale. La forza della rottura, dell’assalto al cielo”.

Un assalto al cielo: questa, forse, è stata in sintesi la lotta armata. Una lotta di cui Valerio Morucci è stato tra i protagonisti mediaticamente più monitorati. Più chiacchierati. Più discussi. Difficile, quindi, scindere lo scrittore senza che l’ombra del terrorismo cada, come un velo, sulla narrazione.
Anche perché in questo romanzo, che appartiene per tinte ed atmosfere al genere noir, i legami con quegli anni è molto forte. Forse molto più forte, anche se nascosto dalla fiction, che in libri smaccatamente più autobiografici come il recente La peggio gioventù.
Tra le righe, in queste pagine, paradossalmente ci si avvicina più alla verità. Una verità che, come sempre, è soggettiva, personale, fatta di gesti e pensieri quotidiani. Laceranti e lacerati.
Dietro la trama ci sono le trame: quelle tele di ragno che, ancora oggi, malgrado gli anni passati e le centinaia di saggi scritti non si conosce nulla. Forse, e non me ne voglia Morucci, citando il Mein Kampf di Adolf Hitler “la massa la si tiene meglio sotto controllo con una grande bugia rispetto che con una piccola”.
Morucci tenta, senza renderlo troppo evidente, di disgelare “una grande bugia”. Quella di una “peggio gioventù” che è andata a schiantarsi contro un muro a cento all’ora. Quello che non abbiamo ancora capito è se ad andare a cento all’ora fosse la peggio gioventù o il muro.

Klagenfurt 3021 di Valerio Morucci
292 pag., Euro 14,00 - Fahrenheit 451 (I trasversali)
ISBN: 88-86095-57-0

Le prime righe

Lo sguardo dell’altro

Fagiolini verde pallido e carote arancio sbiadito su fondo bianco. A guardarlo così poteva sembrare la réclame di un contenitore da frigorifero dell'UPIM. Superò con rassegnato disagio l'effetto viaggio in astronave, si avvicinò il piatto e aggiunse olio e limone sulle verdure surgelate.
I camerieri della tavola calda si affaccendavano a portare ai tavoli le pietanze, evitando così la triste processione di impiegati che si giravano intorno alla ricerca di un posto portando impacciati sul vassoio il loro carico di quotidiana solitudine.
Dopo una settimana di tempo incerto era spuntata una giornata di sole che rincuorava l'attesa di una primavera ritardataria. Matteo infilzò i fagiolini e poi le carote. Sapevano di vitamine metalliche, e gli venne alla bocca il possibile sapore del corrimano di un autobus.
Quel lunedì era solo. Giulia era rimasta in ufficio attaccata al fax a spedire bozze di contratti. Per un'abitudine radicata, e non più necessaria, era seduto nell'angolo morto a un lato della porta, e da lì osservava la gente che affollava il locale. Due tavoli più in là, accosti alla parete, avevano da poco preso posto un uomo e una donna, entrambi poco più che trentenni. I capelli di lei erano rossi. Parlava vorticosamente, protesa verso l'uomo, e i suoi occhi verdi bombati sembravano voler uscire dalle orbite per rafforzare le parole, sporgendosi sul naso lungo e nodoso. Mentre parlava, arrotolava con mano nervosa la pasta sulla forchetta, tenendo l'altra agganciata al polso destro dell'uomo. Stringeva la forchetta con unghie rosso cupo e sotto l'aderente maglioncino portava un reggipetto puntuto, come quelli dei film americani degli anni '50. E quelle punte prominen-ti arrivavano a sfiorare pericolosamente gli spaghetti che le ondeggiavano davanti.

© 2005 Edizioni Fahrenheit


L’autore

Valerio Morucci nato a Roma nel 1949, è stato responsabile della colonna romana delle Brigate Rosse e tra gli autori del sequestro di Aldo Moro. Arrestato nel 1979, condannato all'ergastolo nel 1982, ha ottenuto, quindici anni dopo, la libertà condizionale. Attualmente vive e lavora a Roma come consulente informatico.


Di Gian Paolo Serino


22 aprile 2005