Mario Biondi
Strada bianca per i Monti del Cielo

“A Shakrisabz, la ‘città verde’, nei cui pressi è nato Tamerlano, sul piazzale a lui dedicato, davanti agli immensi resti del suo palazzo ( e ai piedi del suo immancabile monumento) sfilano sposi a decine in un tripudio di aiuole fiorite e getti d’acqua, preceduti da ragazzi che si spolmonano a soffiare in certi lugubri, stonati e lunghissimi tromboni.”

Un viaggio si vive nella mente e nel cuore prima ancora che sulla via, per questo è un vero viaggio quello che i lettori fanno seguendo Mario Biondi sulla famosa Via della Seta. Un romanziere avventuroso e ironico come lui è la guida migliore per uscire dagli stereotipi dei viaggi organizzati e aprirsi al piacere di incontri inaspettati, di scorci insoliti, di reminiscenze storiche. Si parte accompagnati dal titolo beneaugurante: “strada bianca” è infatti l’auspicio che accompagna il viaggiatore dell’Asia Centrale, per indicare un cammino ben tracciato, riconoscibile e quindi percorribile senza troppe incognite. Ma naturalmente le sorprese non mancano, in questo lungo percorso sulle orme di Marco Polo e dei tanti nomi famosi - dalla regina Zenobia a Tamerlano, da Salomone ad Alessandro Magno - che nei secoli hanno attraversato queste lande, per commerciare o per conquistare. A far da contraltare ai grandi personaggi del passato, l’autore popola il suo racconto di uomini e donne di oggi, alle prese con un mondo in vorticoso cambiamento, in contrasto con ataviche abitudini di sopravvivenza quotidiana legate ai cicli stagionali o alle tradizioni tribali.
Dall’Iran all’Uzbekistan, dal Kirghizistan alla Cina, le peregrinazioni di Mario Biondi intessono un coloratissimo arazzo di cui rimangono impresse molte immagini suggestive. Oltre che dagli incantevoli paesaggi e dai maestosi monumenti, ci si fa attirare da pittoresche scene di vita, come il rito del tè dei vecchi uzbechi attorno alla Tavlà, il gioco erede della romana Tabula Duodecim Scriptorium, riciclata poi in Occidente con il nome di Backgammon, oppure il laborioso spostamento delle yurte, piene fino all’inverosimile, per permettere all’erba sottostante di ricrescere, o ancora le piacevoli soste ai chioschi distributori di maksym, la bevanda spumeggiante ottenuta dalla fermentazione dell’orzo. Come ad ogni don Chisciotte in cerca di avventure, a Mario Biondi non poteva mancare il suo Sancho Pancha, cioè il fedele autista Slava, a tempo perso allevatore di cani pastore, con il cui lanoso pelo confeziona morbidi calzettoni che dona all’incredulo compagno di viaggio.

Strada bianca per i monti cielo. Vagabondando sulla via della seta, di Mario Biondi
283 p., Euro 15,00. Edizioni Ponte alle Grazie
ISBN: 88-7928-724-9

Le prime righe


Perché "Strada bianca?"
E' un augurio che si comincia a vedere nel cuore dell'Asia Centrale, in Uzbekistan, scritto "Ak Yol" e pronunciato esattamente così; poi lo si ritrova in Kirghizistan, scritto "Ak Jol" in caratteri cirillici e pronunciato "Ak giol". Significa "Strada bianca" e per traslato "Buona fortuna>, e compare su archi o tabelloni a cavallo della strada. E' un augurio fraterno rivolto al viaggiatore: "Buona fortuna, buon viaggio" ed è parente stretto del "Gule Gule" - "Sorridi, sorridi" - che saluta il viaggiatore in Turchia.
Esprime la cultura di colui che è viaggiatore per natura, il nomade, una cultura che si contrappone da sempre a quella dello stanziale, che invece sta fermo a casa. Per il nomade il viaggio è "sorriso", la condizione naturale della vita. Tant'è vero che, in Turchia, chi parte risponde all'augurio "Gule Gule, sorridi sorridi" con un altro augurio: "Allhaismarladik" ovvero "Ti affido a Dio".
Tra noi stanziali, chi parte viene sommerso di raccomandazioni, "sta attento", "va' piano", "non prendere freddo", "non metterti nei pericoli", mentre nella cultura del nomade è colui che rimane a casa ad avere bisogno di essere affidato a Dio; se qualcuno rimane fermo quando gli altri continuano il viaggio, in genere lo fa perchè non è in grado di seguirli: la sua vita è arrivata allo stadio estremo, dunque deve essere affidato a Dio per l'ultimissimo viaggio da affrontare in solitudine.

© 2005 Ponte alle Grazie Edizioni


L’autore

Mario Biondi è nato nel 1939 a Milano, dove risiede. Con Gli occhi di una donna si è aggiudicato il Premio Campiello nel 1985. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo: Un amore innocente, Due bellissime signore, Il cielo della mezzaluna, Una porta di luce, Güle Güle (ricordi di un viaggio)


Di Daniela Pizzagalli


8 aprile 2005