Celia Rees
Pirate
Le vere straordinarie avventure di Minerva Scarpe e Nancy Kington, donne pirata

“’Donne pirata!’ Il capitano fissava Minerva e me con disgusto. ‘Per la barba del demonio! come se non ne avessimo già abbastanza. Cosa arriverà dopo, un capitano in sottoveste?’ Tamburellò con le dita e ci guardò con occhi più gelidi del mare d’inverno. ‘Rapite, dite voi?’ Si rivolse a William. ‘Costrette a seguirli? Mai sentito niente del genere’. Alzò le braccia al cielo”.

L’idea è decisamente divertente e, come scrive la stessa autrice nella nota introduttiva, è nata per caso ma ha subito entusiasmato lei e la sua editor. Chi meglio di un’autrice che vanta romanzi come Il viaggio della strega bambina e Se fossi una strega, poteva realizzare un romanzo sulle donne pirata? Eppure la fotografia pubblicata sul suo sito (per altro molto bello graficamente) la ritrae assolutamente diversa dalle immagini dure, misteriose, affascinanti delle donne che appaiono sulle sue copertine: una giovane signora sorridente più vicina a una cuoca che a una spietata navigatrice dei sette mari con pistole, sciabola e brache maschili... una ennesima riprova che non si giudica l’autore dal suo aspetto!
Il racconto parte dall’ipotesi che una piratessa, ormai ritiratasi dall’attività, scriva, nel 1724, le sue memorie per consegnarle poi al “signor Daniel Defoe di Londra, che da ciò che ho sentito dire ha interesse per coloro che hanno scelto la vita piratesca”. La narrazione è leggera e scorrevole, non troppo elaborata, e adatta anche a un pubblico giovane (non a caso l’editore è Salani). Si tratta al tempo stesso del pregio e del limite del romanzo, che spesso scivola un po’ troppo nel romanticismo da vaudeville, per riprendersi però abbastanza in fretta con nuovi colpi di scena e avventure. Lunga la parte iniziale che descrive la vita della protagonista, Nancy Kington, prima delle vicende marinare, quando, figlia di una famiglia benestante, è ancora lontana da quegli eventi sconvolgenti che porteranno la sua esistenza in ben altre direzioni: dal naufragio di una nave con tutto il patrimonio di famiglia alla morte improvvisa del padre. Innanzitutto una nuova casa, molto distante dall’Inghilterra, poi numerosi (e a volte pericolosi) spasimanti, una amica-schiava di nome Minerva, un assassinio e la necessità di fuggire, nascondersi, anche a bordo della nave dei pirati, fingendosi uomini grazie all’aiuto del capitano, malgrado l’ultimo articolo della Deliverance dei pirati declami: “non si devono portare a bordo né donne né bambini. Se un uomo seduce una donna e la porta a bordo travestita, verrà messo a morte”. A questo punto entriamo nel vivo delle avventure e sarebbe un atto piratesco anticiparvi di più.

Pirate. Le vere straordinarie avventure di Minerva Scarpe e Nancy Kington, donne pirata di Celia Rees
Titolo originale: Pirates
Traduzione di Valentina Daniele
331 pag., Euro 15,00 – Edizioni Salani
ISBN: 88-8451-410-X

Le prime righe

La figlia del mercante di Bristol

1

Fin da bambina, la mia mente aveva sempre avuto la tendenza a vagare, e per anni il mio sogno era stato quello di partire su una delle navi di mio padre. Una grigia mattina d'estate del 1722 il mio desiderio fu esaudito, ma non nel modo in cui avrei voluto.
Lasciai il porto di Bristol a bordo della Sally'Anne: i marinai portavano il lutto al braccio e le bandiere erano a mezz'asta. Il mattino era sorto cupo e freddo, il vento si era rinfrescato e ci mandava la pioggia sul viso. I marinai guardavano in su, leggendo le nubi veloci, le fronti aggrottate dall'apprensione, ma questa era solo una piccola bufera. L'ultimo respiro della tempesta che aveva spezzato la vita di mio padre e la mia.
Mio padre era un mercante di zucchero e di schiavi. Possedeva piantagioni in Giamaica, ed era lì che ero diretta, ma non me ne era stato detto il motivo o la ragione. I miei fratelli avevano detto solo che era l'ultimo desiderio di mio padre. Non avevo ancora sedici anni ed ero una ragazza, quindi a me non si facevano domande né mi si consultava. Erano convinti che fossi stupida. Ma io sono tutt'altro che stupida. Sapevo abbastanza il fatto mio da non fidarmi di nessuno di loro, e il tempo mi avrebbe dato ragione. Mi avevano venduta, come qualsiasi africana portata dalla costa della Guinea.
Forse non avrei più rivisto il porto della mia città, ma non piansi quando lo lasciai. E non mi guardai indietro come facevano gli altri, sperando in un ultimo sguardo dell'amata o della moglie, guardando l'alta torre di S. Mary Red-cliffe, sussurrando una preghiera: Maria Madre di Dio, Stella.

© 2005 Adriano Salani Editore


L’autrice

Celia Rees, inglese, è autrice di numerosi romanzi e insegna scrittura creativa all’Università. Vive nel Warwichshire con il marito e la figlia. Ha scritto anche Il viaggio della strega bambina e Se fossi una strega.


Di Giulia Mozzato


15 aprile 2005