Frederick Exley
Appunti di un tifoso

“Per me non era possibile usare i sistemi grazie ai quali mia madre viveva in armonia con l’orrore moderno…”.

Più che il libro della settimana, è il libro dell’anno: uno di quei romanzi rari, intensi, capaci di illuminare la carta, il viso e la mente del lettore. E il titolo non tragga in inganno: il tifo, almeno come lo intendiamo alle nostre latitudini calcistiche, non c’entra nulla. O quasi. In Exley - autore riscoperto grazie all’intuito degli editor di una casa editrice come Alet che si sta rivelando tra le più vivaci degli ultimi tempi- “tifare è il solo modo di essere autentici in un mondo di ipocriti”, tifare “è un’isola di franchezza in un mondo dominato dalla prudenza”. Ancora una volta, dunque, il gioco narrativo diventa metafora del destino di esistere e di affrontare una maggioranza silenziosa di tele-etilisti. Il tutto raccontato da un protagonista che ci regala le visioni del proprio inferno personale attraverso la scrittura di un cuore torturato. Un cuore che sanguina inchiostro in una America, quella degli anni ’50, che ha sostituito i suoi sogni in quelli più comodi e placidi dei colorama da annunci pubblicitari. “Era l’America desiderata”, scrive Exley, “quella perennemente con le guance rosa e gli occhi privi di turbamento, quei sorrisi tutti denti, senza calore, occhi senza gravità, incapaci di esprimere perplessità. Ambienti decerebrati, popolati di idioti perfettini in Technicolor”. Quella che descrive Exley è un’America “sepolta per sei mesi all’anno sotto un cielo di piombo e schiacciata, per tutto l’anno, sotto il peso della sua vasta e inesorabile ignoranza”.
Exley è un Lester Bangs meno lisergico, ma altrettanto acuto. È un osservatore attento, forse a tratti spietato, di un mondo che più che girare lo circonda, lo assedia, lo soffoca con la propria idiozia, con quel “vuoto pneumatico” che esploderà, in tutto il suo distruttivo splendore, negli anni a seguire. Lacerato e lacerante Exley. Lapidario nella sua autopsia di un universo dove “non si capiva se la gente fosse stata resa assurda dalla propria irragionevolezza o fosse così assurda da diventare irragionevole”.
Certo è che – sepolto dallo stesso destino che ha ucciso scrittori come Raymond Carver o Richard Yates- Exley è rimasto stritolato da quegli stessi ingranaggi da “tempi moderni” che contestava.
È morto così: lasciandoci questo libro e pochi altri. È morto divorato dall’alcool: una fine davvero ironica per uno che era nato a Watertown, “la città dell’acqua”.

Appunti di un tifoso di Frederick Exley
Titolo originale: A Fan’s Notes
Traduzione di Maria Baiocchi
Introduzione di Flavio Santi
446 pag., Euro 21,00 - Edizioni Alet (Autografie n. 9)
ISBN: 88-7520-008-4

Le prime righe

L’inquieta luce della domenica

Domenica undici novembre 196-. Seduto al bar del New Parrot Restaurant, nella mia città natale, Watertown, N.Y., in attesa della telecronaca della partita di football dei New York Giants contro i Dallas Cowboys, ho avuto quello che, sul momento, pensai fosse un infarto.
Non lo era. "L'attacco", o come diavolo lo vogliamo chiamare, era stato prodotto dalla deliziosa e ansiosa alta tensione che provavo sempre subito prima di una partita dei Giants e da un weekend di eroiche bevute a stomaco vuoto. Ero piuttosto abituato a bere in quel modo, ma la solita quantità era stata incrementata dalla notizia, arrivatami due giorni prima per posta da Scarsdale, che mia moglie aveva deciso di chiedere il divorzio, nonché l'affidamento dei gemelli di due anni. Mi è di scarso conforto riferire che non si trattava di infarto. Il dolore era vivido e straziante, e per molti secondi rimasi paralizzato dalla paura della morte. Un terrore di cui, senza ragione, credevo di essermi liberato da un pezzo. Me ne ero liberato, pensavo, con la folle disinvoltura di uno che si infili una canna di fucile in bocca per liberarsi così della sua nuca. Il fatto che la paura della morte ancora mi possiede è, a modo suo, un inizio.
Ogni fine settimana mi facevo gli ottanta e rotti chilometri da Glacial Falls a Watertown, dove passavo il venerdì sera e tutto il sabato a scolare whisky. La domenica invece ci andavo piano: solo qualche birra al Parrot, gli occhi fissi sulla TV a tifare per la mia squadra. Ma tifare è una definizione avvilente.

© 2005 Alet Edizioni


L’autore

Frederick Exley è nato a Watertown, New York, nel 1929 ed è morto nel 1992. Dopo Appunti di un tifoso ha scritto Pages from a Cold Island e Last Notes from Home. La sua vita è questo libro.


Di Gian Paolo Serino


8 aprile 2005