Moni Ovadia
Contro l'idolatria

“Mi ritengo un estremista assennato: estremista in quanto sostengo che le questioni fondamentali della nostra esistenza debbano sottostare a principi di priorità etica, assennato in quanto non ho pregiudizi e non sono contro qualcuno o qualcosa per motivi di preclusione ideologica.”

“La peggior forma di idolatria – scrive Ovadia – è fare del Dio di tutte le genti della Terra (che fonda l’universale umano, la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza) un idolo fazioso disponibile a ogni uso di parte”.
È sempre affascinante immergersi con Ovadia nell’oceano dell’etica, tra le onde furiose della memoria di odi e quelle più dolci della convivenza nella diversità. Le sue parole in questo senso rappresentano sempre una guida certa. Contro l’idolatria è una raccolta di brevi interventi che spaziano in molte direzioni. Il primo testo della raccolta narra il suo viaggio a Gerusalemme e le iniziali impressioni di un luogo importante sia sul piano personale, intimo, che su quello sociale e politico. Seguono considerazioni su argomenti molto differenti tra loro come la clonazione e le implicazioni etiche che riguardano la ricerca scientifica e i suoi rapporti con la società civile, o L’umorismo come garante della spiritualità, bel titolo che indica perfettamente il senso di questo intervento, dove Ovadia dimostra, attraverso un episodio della Bibbia riportato più dettagliatamente da una fonte coranica, come Abramo abbia con grande senso dell’umorismo dimostrato al padre l’inutilità, la fatuità, l’insensatezza dell’idolatria e, attraverso un racconto sapienziale, come Dio rida, e anche di sé stesso. Dalla cronaca e dall’attualità coglie spunti di riflessione: dall’11 settembre un’analisi del terrorismo; dal delitto di Cogne una riflessione sull’inutilità del bombardamento mediatico su notizie così intrinsecamente private; dal rapporto con un ex-allievo invalido un messaggio generalizzato sui diritti del malato; dall’episodio della rimozione di un crocifisso da un’aula scolastica all’Aquila, la profonda verità della vicinanza morale e religiosa delle tre grandi religioni monoteiste. Su questa linea proseguono gli interventi della seconda parte del volume, Che sia colpa di Dio? con riflessioni sull’olocausto e tutte le persecuzioni razziali, religiose o politiche che siano, e contro tutte le forme di autoritarismo e dittatura. Con la grande capacità di sorridere su ogni argomento, con ironia ma anche con autoironia, qualità assai più rara, Ovadia chiude il volume con un testo intitolato L’etica come arte culinaria. È il modo in cui ci accingiamo a mangiare e a bere che sottolinea un comportamento eticamente corretto, fino a limiti estremi dell’ebraismo, che possono rasentare la follia se osservati da un punto di vista esterno. “Consapevoli della propria follia, gli ebrei hanno ritenuto consigliabile mitigarne gli effetti ridendo di se stessi fino al limite dell’autodelazione. L’umorismo è una geniale modalità per poter evadere dalle asperità di una morale portata ai confini dell’impossibile per una creatura così fragile, debole e squilibrata come l’essere umano”.

Contro l’idolatria di Moni Ovadia
X-184 pag., Euro 12,80 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero big)
ISBN: 88-06-17644-7

Le prime righe

Operazioni di sgombero

Lo spirito religioso ha fatto irruzione nel terzo millennio, si è imposto inaspettatamente come protagonista delle nuove contese e pretende di far valere le proprie ragioni.
Il non credente, l'agnostico, il dubitante, sconcertati, si vedono per l'ennesima volta spinti ai margini. Il presidente della più grande democrazia planetaria parla a nome dell'Onnipotente, da cui è convinto di essere guidato nella lotta del bene contro il male. I laici sono confinati all'inesistenza sociale e politica, e al massimo sono tollerati con fastidio. L'epifenomeno statunitense non è isolato, e ha il suo controcanto nel fondamentalismo islamico. Questa assonanza non deve tuttavia stupire, dal momento che il fondamentalismo è nato negli Stati Uniti in ambito cristiano. Il furore di fede non è limitato ai chierici di certe sfere di governo, ma ha in certa misura contagiato le folle, come testimonia per esempio il successo planetario del brutto e ripugnante film The Passion dell'astuto Mei Gibson, il cui talento per gli affari è pari solo alla sua infamia morale. Le forze «celesti» si sono scatenate per ricolonizzare il ciclo ormai occupato da Sputnik e stazioni orbitanti: dagli spazi siderali muovono verso la Terra guidate da schiere di angeli con spade fiammeggianti simili ai laser di Obi One Kenobi.

© 2005 Giulio Einaudi Editore


L’autore

Moni Ovadia è nato a Plovdik, in Bulgaria, nel 1946 da una famiglia ebraica. Nel 1993 si è imposto al grande pubblico con Oylem Goylem, sorta di teatro musicale in forma di cabaret. Ha pubblicato tra l'altro Speriamo che teng, L'ebreo che ride, Ballata di fine millennio e Vai a te stesso, tutti più volte ristampati. Vi proponiamo inoltre di leggere l’intervista allo scrittore.


Di Giulia Mozzato


25 marzo 2005