Corinne Maier
Buongiorno pigrizia
Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile

“Sii docile e flessibile. Il consenso è primordiale e di somma importanza; meglio avere torto in gruppo che ragione da soli. Quello che conta è avanzare tutti insieme, poco importa dove si sta andando e con che mezzi.”

L’incredibile successo di questo piccolo saggio di “educazione aziendale” è di sicuro un sintomo che non andrebbe sottovalutato: in testa alle classifiche di vendita in Francia con oltre 300.000 copie vendute, entrato di prepotenza in quelle italiane dopo pochi giorni dalla sua uscita in libreria, in corso di traduzione in più di venti paesi, l’autrice intervistata da tutte le televisioni e ospitata nei dibattiti più autorevoli... Ma perché tutto ciò? Un mondo che sembra basarsi sulla spietata efficienza, la velocità e le tecnologie più avanzate, come può restare affascinato da un esplicito invito alla pigrizia? In più: che cosa è oggi il lavoro, l’universo che lo circonda, i rapporti tra dipendenti e superiori? Quale malattia è sottesa al successo? E poi quanti ancora vogliono pagare il prezzo che implica il “fare carriera”?
Se il lavoro tende ad “ammanettare l’individuo che, abbandonato a se stesso e al suo libero arbitrio, corre il rischio di mettersi a riflettere, magari con atteggiamento critico”, la Maier consiglia di tenere fuori dall’impresa tale prerogativa umana, cioè il pensare con la propria testa, e utilizzare la “finzione” come strumento di sopravvivenza.
Infatti, sottolinea l’autrice, “in un mondo in cui regnano servilismo e opportunismo l’individualista è considerato un seminatore di zizzania, un elemento di disturbo perché rifiuta i compromessi, ha le idee chiare e merita perciò la massima sfiducia. A lui si preferisce il codardo, il debole, il pavido, chi fa buon viso a cattivo gioco, chi si adatta allo stampino”. Se un elemento distintivo della nuova impresa è il l’atmosfera più che le idee, è obbligatorio simulare perenne cordialità, pena l’esclusione, proprio quello che oggi viene chiamato mobbing, da considerarsi una vera e propria nuova malattia professionale. Varie le citazioni di filosofi o pensatori riportate da Corinne Maier per suffragare le sue tesi, magari deducendole da altri ambiti, come l’antropologia, se infatti “una vittima viene sacrificata volentieri sull’altare della coerenza del gruppo” (René Girard) lo stesso avviene per rinsaldare lo spirito di squadra dei dipendenti.
Ma se le cose stanno così è necessario anche un nuovo linguaggio per comunicare questa ideologia così invasiva: appunto la lingua-slogan che si parla in impresa, un linguaggio “a livello zero”, in cui le parole non significano più nulla, tanto che “più l’impresa usa parole tecniche e astratte, più sembra persuadersi di essere convincente”. Con lo stesso criterio oggi si assumono le persone per ciò che sono e non per ciò che sanno fare per cui chi si propone per un lavoro è obbligato a essere agente commerciale di sé stesso, deve prima di tutto “sapersi vendere”. Sempre per quanto prima affermato i giovani sono i più ricercati anche perché i lavoratori di una certa età spesso sono “fonti di contestazione” e il loro pensiero è meno omologabile.
Molto divertente il capitolo dedicato alla “cultura d’impresa” termine considerato dall’autrice un vero e proprio ossimoro, infatti, a suo parere, le due parole non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra, a meno che non si accetti la definizione da lei stessa data di cultura d’impresa come “cristallizzazione della stupidità di un gruppo di persone in un momento dato”. Tutto ciò avviene probabilmente perché l’impresa, come l’intera società contemporanea, è minacciata da una decomposizione incipiente e forse inarrestabile. Per attutire questa ideologia imperante (che ha curiosamente troppi elementi in comune con quella stalinista) avviene parallelamente l’esibizione dei buoni sentimenti, l’affermazione di una forte etica aziendale: “meno ce n’è più la si sbatte in faccia”, sottolinea l’autrice. Che cosa infine si intende per strategia? La risposta è semplice è l’arte di sembrare più intelligenti. Il perfetto dipendente è l’uomo assolutamente medio, pensa, veste, si atteggia, sorride come il classico uomo medio. L’autorità non fa più tendenza: “in impresa l’atmosfera è permissiva e la cordialità è di rigore”, l’oppressione è esercitata con il consenso, è importante rispettare i riti, lo status quo, “l’acquiescenza è la conditio sine qua non per una carrieristica ascesa alle sfere superiori”. Obiettivo auspicato è che il dipendente si autoimponga cose che di norma dovrebbero essere imposte dall’esterno. Esistono però delle strategie di successo: le apparenze sono più importanti della qualità del lavoro svolto, la reputazione, l’attribuzione di un merito, contano ben di più di un vero successo e di un merito vero, inoltre è di capitale importanza evitare di andare a fondo nelle cose, restare sempre in superficie è vincente.
Il lavoro per Max Weber era legato all’etica protestante, oggi non c’è nulla a cui credere così ci si compensa con ciò che offre la società dei consumi: non “ci resta che consumare sempre di più per distinguerci sempre di più da un vicino che ci assomiglia sempre di più”. Il libro quindi si chiude con degli espliciti consigli: indispensabile è imparare l’arte del non far niente ma sembrare sempre sovraccarichi di lavoro, guai a dare un contributo personale, bisogna ripetere con convinzione il pensiero del superiore e via così fino a formare un controdecalogo contrapposto a quello dell’impresa!
Naturalmente tutto il libro parla di ciò che avviene in Francia, in Italia non è certo così…

Buongiorno pigrizia. Come sopravvivere in azienda lavorando il meno possibile di Corinne Maier
Titolo originale: Bonjour paresse. De l’art et de la nécessité d’en faire le moins possibile en enterprise
Traduzione di Vincenzo Latronico
158 pag., Euro 9,90 – Edizioni Bompiani (Passaggi)
ISBN: 88-452-3377-4

Le prime righe

Prefazione all’edizione italiana

Italiani, siete come noi francesi: stanchi. Ce lo ha già mostrato il genio di Fellini: in Italia la vita è dolce, ma non c’è più granché in cui sperare (tranne, forse, fare il bagno nelle fontane, cosa che d’estate ha un certo fascino). L’ala bruciante della Storia, che un tempo cavalcavate, vi ha abbandonati ormai in riva a una vecchia Europa, assopita e dal futuro dubbioso. Andare ogni mattina al lavoro: che fallimento per un popolo che, nei suoi giorni di gloria, ha saputo fondare l’Impero romano!

Eppure, bisogna in ogni caso guadagnarsi da vivere. È necessario per portare il pane a casa, e soprattutto per procurarsi la moltitudine sempre rinnovata di oggetti che ci promette il ventre fertile della società dei consumi.

© 2005 RCS Libri


L’autrice

Corinne Maier, economista, attualmente lavora part-tim per la EDF (Electricité de France). Dedica buona parte del tempo libero alla psicanalisi e alla scrittura.


Di Grazia Casagrande


25 marzo 2005