Giuseppe Conte
La casa delle onde

“Cosa poteva essere successo, dopo la partenza da Livorno, per far prendere al Serpente il comando della goletta? La tempesta durò una ventina di minuti, e altre imbarcazioni ci passarono dentro restando indenni. Perché al comando il meno esperto, nel momento in cui occorrono più abilità ed esperienza?”

“Muore giovane chi al cielo è caro”, dice un verso di Menandro. Morì a trent’anni il poeta inglese Percy Bisshe Shelley, l’8 luglio 1822, e forse è proprio un segno del destino che sia stato il vento di ponente a portarselo via in una tempesta al largo di Lerici, quel vento dell’Ovest “indomito, e veloce, e orgoglioso” a cui si era paragonato in una delle sue odi più famose. Percy Bisshe Shelley è il personaggio principale del nuovo romanzo di Giuseppe Conte, La casa delle onde, un poeta italiano che racconta di un poeta inglese nato più di due secoli fa, anzi, che fa raccontare la storia da un alter ego singolare, un capitano di mare ligure che conobbe Shelley quando questi abitava a Villa Magni, vicino a Lerici, insieme a tutte le “sue” donne: la moglie Mary, dolente per la morte prematura di due bambini, la sorellastra di Mary, che aveva avuto una figlia da Byron, la bella moglie dell’amico Trelawny, anche lei sedotta dal fascino romantico del poeta. Perché era impossibile non lasciarsi incantare da quest’uomo che parlava di bellezza e di libertà, che viveva in una “valle di sogno perpetuo” credendo che si potesse realizzare il mondo migliore di cui sognava. E forse per questo fascino incantatore era soprannominato “il Serpente”, come lo chiama anche il capitano Angelo Medusei, detto ‘Ngiulìn, che condivide con il poeta due grandi passioni, gli ideali di libertà e l’amore per il mare.
La casa delle onde non è soltanto una sorta di biografia romanzata di Shelley, perché Giuseppe Conte intreccia alla storia del poeta proprio quella del capitano ‘Ngiulìn, vedovo con una figlia, e crea nello stesso tempo un quadro vivissimo del paesino ligure sospeso tra il mare e gli ulivi, con le chiacchiere della piccola gente che osserva, commenta, non capisce i comportamenti spregiudicati dei forestieri, soprattutto delle donne - ma come, sono tutte innamorate del Serpente? Il dialetto ligure, i profumi, i colori, il rumore del mare osservato in ogni increspatura, ascoltato in ogni rullio sotto la chiglia di una barca o nello sbattere delle vele, si mescolano ai ricordi del “Cumandante”, che solo alla fine riesce a rievocare la tragedia della sua vita, quando era stato colto dalla tempesta mentre cercava di raggiungere Napoleone nell’isola d’Elba, e alle vicende dell’esuberante Arianna, sorella di ‘Ngiulin, che si innamora di un inglese, Samuel Johnson, terzo protagonista del romanzo in un altro filone della storia che aggiunge un pizzico di mystery al plot, perché l’ambiguo Johnson ha seguito Shelley, considerato un pericoloso giacobino, in Italia e fa rapporto delle sue mosse al ministro inglese degli affari esteri. E le lettere di Johnson segnano un altro cambiamento di registro - dalle parole alate del poeta al realismo tormentato del capitano e al linguaggio ossequioso e leggermente fanatico di questo “investigatore” che sarà a sua volta investigato dal capitano Medusei che sospetta ci possa essere qualcos’altro, oltre alle forze della natura, dietro alla morte del poeta. La casa delle onde è quindi un romanzo che offre diversi livelli di lettura ma, soprattutto, sotto la veste moderna della detective story, è un bellissimo omaggio alla Poesia in un mondo che sembra spesso incapace di vederla.

La casa delle onde di Giuseppe Conte
337 pag., Euro 16,50 – Edizioni Longanesi (La Gaja scienza n. 750)
ISBN: 88-304-2097-2

Le prime righe

PARTE PRIMA

Siano maledette le tempeste. Sapete cosa penso? Che sono delle assassine. Me le vedo sempre davanti, le tempeste sul mare, quando arrivano e tu non puoi andar più veloce di loro né evitarle, e prendono la nave e la strappano da una parte e dall'altra e sollevano onde più in alto del castello di prua e del bompresso, e tutto diventa buio, viscido, malfermo. Sento ancora quel vento furibondo, quei vortici d'acqua nera. Anche l'anima ti si slabbra e trema tutta. E il Capitano più bravo a manovrare, il marinaio più bravo a prendere con i matafioni le mani di terzaroli sono niente, proprio niente, marionette sotto quei colpi.
Quelle che iniziavano con il fuoco dei quaranta cannoni della nostra fregata, quando riuscivamo a sorprendere un veliero nemico, erano tempeste diverse: sangue, fumo, morte, le creavamo noi, noi uomini, in lotta gli uni contro gli altri sotto diverse bandiere. Sulla Vengeur sventolava un Tricolore altissimo. A me bastava guardarlo per capire che combattevo per la parte migliore, per la libertà, l'eguaglianza e la fratellanza.
Ma le tempeste che ti assalgono senza un perché e un preavviso, che ti fanno naufragare e perdere tutto in un momento, che siano maledette, sotto quale bandiera distruggono e assassinano? Perché se la prendono con noi? Hanno dalla loro i venti, le nuvole, la pioggia, la nebbia, eserciti spaventosi, strumenti di distruzione più precisi della bocca di un cannone il cui alzo è stato determinato dall'archipendolo: basta chiamarli e scatenarli.

© 2005 Edizioni Longanesi


L’autore

Giuseppe Conte è nato a Imperia nel 1945. Nel 1972 ha esordito con un libro di critica, La metafora barocca, cui hanno fatto seguito libri di poesia (tra i quali L’Oceano e il Ragazzo, Le stagioni, Dialogo del poeta e del messaggero, Canti d’Oriente e d’Occidente), saggi (tra cui Terre del mito, Il sonno degli dèi, Il passaggio di Ermes) e i romanzi (Primavera incendiata, Equinozio d’autunno, I giorni della Nuvola, Fedeli d’amore, L’impero e l’incanto, Il ragazzo che parla col sole, Il Terzo Ufficiale, Premio Hemingway 2002). Ha collaborato a quotidiani e settimanali, a programmi di RAI2 e RAI1; ha tenuto conferenze e letture in molti paesi europei ed extraeuropei. Vive tra Imperia e Nizza.


Di Marilia Piccone


22 aprile 2005