Antonia S. Byatt
Una donna che fischia

“E Artegall, audacemente, chiese a Hvanvit se desiderasse essere di nuovo una donna. E lei disse no, non avrebbe mai potuto rinunciare al vento nelle ali, e a sfrecciare libera attraverso i cieli in tempesta. Ma le sarebbe piaciuto tornare a Veralden, e bere di nuovo il vino, con la sua gente.”

È davvero difficile riassumere la trama di un romanzo come Una donna che fischia in poche righe. Innanzitutto ci sono troppi personaggi, persino da elencare. Si possono dare alcuni punti di riferimento indicando che la storia si svolge alla fine degli anni Sessanta, quando anche nelle università inglesi si sviluppavano le ben note proteste politiche e sociali. Con una certa ironia l’autrice descrive un gruppo di studenti che, alleatisi con alcuni docenti, costruiscono un fronte comune Antiuniversità. Filo rosso della storia è la presenza di una donna, Frederica Potter, che era stata al centro anche dei romanzi precedenti che compongono, con questo, una tetralogia complessa e imponente (La vergine nel giardino, Natura morta e la Torre di Babele). La ritroviamo (per chi già la conoscesse) conduttrice televisiva di un programma di successo che media e intreccia tutte le piccole storie parallele che viaggiano ai suoi lati, ma anche in qualche modo travolta da quell’utopia di liberazione e quell’ottimistico approccio con cui in quegli anni non solo i più giovani pensavano di rifondare la società e impostare il futuro.
L’analisi approfondita delle fairy-tale traditions che si sviluppa nel lavoro delle Byatt parallelamente alla crescita letteraria e si interseca più volte con essa, ancora una volta si manifesta in questa opera. Controbilanciano queste derive fantastiche le teorie scientifiche e il “realismo sociale”.
La sua letteratura stratificata (forse un po’ camaleontica) permette chiavi di lettura differenti e una personalizzazione dell’opera che diventa altro a seconda di chi la affronta. C’è evidentemente molto di autobiografico in queste pagine, ma viene nascosto da una narrazione in terza persona che abilmente maschera la partecipazione sentimentale dell’autrice, che risulta sempre (è una sua caratteristica) fredda osservatrice della realtà rappresentata, volutamente restia a fare proseliti lungo una strada di certezze e fedi. Del resto la genesi di quest’opera nel suo insieme è stata così lunga e laboriosa da procedere per decenni e trasformare quella che era sostanzialmente “cronaca” in qualcosa che ha ormai la valenza di “storia”, addirittura una testimonianza sull’epoca da proporre a coloro che non l’hanno vissuta. Questa trasformazione non può che portare distacco, rielaborazione, sintesi e allontanare il testo da ogni passionalità. In un’intervista che potete leggere nelle pagine di Café Letterario, l’autrice svela il senso di questo titolo, un po’ misterioso, in realtà semplicemente legato a una filastrocca che la nonna (non esattamente una femminista) era solita cantarle nell’infanzia, e che viene riportata all’inizio del testo: “Una donna che fischia e una gallina coccodè / - dice l’uomo – non piacciono né a Dio né a Me”. È forse proprio nella figura delle donne Fischianti, trasfigurate nella storia in mostruose creature metà donna e metà uccello il cui linguaggio non è compreso dagli uomini, che la Byatt svela maggiormente la sua anima denunciando la solitudine profonda ma rassegnata che ancora accompagna l’animo femminile.

Una donna che fischia di Antonia S. Byatt
Titolo originale: A Whistling Woman
Traduzione di Fausto Galuzzi e Anna Nadotti
410 pag., Eur 18,50 - Einaudi, 2005 (Supercoralli)
ISBN: 88-06-17293-X

Le prime righe


... - Questo è l’ultimo albero, - disse il tordo. L'ultimo albero era un biancospino nano, i suoi rami neri piegati dal vento puntava-no nella direzione da cui loro erano venuti. - Una volta, - disse il tor-do, - c'era un ultimo albero più avanti. E in tempi più remoti c'era un bosco striminzito, il Krumholz. Il deserto avanza.
Guardarono nel crepuscolo ferrigno. Riuscivano appena a intrave-dere il pendio dove un tempo il bosco affondava le radici.
- Nessuno si spinge laggiù, - disse il tordo. - Un tempo si incon-travano dei viaggiatori, finché non arrivava l'inverno. Ma ora hanno paura delle Fischianti. Gli inverni si sono fatti più lunghi. E nei gior-ni luminosi il territorio è infestato dalle Fischianti.
- Il luogo che cerchiamo è dall'altra parte, - disse Artegall, - stan-do alle mappe e agli annali. Dobbiamo andare, e presto, prima che ar-rivi l'inverno.
- E prima che i cacciatori ci raggiungano, - disse Mark.
- Nessuno è partito da qui, o vi è tornato, durante la mia vita, - dis-se il tordo, arruffando le penne maculate. La sua vita non era molto lunga, e il suo territorio angusto. Era un tordo asciutto e dal piumaggio folto.
- Com'è il terreno? - chiese Artegall.
- Arbusti e pietre, muschi, e licheni, pozze profonde coperte di ghiaccio, fiumi gelati. Ci sono anche creature bianche, mi hanno det-to, che sgattaiolano nella neve e si nascondono nelle tane. E tritoni vi-scidi e grigi, nelle pozze. Un tempo si diceva che i licheni fossero com-mestibili, se non proprio appetitosi. Tutte voci. Non ci sono mai stato.
-E le Fischianti?
- Nessuno che le abbia viste è sopravvissuto, - disse il tordo.- Il solo udirle è quasi sempre fatale. Volano o planano come ombre grigie ed emettono un suono... un suono...
- Un suono?
- Si dice che sia un suono acuto, sibilante, all'estremo limite dell’udibile, eppure nessuno può evitare di udirlo.


© 2005 Giulio Einaudi editore


L’autrice

Antonia S. Byatt è nata a Sheffield e vive a Londra dove ha insegnato alla Central School of Art and Design a all’University College. Dal 1983 si dedica a tempo pieno alla scrittura. Una donna che fischia è l’ultima parte del ciclo iniziato con La vergine nel giardino e proseguito con Natura morta e La Torre di Babele. Einaudi ha pubblicato anche: Possessione, Angeli e insetti, Il genio nell’occhio di usignolo, Le storie di Matisse, Zucchero ghiaccio vetro filato, Tre storie fantastiche. E’ sua l’introduzione al Cantico dei cantici. Librialice propone, inoltre, l’intervista alla scrittrice.


Di Giulia Mozzato


22 aprile 2005