IL MALE DI VIVERE

Annelies Verbeke
Dormi!

“Fin dal primissimo vagabondaggio notturno decisi che avrei rivolto il mio odio contro quelle migliaia, quei milioni di uomini, donne e bambini che nei loro letti bui e morbidi si guardano sotto le palpebre, dentro l’anima. Domani si sarebbero svegliati a fatica. Assonnati, avrebbero preso posto al tavolo della cucina o sulla tavoletta del water. Di malumore, come se avessero qualcosa di cui lagnarsi.”

Possiamo avere un’idea precisa di cosa significhi non riuscire a dormire? Ci siamo mai soffermati a riflettere sulle implicazioni di una vita senza sonno, condannata a una vigilanza perenne, interrotta solo brevemente e in modo incostante da singole ore di doloroso riposo? Sappiamo come ci si possa sentire nel leggere manuali, seguire corsi, frequentare terapeuti, con la speranza, sempre vanificata dai fatti, di riscoprire finalmente la perduta strada del sonno? Ci potremmo ritrovare a vagare nel buio alla ricerca di una risposta, a interrogare le prostitute, a suonare fastidiosamente i citofoni, a cantare come solo una cantante d’opera sa fare, invadendo con un suono disturbante le notti tranquille di chi dormire può, come fa la protagonista nella vana ricerca di una soluzione al suo dramma, o almeno di una vendetta contro il mondo dei dormienti. Che a uno di quei citofoni una sera risponda Benoit De Gieter è un caso. La sorte avvicina così due persone abbandonate dal sonno, con un’esistenza diversa, con età molto lontane. Benoit ha avuto una vita travagliata sin dall’infanzia, figlio molto amato di una prostituta, alla quale è stato sottratto e che ha visto morire nel tentativo di ricongiungersi a lui, e poi adolescente disturbato e adulto alcolizzato. Ecco, il piacere del bere accomuna i due personaggi e li accompagna nella loro reciproca conoscenza, che difficilmente possiamo immaginare sin dall’inizio dove li porterà.
Ma dunque che tipo di romanzo è questo? Un romanzo sulla sofferenza e sull’incubo, sui sogni che non si possono sognare, sul mondo degli Insonni, come scrive Verbeke, con la i maiuscola. Ma è anche un romanzo d’amore, l’amore di un figlio per sua madre che neppure la morte può cancellare e che diventa l’unica grande passione della vita. Un romanzo sull’amicizia e la solidarietà, quella tra un uomo e una donna che in comune sembrano avere solo un imperativo che per loro non funziona: “Dormi!”.

Dormi! di Annelies Verbeke
Titolo originale: Slaap!
Traduzione di Laura Pignatti
151 pag., Euro 13,80 - Instar Libri Edizioni (I Dirigibili n. 12)
ISBN: 88-461-0066-2

Le prime righe

Le notti erano più lunghe dei giorni, perché di notte ero sola. Guardavo Remco, che russava accanto a me. Dovevo a lui il mio equilibrio recente, ma lui dormiva, e questo faceva la differenza. Scivolava dal mio ventre caldo dritto nel Mondo dei Sogni, un luogo di cui serbavo un ricordo ormai sempre più vago.
Nelle prime settimane in cui cominciai a soffrire d'insonnia chiesi consiglio a un'infinità di medici e amici. Seguii attentamente tutti i loro suggerimenti: correre prima di andare a letto, latte caldo e miele, esercizi respiratori, un Alprazolam, cinque Alprazolam, uno spinello, una bottiglia di vino, pile di libri.
Ma di notte avvertivo il tormento del corpo e la tensione dei nervi. La mia mente allora aveva una lucidità che di giorno trovava di rado. Non potevo fare altro che subire i miei flussi di pensiero. In genere all'inizio erano positivi, poi finivano con interrogativi sul senso della vita e autocommiserazioni assurde. Va bene non avere un futuro chiaro davanti agli occhi. Una relazione non deve promettere un'eternità. Figli, no grazie. Un lavoro non sarebbe stato un problema. Con i miei titoli. Con la mia testa. Con il mio talento. Con i miei segreti. Con la mia paura.

© 2005 Instar Libri Edizioni


L’autrice

Annelies Verbene (1976) ha studiato letteratura tedesca e sceneggiatura. Il suo copione Dogdreaming è stato premiato al Festival del Cinema di Berlino. Dormi! è il suo primo romanzo, ed è stato premiato nel 2004 come miglior esordio in lingua nederlandese.


Di Giulia Mozzato


11 marzo 2005