AFFABULAZIONI

Philip K. Dick
Follia per sette clan

“I paranoici dovrebbero costituire la classe di governo. Dovrebbe spettare a loro sviluppare un’ideologia politica e dei programmi sociali, con la loro visione senza ostacoli delle cose…”.

Considerato tra i romanzi minori di Philip Dick Follia per sette clan è in realtà tra le opere più inquietanti dell’autore che è riconosciuto come “il Borges della fantascienza americana” e che oggi è stato riscoperto anche dai lettori non appassionati di “science-fiction” grazie a film come Blade Runner, Total Recall o Minory Report tratti da alcuni suoi racconti.
In Follia per sette clan, scritto tra il 1963 e il 1964, Dick immagina che la luna sia popolata da malati mentali, abbandonati al loro destino anni prima e suddivisi in sette clan, a seconda della patologia che li affligge. Gli abitanti della luna rientreranno in contatto, soltanto molto tempo dopo, con i terrestri, venuti con intenzioni ostili ad imporre la loro "normalità".
Ma c'è poi così tanta differenza tra loro?
Dov'è il confine che separa la normalità dalla follia?
Questo è il fulcro del racconto e questi sono gli interrogativi che hanno sempre affascinato Dick e che ricorrono in quasi tutti i suoi romanzi. L’opera di Dick, infatti, non è altro che un’esplorazione non tanto di universi paralleli ma della psicologia umana, di quei quesiti esistenziali che la coscienza collettiva sembra aver del tutto rimosso. È quella che Arno Gruen chiama “La follia della normalità” e che Eric Fromm ha così ben descritto nel saggio I cosiddetti sani: “Non è necessario essere folli: ci sono molti altri modi per impazzire”. L’accettazione della realtà condivisa, ad esempio: è pazzia allo stato puro, e l’accettarla, il seguire le sue regole senza chiedersi nulla, diventa un utero materno nel quale rifugiarsi comodamente.
Ecco, Philip Dick essenzialmente ci insegna questo: come la comodità ci abbia alienati dal nostro essere (umani).

Follia per sette clan di Philip K. Dick
Traduzione di P. Prezzavento
254 pag., Euro 13,00 – Fanucci Edizioni (Collezione immaginario Dick)
ISBN: 88-347-1061-4

Le prime righe

Prima di entrare nella sala del Supremo Consiglio, Gabriel Baines inviò il suo scricchiolante simulacro, prodotto delle insuperate industrie belliche Mani, per vedere se per caso avesse corso qualche pericolo. Il simulacro, ingegnosamente costruito per rassomigliare a Baines in ogni particolare, era stato inventato dagli scienziati Mani che lo avevano programmato per molti altri lavori, ma Baines lo impiegava soltanto per difendersi, o quando temeva qualche pericolo: difendere se stesso era l'unico scopo della sua vita, l'unico suo diritto per far parte del clan Para, nella città di Adolfville situata al polo settentrionale della luna.
Baines si era già allontanato diverse volte da Adolfville, ma si sentiva al sicuro – o meglio, relativamente al sicuro- solo dietro le robuste mura della città Para.
E questo provava che il suo diritto di appartenere al clan era autentico, che non era soltanto una simulazione perpetrata allo scopo di penetrare nella più solidamente costruita, robusta o meglio difesa città di tutta la luna. Baines era sincero oltre ogni possibile dubbio…se mai ci fosse stato un qualche dubbio su “questo”…

© 2005 Fanucci Edizioni


L’autore

Philip K. Dick (1928-1982), autore di più di cinquanta volumi di romanzi e racconti, è stato al centro, dopo la morte, di un clamoroso caso di rivalutazione letteraria. Considerato per anni autore pulp di un genere spesso sottovalutato come la fantascienza, Dick è emerso nella critica e nella considerazione generale come uno dei talenti più originali e visionari della letteratura americana contemporanea. La "scoperta " di Philip Dick è passata per il giudizio di intellettuali e scrittori molto diversi, da Jean Baudrillard ad Art Spiegelman, da Ursula Le Guin a Fredric Jameson, e in Italia Goffredo Fofi, Stefano Benni, Sergio Cofferati, Fernanda Pivano e molti altri. I romanzi di Dick sono stati messi in scena al Centre Pompidou di Parigi sotto forma di opera musicale, o adattati per il teatro a Boston e a New York. Il cinema, naturalmente, è stato fondamentale per la notorietà dello scrittore: Blade Runner di Ridley Scott ha segnato l'immaginario visivo di fine secolo, creando l'immagine più affascinante e credibile della metropoli globale del futuro. Proponiamo ai lettori la recensione di Mary e il gigante, Cronache del dopobomba e Un Oscuro Scrutare.


Di Gian Paolo Serino


11 marzo 2005