Maj Sjöwall, Per Wahlöö
Roseanna

Era giovane, e lui era convinto che fosse stata bella. Doveva pur aver avuto qualcuno che la amasse. Qualcuno che le stesse vicino e che ora si stava chiedendo che cosa le fosse successo. Doveva avere amici, colleghi di lavoro, genitori, forse fratelli. Nessuna persona, in particolare una donna giovane e bella, è così sola da non avere nessuno che la cerchi quando scompare.

Ogni tanto, anzi piuttosto spesso, la casa editrice Sellerio riscopre qualche bel libro del passato, finito ingiustamente nel dimenticatoio. È il caso di Roseanna, pubblicato per la prima volta nel 1965 e scritto a quattro mani da una coppia di marito e moglie svedesi, Maj Sjöwall e Per Wahlöo, il primo di una serie con l’ispettore Martin Beck. C’è una caratteristica che accomuna i thriller nordici, e pensiamo ai romanzi degli svedesi Mankell e Nesser, o della norvegese Fossum, un’atmosfera di lieve malinconia che sembra nascere dal quieto paesaggio dai colori sfumati e penetrare nel carattere degli ispettori. Il Wallander di Mankell, Van Veeteren di Nesser, Sejer della Fossum, e ora Martin Beck, sono tutti dei personaggi meditativi, cauti, dal passo lento e deciso. Dei solitari, siano essi separati dalla moglie, o con un’amica che tengono sempre a una certa distanza, o sposati, come Martin Beck che, però, non ricorda più che cosa lo abbia fatto innamorare della moglie. A Martin Beck non pesa star lontano da casa, occupato nelle sue indagini, piuttosto si sente a disagio tra le mura domestiche, sotto le frecciate della moglie. È uno che non demorde, Martin Beck, anche quando un caso non sembra prospettare soluzioni, lui non accantona, non dimentica, la sua mente macina i dati, lentamente, come il tempo. E di tempo ne passa parecchio, mesi e stagioni, dall’8 di luglio quando il cadavere di una ragazza viene ripescato vicino a una chiusa, nel sud della Svezia. È nuda, impossibile identificarla, non c’è nessuna denuncia di scomparsa. È svedese? O è una turista in gita su uno dei battelli che percorrono i canali? Le ricerche procedono con lentezza, un pezzo dopo l’altro, si chiede l’aiuto dell’Interpol, si scopre l’identità della ragazza, si passano al setaccio tutte le persone con cui era venuta in contatto e ormai sparpagliate in mezzo mondo, si guardano metri e metri di filmini amatoriali per cogliere un’immagine o individuare chi le fosse vicino- e fa una certa impressione pensare che in quello scatto o in quella ripresa la sconosciuta Roseanna sorrideva per l’ultima volta. La lentezza delle indagini di Beck non vuole dire che la narrativa sia piatta e noiosa, anzi, succede proprio il contrario, che la suspense viene acuita e sollecitata anche dal variare di registro, con l’ascolto delle testimonianze e poi con l’orchestrazione di un piano per incastrare il presunto colpevole- e qui veramente si deve fare un “elogio della lentezza” che esalta la sensazione di ansia che proviamo davanti a un finale che non è affatto scontato, perché qualcosa si inceppa…Un thriller senza colpi di scena eclatanti, senza violenza esagerata o scene cruente, una rappresentazione di male quotidiano, di disagi psichici comuni, di solitudini diverse per cui qualcuno trova un compenso interiore e qualcun altro sfoga in azioni perverse.

Roseanna di Maj Sjöwall e Per Wahlöö
Traduzione di Renato Zatti
315 pag., Euro 11,00 – Edizioni Sellerio di Giorgianni (La memoria n. 638)
ISBN: 88-389-1974-7

Le prime righe

I

Recuperarono il cadavere l’8 luglio, poco dopo le tre del pomeriggio. Era quasi intatto, non doveva essere rimasto in acqua a lungo.
Il ritrovamento del corpo dipese, tutto sommato, da un caso; e rinvenirlo così presto avrebbe dovuto essere d’aiuto alle indagini della polizia.
A ridosso della chiusa di Borenshult, c’è un frangiflutti che protegge l’ingresso al lago dei venti di levante. Quando il canale quella primavera era stato aperto al traffico, l’accesso aveva iniziato a riempirsi di fango. Le imbarcazioni faticavano a manovrare e le loro eliche facevano riaffiorare dal fondale torbide masse di melma giallastra. Era chiaro che si doveva intervenire, e già in maggio la Compagnia del Canale aveva richiesto una draga al Genio navale. Il comunicato era passato attraverso una sfilza di funzionari incapaci di decidere e infine era stato rimesso all’amministrazione della Marina Mercantile. Quest’ultima riteneva che a svolgere il lavoro dovesse essere una delle draghe del Genio, e il Genio aveva scoperto che le draghe erano gestite dalla stessa Marina Mercantile; al colmo della disperazione, si era cercato di affidare l’incarico all’amministrazione Portuale di Norrköping che, immediatamente, aveva inviato la pratica alla Marina Mercantile, che a sua volta l’aveva rispedito al Genio.

© 2005 Sellerio Edizioni


Gli autori

Maj Sjöwall (1935) e Per Wahlöö (1926-1975) hanno collaborato per un decennio alla serie dei dieci romanzi con l’ispettore Beck, tradotti in tutto il mondo e da cui sono stati tratti numerosi film. Entrambi giornalisti e politicamente impegnati nel programma socialdemocratico, prima di unirsi avevano entrambi scritto thriller a sfondo politico. Della serie di Martin Beck, dopo questo primo romanzo del 1965, verrà pubblicato Un assassino di troppo, quasi un seguito.


Di Marilia Piccone


15 aprile 2005