Philip Roth
Il complotto contro l'America

No! fu la parola che ci svegliò, un No! urlato a pieni polmoni da tutti gli uomini dell’isolato. Non è possibile. No. Non alla presidenza degli Stati Uniti.”

Lo sguardo può concentrarsi sul particolare od osservare l’insieme, l’attenzione può fermarsi sul privato o allargarsi al pubblico, il protagonista può chiamarsi Nathan Zuckerman, Portnoy o Philip Roth, la storia può essere quella della egocentrica singola esistenza ripiegata su se stessa o quella con la S maiuscola, ricordata nei libri per tutta l’umanità. E in questo caso non importa affatto che sia vera, è sufficiente la perfetta verosimiglianza. Ne Il complotto contro l’America Roth è riuscito a mescolare tutte le componenti che hanno caratterizzato la sua scrittura in questi (tanti) anni. Il privato, appunto, rappresentato nella storia dalla famiglia ebrea del protagonista, Philip Roth, un bambino di sette anni che improvvisamente si trova di fronte alla Storia e agli avvenimenti che la sconvolgeranno. Un privato molto vivo, ricreato anche attraverso ricordi autobiografici dello scrittore. Appaiono tra i protagonisti il padre e la madre, scomparsi ormai da tempo, le loro idee, i litigi, i ruoli all’interno e all’esterno del nucleo famigliare, e le opinioni sull’evento più importante di quei mesi (quelle che avrebbero avuto in un simile caso): la candidatura di Charles Lindbergh, il leggendario trasvolatore dell’Atlantico, alla presidenza degli Stati Uniti nelle elezioni del 1940. È questa l’idea del romanzo, un’idea che sconvolge la Storia, anche se solo parzialmente, la fa uscire dai binari per farla poi rientrare dopo circa due anni, nella sua normale traiettoria: l’elezione di Lindbergh con il 57% del voto popolare.
Noto antisemita e simpatizzante del regime nazista, Lindbergh avrebbe potuto fare le scelte che Roth gli attribuisce nel romanzo, nel caso avesse battuto Franklin D. Roosevelt: dichiarare immediatamente la volontà non interventista degli Stati Uniti, anzi, firmare un trattato di non aggressione con Hitler, e poi dislocare le comunità ebraiche del paese (accusate di complottare contro l’America) in zone decentrate, ai margini, smantellandone la compattezza e inserendole in realtà in cui l’influenza del Ku Klux Klan fosse forte e l’antisemitismo diffuso nella società. Non senza l’aiuto di un rabbino, Bengelsdorf, “l’imbroglione ebreo”. Nel romanzo ancora si intrecciano, costantemente, pubblico e privato, con la famiglia divisa sull’opinione riguardo al neopresidente: da una parte i genitori e Philip, dall’altra il fratello Sandy, orgoglioso di poter lavorare per lui, e la zia Evelyn, moglie del rabbino traditore, una personalità piuttosto futile.
Roth ci descrive la famiglia, allargata agli amici e ai conoscenti, di fronte ai terribili mesi in cui l’America precipita nell’incubo. Poi, con l’assoluta credibilità che caratterizza tutto il romanzo, inserisce “l’evento” che dà la svolta importante alla Storia, facendo scomparire Lindbergh nel modo più prevedibile e probabile e portando Roosevelt alla guida della nazione.
Non è corretto paragonare in alcun modo gli eventi narrati con la storia recente, la figura di Lindbergh con quella di Bush. Philip Roth l’ha dichiarato a raffica in ogni intervista: non c’è alcun riferimento all’attualità e nessuna metafora dietro questo romanzo. L’idea è nata leggendo l’autobiografia dello storico Arthur Schlesinger, un breve accenno a un fatto rimasto marginale: Lindbergh pensò davvero di candidarsi alle elezioni, ma poi non se ne fece nulla. Ma se le cose fossero andate diversamente?

Il complotto contro l'America di Philip Roth
Titolo originale: The Plot Against America
Traduzione di Vincenzo Mantovani
410 pag., Euro 18,50 – Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN: 88-06-17317-0

Le prime righe

I. Giugno 1940 – ottobre 1940
Votate per Lindbergh
O votate per la guerra

La paura domina questi ricordi, un'eterna paura. Certo, nessuna infanzia è priva di terrori, eppure mi domando se da ragazzo avrei avuto meno paura se Lindbergh non fosse diventato presidente o se io stesso non fossi stato di origine ebraica.
Quando ci fu la prima sorpresa - la candidatura alla presidenza di Charles A. Lindbergh, l'eroe dell'aria americano famoso in tutto il mondo, alla convention repubblicana di Philadelphia del giugno 1940 - mio padre era un assicuratore di trentanove anni, munito di licenza media, che guadagnava quasi cinquanta dollari la settimana, abbastanza per pagare in tempo le bollette più importanti, ma non abbastanza per permetterci altri lussi. Mia madre - che avrebbe voluto andare al teachers' college ma non poté perché costava troppo, che vivendo con i suoi aveva lavorato come segretaria dalla fine delle superiori, e che ci aveva impedito di sentirci poveri nei momenti peggiori della Depressione amministrando i guadagni ricevuti da mio padre ogni venerdì con la stessa efficienza con cui dirigeva la casa - aveva trentasei anni. Mio fratello Sandy, che faceva la settima e mostrava un prodigioso talento per il disegno, aveva dodici anni e io, che ero avanti di un anno e facevo la terza elementare - e avevo cominciato a raccogliere francobolli, ispirato, come milioni di altri ragazzi, dal primo filatelico del paese, il presidente Franklin Delano Roosevelt -, avevo sette anni.
Abitavamo al primo piano di una villetta bifamiliare in una strada alberata di case con la struttura di legno munite di verande in muratura, ogni veranda coperta da un tetto a due falde e fronteggiata da un giardinetto cintato da una piccola siepe.

© 2005 Giulio Einaudi Editore


L’autore

Philip Roth ha vinto il Pulitzer Prize nel 1997 per Pastorale americana. Nel 1998 ha ricevuto la National Medal of Arts alla Casa Bianca, e nel 2002 il più alto riconoscimento dell'American Academy of Arts and Letters, la Gold Medal per la narrativa, assegnata in precedenza, tra gli altri, a John Dos Passos, William Faulkner e Saul Bellow. Ha vinto due volte il National Book Award, il PEN/Faulkner Aword e il National Book Critics Circle Award. Nel 2005 Philip Roth diventerà il terzo scrittore americano vivente la cui opera viene pubblicata in forma completa e definitiva dalla Library of America. L'ultimo degli otto volumi è previsto per il 2013. Ha scritto: Lamento di Portnoy, Operazione Shylock, II teatro di Sabbath, Pastorale americana, Ho sposato un comunista, La macchia umana, L’animale morente, Lo scrittore fantasma, Zuckerman scatenato, Chiacchiere di bottega.


Di Giulia Mozzato


1 aprile 2005