Giorgio Pisano
Lo strano caso del signor Mesina

“Raggiante e intontito. Pericolosamente in bilico. Euforico e confuso. Vischiosamente stretto d’assedio. Schiacciato da una notorietà che non immaginava.”

Improvvisamente tornato alla ribalta per “grazia ricevuta” la cronaca ha nuovamente puntato l’attenzione su Graziano Mesina, protagonista negativo di una certa immagine della Sardegna che anche lui ha contribuito a costruire. Una casa editrice attenta al territorio in cui è situata come Il Maestrale, ha giustamente scelto di pubblicare un titolo che raccogliesse notizie e memorie su Lo strano caso del signor Mesina. L’autore, Giorgio Pisano, ha utilizzato il linguaggio narrativo per raccontare le tappe di una vita spesa tra brigantaggio e galera. E accanto a questo c’è un’analisi della realtà sociale della Sardegna, di quel mondo molto particolare che ha fatto da humus per la crescita di quest’uomo, e c’è una descrizione interessante delle trasformazioni profonde della delinquenza locale che, banale dirlo, in passato rispettava alcune regole morali non scritte che ora sono state completamente spazzate via. Si tratta delle regole del gioco, che non a caso sono anche riprese nel titolo di uno dei capitoli del volume; regole dei banditi e regole dei poliziotti. “Regola numero uno: niente morti. Regola numero due: niente trucchi. Regola numero tre: rispetto per i perdenti”, questo l’incipit di quel capitolo. E il saggio prosegue su questa linea, con argomenti come il rapimento di Farouk Kassam, in cui Mesina ebbe il ruolo di mediatore, e la spiazzante rivelazione che fece in quell’occasione circa il pagamento di un riscatto, dallo stato e dalla famiglia sempre negato. Oppure con un passaggio dedicato a Matteo Boe, altro celebre protagonista nel mondo della delinquenza sarda.
Pisano si schiera sempre nettamente contro, ma guarda Mesina con i medesimi occhi di Montanelli, che aveva dichiarato, dopo averlo incontrato a pranzo, “Casomai dovesse darsi nuovamente alla latitanza, sappia che per lui la porta della mia casa è sempre aperta. Troverà un letto e un piatto di minestra”. Raccontando anche quel Mesina frastornato e come ipnotizzato che tutti abbiamo visto ripreso dalle televisioni nel giorno in cui è tornato definitivamente alla vita libera dopo trent’anni di carcere, non dimentica di ricostruire le strane vicende di una grazia respinta ad agosto e concessa a novembre. Cos’è accaduto nel frattempo?

Lo strano caso del signor Mesina di Giorgio Pisano
219 pag., Euro 12,00 – Edizioni Il Maestrale (Libristante)
ISBN: 88-86109-86-5

Le prime righe

I

A casa

«Ce n'è ce n'è, da fare». Lo aspetta, per iniziare, un lavoro da magazziniere, poi magari torna in Sardegna e segue il forno del fratello, a Budoni. «Insomma, ricomincio”.
Graziano Mesina non ha più il fisico della fuga: pochi capelli, pancetta dilagante, zampe di gallina sugli occhi. Un signore ingrigito, ormai. Intontito dall'effetto aria, dalle prime sei ore di libertà, confuso, uomo qualunque tra gente qualunque. Ballore, il fratello maggiore, è andato a prenderlo alle Nuove di Torino con la sua vecchia macchina e se l'è portato a casa, per sottrarlo alla curiosità della gente e guardarlo dritto in faccia. «Anche se ha cinquant'anni, per noi i più piccoli restano sempre bambini». Deve dargli qualche consiglio importante per sopravvivere ora che va a scoprire, a riscoprire, un altro mondo.
Morto il padre Pasquale, il capofamiglia è lui. Da Orgosolo è fuggito nell'epoca del boom economico, è planato a Crescentino, quaranta chilometri da Fiat city, in tempi non facili, quando tutti i meridionali venivano chiamati sbrigativamente "Napoli". Non faceva differenza essere siciliani o calabresi, pugliesi o sardi. «Ho fatto le ossa alla vita».

© 2005 Edizioni Il Maestrale


L’autore

Giorgio Pisano è nato a Cagliari nel 1950 ed è un giornalista. Ha scritto Lista d’attesa e Sulle orme di Lawrence. Si occupa di cronaca e lavora come inviato.


Di Giulia Mozzato


18 marzo 2005