Piersandro Pallavicini
Atomico dandy

“Sono seduto sul nostro divano nuovo mentre ripenso a quella sera così determinante per la vecchia storiella tra me e Cristina. Il divano, di buon design, discretamente lussuoso, è color blu Klein. Il tappeto che copre il pavimento è anni ’60, color pervinca, disegnato da Munari. Mi manca qualche mese peri quaranta e molte cose, da allora, mi dico con sollievo, sono così terribilmente mutate... Sorrido mentre mi dico di nuovo: terribilmente. E rido, mentre me lo ripeto con un gesto volitivo, arrotondando, per gioco, tra me e me, la erre alla francese.”

Quanti atomici dandy sono nati in questi anni, figli di decenni trascorsi a braccetto con l’atomica? con la paura dell’atomica, con le sperimentazioni sull’atomica, con le esplosioni atomiche, con gli incidenti alle centrali atomiche. La tragedia di Chernobyl, il referendum per il nucleare del 1987, gli esperimenti in laboratorio, le “atomiche” previsioni per il futuro... Sono i protagonisti di una realtà tecnologicamente avanzata che ha il coraggio di superare i limiti, sia in campo sperimentale che in quello privato. E di arrivare a grandi vittorie e brucianti sconfitte.
Pallavicini racconta tutto ciò in questo romanzo complesso e carico di contenuti, di passioni e disincanto, di visioni quasi fantascientifiche (ma scientificamente supportate dalla sua esperienza personale e professionale) e di flash back nostalgici e consolatori.
C’è il post-sessantotto, la sessualità libera e disinibita figlia dei figli dei fiori rimasticata trent’anni dopo con un certo snobismo e molta aridità sentimentale.
C’è tutta la nuova politica del Nord, la Padania inventata e il verde leghista, non certo un colore da dandy. E tutto il razzismo di cui non ci credevamo capaci, noi, un popolo “buono” per eccellenza, aperto, gentile e generoso. Eccola lì la comprensione, ecco l’accoglienza: null’altro che finzione, egoistico sfruttamento sessuale, quando va bene.
C’è la trasformazione di linea politica, comune a molti ex simpatizzanti di destra diventati col tempo uomini politicaly correct di sinistra (ma sino a che punto?). E c’è la nuova idea degli equilibri internazionali scossi da vicende ineludibili che creano nuove ostilità tra Europa e America e nuove solidarietà tra gli europei e gli africani.
C’è la maturazione sessuale di un ragazzo inibito come tanti, Vittorio, che diventa un adulto con complesse pulsioni erotiche estetizzanti condivise da una moglie, Roberta, complice e un po’ superficiale.
C’è l’Aids, le paure e le speranze, la facilità di contrarre la malattia e la ricerca disperata di un rimedio davvero efficace.
Si parte nel 1986 e si arriva nel 2009, giocando su tre piani temporali e tre stili diversi. La tecnologia, grazie all’impegno e all’intelligenza di Vittorio, il protagonista, e pochi altri, ha raggiunto il traguardo del Chemputer, il computer a chip molecolari e non di silicio, ora finalmente commercializzati. Professionalmente sarà gratificato da un Premio Nobel, ma umanamente sconfitto dal suo essere “atomicamente”, stupidamente dandy.
E, come scrive Pallavicini in una nota finale, ogni riferimento a persone (compreso l’autore) o a fatti realmente accaduti, è puramente casuale.

D'Atomico dandy di Piersandro Pallavicini
325 pag., Euro 16,00 – Edizioni Feltrinelli (I narratori)
ISBN: 88-07-01669-9

Le prime righe

2002

Sono nel corridoio del dipartimento e, pigro, cammino verso l'ascensore. Ho tra le mani la lettera del "Journal of the American Chemical Society": quello che tutti - per così dire confidenzialmente - chiamiamo JACS. La soppeso, valuto che contenga tre o quattro fogli A4 ripiegati. Ricordando la data in cui abbiamo spedito il nostro articolo alla redazione, mi dico che con ogni probabilità questa lettera contiene la risposta. Una pagina dell'editore, e una pagina ciascuno per il giudizio dei due referee. Mi fermo alla macchina delle bevande calde, infilo 0,40 euro, faccio scendere un caffè. Mentre aspetto che sia pronto mi dico anche che gli ultimi sette lavori ce li hanno accettati con i due referee che si prodigavano in complimenti, e che dunque non dovrei aspettarmi alcuna brutta sorpresa.

Bevo solo metà del caffè, che è pessimo oggi più di ieri, e il resto lo getto. Salgo in ascensore dove mi compiaccio, invece, per la bella musica che esce dalla filodiffusione. L'ho fatta mettere dacché il dipartimento lo dirigo io. A dispetto del naso storto dei miei colleghi, la spesa per l'impianto è stata contenuta. E sarà un caso che le iscrizioni, qui a Chimica, siano aumentate del settanta per cento da quando abbiamo musica nei corridoi, pareti tinteggiate ogni anno, moquette sui pavimenti degli studi, arredi nuovi in segreteria?

© 2005 Giangiacomo Feltrinelli Edizioni


L’autore

Piersandro Pallavicini è nato nel 1962 a Vigevano. Da quindici anni scrive narrativa e saggistica. Il suo primo libro è stato Quei bravi ragazzi del rock progressivo, il più recente Madre nostra che sei nei cieli. Vive a Pavia, dove lavora come ricercatore presso il Dipartimento di chimica generale dell’università. Le sue ricerche sono nel campo della Chimica sopramolecolare.


Di Giulia Mozzato


1 aprile 2005