AFFABULAZIONI

Maurizio Maggiani
Il viaggiatore notturno

“Sto imparando che non serve sempre saper vedere una ragione, che si può essere nudi e scalzi di qualsiasi ragione e non per questo essere meno veri di un fuoco acceso nella notte. So che le cose accadono perché se ne possa cogliere il senso. Coglierlo come si coglie un sasso nell’infinità di sassi del deserto per la sua irresistibile singolarità.”

Se ogni scrittore ha una sua nota stilistica inconfondibile e se spesso è sufficiente leggere una frase estrapolata da un romanzo per identificarne l’autore, questo è assolutamente vero per Maggiani.
Affabulatore incontenibile, riesce a mantenere nella pagina scritta la ricchezza esuberante della narrazione orale, fissandola però nella misura e nell’equilibrio necessari a un racconto coerente. Così anche quest’ultimo romanzo (di viaggio, storico, d’avventura e filosofico) scorre attraverso una sola voce narrante, uno specialista di migrazioni animali, irundologo prima, quindi studioso di orsi, ma fa passare il lettore dal deserto sahariano al tormento bosniaco, ai boschi della Carnia, alla semplicità di una casa ligure.
Il deserto appare subito chiaramente come luogo simbolico: è da lì che ha avvio il viaggio esperienziale, da quella solitudine e dall’insegnamento di un maestro, Charles de Foucauld: il punto d’arrivo è la ricerca della bellezza, e il capire che cosa sia o che cosa possa essere la perfezione. Un percorso che è interiore, ma che deve anche far attraversare mille strade, inseguendo non solo le rondini, ma anche gli orsi. È proprio una giovane orsa, in fuga dalla guerra, uno dei temi conduttori di gran parte del romanzo: verrà dallo studioso chiamata Amapola, dal nome di una canzone che il padre cantava sempre tra sé e sé e che, a lui bambino, faceva pensare alla felicità e alla bellezza. C’era già nella parte relativa al deserto una figura misteriosa, un uomo (un fantasma, un simbolo) che viaggiava nudo e lontano avvistato e mai visto, un puntino di cui si sa solo l’esistenza e il suo perenne andare.
Ma è un altro il personaggio davvero indimenticabile del romanzo (tutto è narrato dall’irundologo alla sua guida Jibril), una giovane donna che è in continua fuga verso occidente, per cercare di lasciare alle spalle la guerra (come l’orsa Amapola), un sacchetto di plastica in mano, una giacca a vento viola, e poi… una ferita sul volto e sul seno: è la Perfetta, è il simbolo di una bellezza violentata, di una bellezza che lui riesce a salvare, che l’orrore della guerra di Bosnia ha cercato di colpire (così come la strage dei trenta giovani sulla piazza di Tuzla), ma che sa rimettersi in piedi.
Questo è di certo un libro contro la guerra, le sue brutture infami e la paura che attanaglia uomini, animali, carnefici e vittime. Le pagine dedicate allo scavo notturno delle trenta fosse in cui verranno sepolti le vittime innocenti di una bomba gettata l’ultimo giorno dell’assedio di Tuzla, è di una potenza veramente considerevole.
Eppure è anche un romanzo che dà speranza: la Perfetta si rimette in cammino, la bellezza non può essere uccisa, solo deturpata, ma chi sa guardare con occhi giusti troverà bellissime anche certe cicatrici.

Il viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani
Pag. 193, 15,00 Euro – Edizioni Feltrinelli (I Narratori)
ISBN 88-07-01666-4

Le prime righe

1.
TRE LUCI

Ascoltate, è ancora il tramonto sul colle dell’Assekrem. Giallo, ocra, azzurro, oltremare, carminio. Cielo, terra, montagne e valli.
Tutto.
Ma giù nelle gole c’è già il crepuscolo e la notte. Rosa, terra bruciata, viola, nero. Il nulla laggiù.
L’aria è così limpida che l’increspatura dell’ultimo orizzonte potrebbe essere all’altro capo del mondo. Se la Terra fosse piatta. E il fondo della valle su cui sta poggiando la roccia dell’Assekrem, il centro della Terra. Se il cuore della Terra fosse freddo come i crepacci a quest’ora della sera.

Sono seduto su un cumulo di sassi. I sassi sono identici a qualche altro miliardo di sassi disseminati in questo deserto di pietra, ma sono impilati con la massima cura: sono seduto sopra un monumento funerario.
La tomba di un uomo.

© 2005 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L’autore

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra 1951) ha pubblicato: Vi ho già tutti sognati una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, 1996), Il coraggio del pettirosso (Premio Viareggio Rèpaci e Premio Campiello 1995), La regina disadorna (1998, Premio Alassio 1999, Premio Stresa per la Narrativa 1999). Nel 2000 è uscito Un contadino in mezzo al mare.
Segnaliamo anche sul sito di libriAlice.it l'intervista con l'autore


Di Grazia Casagrande


11 marzo 2005