Madeleine Bourdouxhe
La donna di Gilles

“A poco a poco la catastrofe aveva perso ai suoi occhi il carattere esacerbante della rivelazione. Tutto quanto la circondava non aveva più quell’aspetto terribile di rivolta o di incredulità. Gli oggetti stessi, ai quali aveva cominciato ad attribuire un riflesso della propria infelicità, accordandosi con il dolore di cui il suo cuore e la sua carne erano ormai impregnati, le ridivennero familiari.”

Pubblicato nel lontano 1937 questo romanzo è diventato film solo nel 2004, anno in cui è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia: la storia del romanzo in sintesi dimostra come la tematica e la vicenda abbiano mantenuto inalterata la loro attualità. Certamente quando si parla di passioni e di emozioni, e lo si fa con l’intelligenza e la forza di Madeleine Bourdouxhe, il passare del tempo è davvero ininfluente.
In breve la storia: Élisa è l’innamoratissima sposa di Gilles, ha da lui due figli e ne sta aspettando un terzo. La sua vita ha senso solo grazie all’uomo amato, le sue giornate trascorrono nell’attesa del ritorno dal lavoro del marito, quando la sua sola presenza ha il potere di illuminare la stanza, di farle tornare l’allegria e l’energia che le faticose giornate di lavoro domestico le avevano sottratto. Ben presto però Élisa capisce che Gilles ha una relazione con Victorine, sua sorella, e si rende conto che la ragazza è riuscita a suscitare nel marito una passione che ha travolto non solo l’uomo ma anche tutti i suoi affetti familiari. Così, quasi per non essere esclusa dalla vita di Gilles, la giovane donna finisce con il diventarne la confidente e quasi la complice. Per mesi elabora un dolore che consuma in silenzio: impotente, osserva la devastante passione del marito roso dalla gelosia per la cognata amante, un amour fou cieco e disperato. Fino a che quell’ottenebramento dei sensi, quell’amore vergognoso svanisce: Gilles è libero, il vuoto che c’è in lui potrà di nuovo essere riempito dal tranquillo affetto coniugale, ma in quel preciso momento Élisa affronta la sua definitiva verità e sarà lei, tragicamente lucida, a imporre la parola fine alla storia.
A ragione dunque nel Secondo sesso, testo che rappresenta davvero la bibbia del femminismo, La donna di Gilles viene citato da Simone de Beauvoir come esempio di un rapporto amoroso in cui è l’uomo a imporre il proprio dominio, un dominio perverso che necessariamente conduce all’annientamento della donna, l’essere più forte e contemporaneamente più debole della relazione amorosa.

La donna di Gilles di Madeleine Bourdouxhe
Titolo originale: La femme de Gilles
Traduzione di Graziella Cillario e Andrea Buzzi
148 pag., Euro 14,00 – Edizioni Adelphi (Fabula n. 165)
ISBN: 88-459-1955-2

Le prime righe

I

«Le cinque... Tra poco sarà a casa... » pensa Élisa, e basta l'idea a farla piombare nell'inerzia più totale.
Ha passato l'intera giornata a spazzare, lavare, lustrare, ha preparato per cena una minestra sostanziosa - non è negli usi del paese fare un pasto pesante di sera, ma è necessario per lui che in fabbrica, a pranzo, mangia solo qualche panino con le uova strapazzate. E adesso, che dovrebbe semplicemente apparecchiare, si sente le braccia così pesanti da ricaderle, come intorpidite, lungo il corpo. Stordita da un'ondata di tenerezza, si aggrappa con entrambe le mani alla sbarra di nichel del fornello e rimane lì, immobile e ansimante.
Ogni giorno è così. Quando mancano pochi minuti all'arrivo di Gilles, Elisa è ridotta a un corpo privo di forze, tutto dolcezza e languore - pura attesa.

© 2005 Aldelphi Edizioni


L’autrice

Madeleine Bourdouxhe (nata a Liegi nel 1906), dopo aver pubblicato La femme de Gilles nel 1937 da Gallimard su suggerimento di Jean Paulhan ha scritto un solo romanzo, À la recherche de Marie, e il racconto Sous le pont Mirabeau, apparsi entrambi nel 1943, dopodiché, fino alla morte, avvenuta nel 1996, è rimasta assente dalla scena letteraria. Nel 1985 ha visto la luce una raccolta di novelle. Il film che Frédéric Fonteyne ha tratto dalla Femme de Gilles è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2004.


Di Grazia Casagrande


18 marzo 2005