Boris Vian
La schiuma dei giorni

Chloé lo guardò di nuovo. I suoi occhi erano azzurri. Agitò la testa per ricacciare indietro i capelli, arricciati e luminosi, e, con un gesto deciso e determinato, applicò la sua tempia alla guancia di Colin.
Tutt’intorno si fece un abbondante silenzio, e la maggior parte del resto del mondo si mise a contare come il due di picche.”


La prefazione di Ivano Fossati (che, tra i tanti, ha avuto anche il merito di far conoscere una splendida canzone di Vian in questo periodo attualissima Il disertore) introduce il lettore non solo nel libro, ma nell’atmosfera, nella cultura, nella società da cui questo romanzo è stato generato. I 39 anni di vita di Boris Vian lo hanno visto scrittore, trombettista jazz, ingegnere, autore di 50 canzoni, cantante, ballerino, discografico, giornalista e critico e tutte le sue molteplici personalità (che si specchiano anche nei tanti pseudonimi) appaiono nel “ritmo strettissimo” del romanzo e nella”concentrazione allucinogena” di sensazioni visive e sonore della scrittura . Il surrealismo diffuso, l’irrisione delle mode culturali, sempre sottese alla deformazione dei nomi, indicano che l’attenzione da rivolgere a Vian deve andare ben oltre la letteratura e assumere una valenza sociologica.
Una conversazione di Fabio Gambero con Daniel Pennac, che si dichiara segnato per sempre da La schiuma dei giorni, chiude questa edizione del romanzo: intervista tutta da leggere e da ricordare.
In breve la trama di questo sconcertante e straziante romanzo d’amore.
Colin, il protagonista, è un giovane uomo che vive in una dimensione un po’ stralunata tra ricette improbabili, un cuoco, Nicolas, che interpreta la sua funzione come un’arte, la musica jazz come colonna sonora della sua vita improvvisata, e un amico ingegnere, collezionista delle opere di Jean-Sol Partre. Chick, questo è il nome dell’amico, introduce nella storia Alise, imprevedibilmente nipote del cuoco, che chiaramente lo ha già affascinato e con cui avrà una relazione amorosa. Alla festa di un’amica comune Colin, da tempo tormentato dal proprio celibato, incontra quella che sarà la donna della sua vita, Chloe: un colpo di fulmine, una folgorazione nel giro di un ballo e i due sentono di essere fatti l’uno per l’altra. Pochi incontri e si arriva al matrimonio (siamo sul finire dell’inverno): fiori di tutti i tipi, tantissimi anche nella camera da letto destinata agli sposi, due pederasti dai “rigidi principi” invitati d’onore, un Arcivettovo di qualità, preparativi davvero inconsueti ma molto d’effetto, soprattutto i quattordici Figli della Fede sistemati ai lati dell’altare fanno davvero una gran bella figura... E poi ha inizio il rito nuziale: “L’ouverture e la liturgia erano scritti su temi classici di blues. Per la liturgia dell’Impegno, Colin aveva chiesto che si suonasse l’arrangiamento di Duke Ellington di un motivo famosissimo: Chloé”.
All’uscita dalla chiesa l’aria fredda fa tossire Chloé che si rifugia in macchina (i cui finestrini comandati da appositi bottoni possono cambiare continuamente colore) ad aspettare Colin: è la seconda volta che Vian fa tossire la sua protagonista, preparando così, il lettore al tema dominante della seconda parte del libro.
Il viaggio di nozze è caratterizzato dal freddo che la ragazza avverte con sempre maggiore insistenza.
Nel frattempo l’altra vicenda d’amore, quella tra Chick e Alise, entra in crisi: colpevole l’eccessiva passione di lui per l’ineguagliabile Jean-Sol Partre. Ma lo scrittore troverà la sua giusta fine e il lettore parteggerà di sicuro per l’assassina incendiaria Alise.
Passa qualche mese, tutto sembra scorrere regolarmente, gli acquisti di stagione, i divertimenti, quando improvvisamente Chloé cade ammalata. Colin ne è sconvolto, “niente di grave” dice Nicolas per rassicurarlo, ma dopo le visite (piuttosto inconsuete) di due medici è chiaro che la situazione è molto critica: una ninfea si è annidata nel polmone destro della ragazza, il suo crescere e il suo fiorire la potranno portare alla morte. Anche la casa tutt’intorno a lei si è come ammalata: la luce non trova più possibilità d’entrare, i muri si stanno restringendo, di conseguenza le stanze stanno diventando piccolissime. Chloé viene operata, liberata dalla prima ninfea, ma anche l’altro polmone è attaccato dalla mortifera bellissima pianta.
A questo punto tutto inizia a disgregarsi e i vari personaggi a morire. Era la giovinezza di Chloé a dare vita a ciò e a chi la circondava e quando lei muore tutto, con lei, si dissolve: quando muore l’amore, nulla ha più senso d’esistere.

La schiuma dei giorni di Boris Vian
Titolo originale: L’écume des jours
Traduzione di Gianni Turchetta
Prefazione di Ivano Fossati
Con un’intervista a Daniel Pennac
268 pag., Euro 13,50 – Edizioni Marcos y Marcos (Gli alianti n. 10)
ISBN: 88-7168-071-5

Le prime righe

Premessa

L'essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di esser formulate per essere seguite. Solo due cose contano: l'amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi. La sua realizzazione materiale in senso stretto consiste essenzialmente in una proiezione della realtà, in un'atmosfera obliqua e surriscaldata, su un piano di riferimento irregolarmente ondulato e un poco distorto. Come si vede, è una tecnica confessabile, ammesso che ce ne siano.

New Orleans
10 marzo 1946


© 2005 Marcos y Marcos Edizioni


L’autore

Boris Vian nasce nel 1920 a Ville d’Avray. La sua è una famiglia decisamente benestante. Boris ha due fratelli e una sorella, impara presto a suonare la chitarra, legge già a cinque anni, a otto ha già fatto fuori mezza biblioteca della letteratura francese. A dieci anni mette su una prima orchestrina, per gioco, con i due fratelli, Lelio e Alain. È il primo segnale di una folgorante carriera di musicista e di organizzatore di manifestazioni, bande, happening notturni. A tredici anni inizia a suonare la tromba, e non molto tempo dopo scopre la musica che diventerà la sua preferita: il jazz. Diciannovenne sbarca a Parigi: traduce Chandler, Strindberg e Nelson Algren. Scrive di jazz, teatro e varietà. I suoi romanzi seri, surreali sono un fiasco: Lo strappacuore, La schiuma dei giorni, L’autunno a Pechino vendono poche centinaia di copie. Celebrità e grande scandalo gli verranno invece da un breve, crudelissimo pulp a sfondo erotico, scritto per scommessa e sotto pseudonimo: Sputerò sulle vostre tombe. Ha scritto anche Tutti i morti hanno la stessa pelle e Blues per un gatto nero.
Muore non ancora quarantenne, dopo aver scritto cinquecento canzoni, una decina di romanzi, e piéce teatrali, tra cui spicca Generali a merenda.


Di Grazia Casagrande


8 aprile 2005