IL MALE DI VIVERE

Michel Faber
A voce nuda

“Il Coro Courage di Roger Courage era, senza tema di esagerare, il settimo ensemble vocale più famoso del mondo. Di sicuro era più intransigente rispetto ad alcuni fra i gruppi più celebri: non era mai sceso così in basso da accompagnare i sassofonisti New Age con salmodie rinascimentali, o da gorgheggiare le solite cantilene di Lennon-McCartney nei concerti alla Royal Albert Hall.”

Non parliamo de Il petalo cremisi e il bianco, proviamo a non fare paragoni e a leggere questo romanzo come se fosse il primo pubblicato in Italia da Faber. Come lo giudicherremmo? Che impressione avremmo dell’autore? Sicuramente potremmo pensare che non si tratta di un romanziere di stampo ottocentesco (tra l’altro le 100 pagine di A voce nuda sono estremamente lontane dalle quasi 1000 del Petalo), né per forma, né per struttura e trama. E non potremmo certo immaginare che questo scrittore, così vicino a Roth, DeLillo o Marìas, così intriso di contemporaneità, abbia potuto scrivere anche un ritratto assolutamente preciso e dettagliato di un’esistenza femminile in epoca vittoriana. Ecco, sono caduta nella trappola, ho paragonato le due opere. Ricomincio con la storia.
Ai cinque componenti del Coro Courage, un ensemble musicale di livello altissimo, vengono concesse due settimane di prove in un castello settecentesco nel Belgio rurale, per prepararsi a “sguinzagliare l’impressionante Partitum Mutante di Pino Fugazza in un mondo ignaro”, in occasione del Benelux Contemporary Music Festival. Lo Château de Luth è in realtà un cottage a due piani più che un maniero, anche se molto grazioso, con un magnifico salone pieno di luce e oggetti antichi. “Luciano Berio e Cathy Berberian hanno soggiornato qui, l’ultimo anno in cui sono stati insieme. E anche Bussotti e Pousseur”. Precedenti illustri, non c’è che dire. Il luogo sembra incantevole, l’acustica è ottima, l’accoglienza piacevole. Per Ben, Julian, Dagmar, Roger e Catherine (questi ultimi anche marito e moglie oltre che colleghi di lavoro) sembra prospettarsi un periodo tranquillo e fruttuoso. Ma i cinque cantanti sono estremamente differenti tra loro e la distanza effettiva di abitudini, gusti, piaceri, che li allontana umanamente non li avvicina certo dal punto di vista della collaborazione artistica. Faber li descrive singolarmente, dando più voce a due o tre personaggi a discapito degli altri, ma offrendo comunque un quadro d’insieme completo. Dagmar, della quale Faber sottolinea più volte l’origine tedesca, arriva al castello con il figlio neonato e sembra essere forte e decisa, sia fisicamente che intellettualmente, molto autonoma e indipendente. Catherine, l’altra donna e moglie di Roger, è invece da subito descritta come una persona depressa con tendenze suicide, insicura e succube intellettualmente del marito, vittima di nottate insonni tormentate da urla lontane che soltanto lei riesce a sentire. Gli uomini sono rappresentati competitivi e malati di protagonismo, seppure con sfumature differenti. Da Roger l’autentico dominatore del gruppo, ma incapace di comprenderne davvero i meccanismi e gli equilibri e impotente di fronte ai gravi problemi psicologici della moglie, a Julian, raffinato, elegante come una star del cinema francese, ma nell’intimo affascinato assai più da Freddie Mercury che dai suoi colleghi, per finire con Ben, il grosso e grasso Ben, il basso del coro. Premesse d’obbligo per farvi pregustare il piacere della lettura di una storia breve ma intensa, che esordisce in una tonalità e termina in tutt’altra, e in cui Faber si riconferma ottimo costruttore di personaggi e di intimità, di “voci nude”, appunto.

A voce nuda di Michel Faber
Titolo originale: The Courage Consort
Traduzione di Giovanna Granato
115 pag., Euro 9,00 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero)
ISBN: 88-06-17348-0

Le prime righe

II giorno in cui arrivò la buona notizia, Catherine trascorse le prime, poche ore dal risveglio trastullandosi con l'idea di buttarsi dalla finestra del suo appartamento. Trastullarsi è forse un termine troppo blando; in realtà aprì la finestra e si sedette sul davanzale, chiedendosi se quattro piani bastassero a garantirle la morte. Non contemplò l'eventualità della tetraplegia: odiava gli ospedali, con quella loro sintesi di noia e trambusto. Meglio dritti alla tomba. Se solo avesse potuto piombare da mille piani d'altezza, forse il corpo si sarebbe addirittura seppellito da solo al momento dell'impatto con il terreno morbido e spugnoso.
- Buone notizie, Kate, - disse il marito senza alzare la voce, nonostante fosse rintanato nello studio a leggere la posta del giorno.
- Davvero ? - fece lei, premendo una mano contro le pieghe della vestaglia per impedire al vento gelido di continuare a soffiarle nello spazio fra i seni.
- Le due settimane di prove a Martinerke si faranno.

© 2005 Giulio Einaudi Editore


L’autore

Michel Faber è nato in Olanda ed è cresciuto in Australia. Attualmente vive in Scozia. Ha pubblicato Il petalo cremisi e il bianco e Sotto la pelle. I suoi libri sono stati tradotti in ventinove lingue.


Di Giulia Mozzato


11 marzo 2005