Matthew Sharpe
Gli Schwartz

“Più che sulla strada siamo distesi sulla strada”.

Raramente, almeno in Italia, un libro è stato preceduto da un tam tam mediatico così pressante: dalla stampa ai blog addetti ai lavori e lettori comuni attendevano con curiosità l’esordio del giovane Matthew Sharpe. Un’attesa che ha subito catapultato Gli Shwartz ai primi posti della classifica italiana dei libri più venduti: 25 mila copie in due settimane. Lo stesso successo, con le debite proporzioni, che ha riscosso negli Stati Uniti dove per mesi ha rivaleggiato con Il codice da Vinci di Dan Brown.
Il perché di tanta attenzione? Semplice: Sharpe è riuscito, attraverso la storia di una famiglia allo sbando, a raccontarci la moderna deriva della società americana. Un padre in coma e figli che ne combinano di tutti i colori diventano la chiara metafora di un mondo USA&getta che sembra aver perso ogni direzione. Se a questo aggiungete una scrittura a tratti illuminanti, un umorismo spesso caustico (senza cadere nel cinismo) e una trama in technicolor che tiene incollati all’apparecchio di carta troverete il segreto di questo successo.
Poche pagine e vi affezionerete subito a questa famiglia, più sconquassata che tormentata, e soprattutto al suo protagonista, l’adolescente Chris Schwartz nel pieno di una “giovinezza semicosciente”: “A volte”, scrive Sharpe, “Chris vedeva più di quanto riuscisse a sentire; a volte sentiva più di quanto riuscisse a vedere; a volte, né l’una né l’altra cosa. Nell’arco di svariati minuti era capace di pensare a qualcosa di importante, dimenticarlo, ricordarsene di nuovo, dimenticarlo di nuovo, la memoria come una luce stroboscopica in corto circuito nella discoteca buia della sua coscienza”.
Bastano poche righe per catapultarci nel mondo degli Schwartz: un mondo molto simile al nostro quotidiano, sempre in bilico, per lo più, tra “coma e riabilitazione, coma, riabilitazione, coma, riabilitazione, coma, riabilitazione, e via così, in quel ciclo limitato di crolli e consolazione conosciuto come il futuro”.

Gli Schwartz di Matthew Sharpe
Titolo originale: The Sleeping Father
Traduzione di Matteo Colombo
300 pag., Euro 14,80 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero Big)
ISBN: 88-06-17286-7

Le prime righe

Parte prima

I.

Al padre di Chris Schwartz dovettero sbagliare la dose di Prozac, perché un giorno, svegliandosi, si ritrovò il lato destro della faccia addormentato. Fu la seconda scoperta di un viaggio che il padre di Chris aveva intuito l'avrebbe portato a chilometri di distanza dal rifugio provvisorio della salute. La prima scoperta era stata, naturalmente, quella depressione per cui il Prozac avrebbe dovuto essere la cura, scoperta compiuta non da Bernard Schwartz ma da suo figlio, Chris. Era stato Chris a rendersene conto per primo, perché cosi andavano le cose in quella famiglia. L'anima del padre e l'anima del figlio erano collegate per analogia. Non esisteva tic o sbalzo d'umore dell'uno che non fosse rappresentato anche nel suscettibile bagaglio dell'altro.
Bernie Schwartz si sporse verso lo specchio della sua stanza e si tastò il lato destro della faccia con la punta acuminata del crocifisso tascabile che la figlia, Cathy, gli aveva regalato. Il diciassettenne Chris, nella sua stanza, digitò la seguente frase in un'e-mail che stava per spedire al suo amico Frank Dial: «Capisci di essere morto quando... i tuoi amici ti tirano la terra in faccia». Era l'ultima aggiunta a una raccolta di aforismi salvaschermo su cui Chris e Frank stavano lavorando e che un giorno speravano di vendere in cambio di un'enorme somma di denaro o, in alternativa, di una piccola somma di denaro.
Chris spedì la frase, poi andò alla finestra, la aprì e guardò fuori. Erano le sette di una bella mattina d'autunno a Bell-wether, Connecticut.

© 2005 Giulio Einaudi Editore


L’autore

Matthew Sharpe ha scritto un altro romanzo, Nothing is Terribile e una raccolta di racconti, Stories from the Tube. Insegna scrittura creativa alla Columbia University.


Di Gian Paolo Serino


25 marzo 2005