Sélim Nassib
L’amante palestinese

Per Albert avere un’amante ebrea non ha nulla di straordinario. Haifa abbonda di storie d’amore e di sesso tra ebrei e arabi, alcuni vivono perfino insieme. È Golda a essere particolare. Il suo sionismo è un sacerdozio, una passione, il sale stesso della vita.

Ci riesce difficile immaginare Golda Meir giovane, perché le foto che di lei ricordiamo la ritraggono quando era Primo Ministro di Israele negli anni ‘60, un viso dai lineamenti marcati, la crocchia di capelli grigi. E ci riesce invece facile pensare che abbia avuto un fascino magnetico, una forza vitale e una carica di energia che si trasmettevano a chiunque la avvicinasse. La storia che lo scrittore libanese Sélim Nassib racconta ne L’amante palestinese è quella d’amore tra una giovane Golda e il banchiere palestinese Albert Pharaon. “Una storia impossibile? Quasi impossibile, costretta a svolgersi interamente in quel ‘quasi’, il piccolo spazio in cui ciò che non dovrebbe accadere accade”. Nassib dice di essere venuto a conoscenza di questo amore dal suo amico Fouad, nipote di Albert Pharaon - in famiglia era un segreto non segreto, una di quelle cose che tutti sanno ma di cui è meglio non parlare, una vergogna, che uno di loro andasse a letto con il nemico. Da questa confidenza fatta a mezza voce (e chissà che cosa ci è stato ricamato sopra negli anni), Sélim Nassib costruisce il suo romanzo, inventando, attribuendo sentimenti e parole all’uno e all’altra, immaginando incontri e separazioni e abbozzando insieme una storia di Israele, dalla dichiarazione Balfour del 1917 alla proclamazione dello stato di Israele nel 1948.
Albert Pharaon e Golda Meyerer si sarebbero conosciuti alla fine degli anni ‘20, in occasione della festa per il compleanno del re. Appartenevano a due mondi diversi, Albert e Golda. Lui ricco, sposato con una donna che lo infastidisce, appassionato di cavalli, annoiato dalla società oziosa da cui è circondato e che ha cercato di fuggire, trasferendosi da Beirut a Haifa; lei, emigrata bambina da Kiev in America con il furore dei pogrom ancora negli occhi e nella mente, è arrivata in Palestina per essere un’ebrea tra gli ebrei, per perseguire il grande sogno del sionismo - il suo sacerdozio, la sua stessa vita. Anche Golda era sposata quando si incontrarono, ma di lei si conosce il cuore appassionato, nei sentimenti privati come in politica, si sa che ebbe parecchi amanti. Il legame “quasi impossibile” con Albert Pharaon, se ci fu, rimase confinato tra i muri di una stanza, lontano da quel mondo reale che li avrebbe considerati dei traditori. Le parti più belle del romanzo di Nassib sono quelle che descrivono la vita nel kibbutz, il fuoco interno di Golda, il suo coinvolgimento politico nella lotta per ridare una terra al suo popolo, le sue parole vibranti. Più scialbo il personaggio maschile - ma forse nessun uomo avrebbe potuto reggere il confronto con una personalità eccezionale come quella di Golda -, e troppo romantiche le scene di alcuni incontri, anche se la qualità della luce, il colore del cielo e del mare della Palestina che adesso è Israele sembrano assurdamente belli, da film in technicolor, solo a chi non c’è stato.

L’amante palestinese di Sélim Nassib
Titolo originale: Un amant en Palesatine
Traduzione di Gaia Panfili
Pag. 180, Euro 13,50 - Ed. e/o
ISBN 88-7641-641-2

Le prime righe

Prologo

Verso la fine degli anni Venti il Libano era sotto mandato francese, la Palestina sotto mandato britannico, le frontiere erano state appena tracciate. Si trattava praticamente di un unico paese.
In quegli anni gli ebrei che vedevano avvicinarsi le coste della Palestina avevano l'impressione di approdare alla loro vita reale. Riconoscevano le colline, i loro nomi d'origine. Immaginavano di uscire dall'ombra per materializzarsi finalmente, avere finalmente un corpo. Questa impressione così nitida impediva loro perfino di dare un volto alle sagome presenti sulla loro terra. Erano di ritorno dopo un'assenza talmente lunga.
Gli arabi li consideravano pericolosi tipi strani sbarcati nel loro paesaggio. Era colpa degli inglesi. Anche un bambino avrebbe capito che il sogno di creare un paese al posto di un altro era pura follia. Le strade, la gente, la terra, la Storia, la regione, tutto rendeva il sogno impossibile. Nei secoli dei secoli genti di varia natura innamorate di Gerusalemme erano sbarcate in Palestina piene di utopie. Ma quelli si ostinavano. Non mollavano, avanzavano come se la loro testardaggine dovesse essere più dura della pietra, il loro sogno più forte della realtà. Era ridicolo.

© 2005 Edizioni E/O


L’autore

Sélim Nassib è nato nel 1946 a Beirut. Scrittore e giornalista, si è trasferito in Francia nel 1969. Esperto di Medio Oriente, è stato corrispondente del quotidiano Libération dai territori occupati. Ha scritto il romanzo Ti ho amata per la tua voce, storia della grande cantante araba Umm Kalthum.


Di Marilia Piccone


18 marzo 2005