La biografia


Sandra Petrignani
Care Presenze

“..io non potevo sopportare, e ancora adesso no lo sopporto, che lui non sapeva, non sapeva de essere morto!”
Alex piegò la testa sulle braccia e non aggiunse altro. Per quel che rimaneva della serata restò muto, in disparte. Più tardi Cristiano e Caròl andarono a parlargli inginocchiandosi accanto a lui. Rientrarono in casa tutti e tre abbracciati cantando una vecchia canzone.”

La convenzionale cornice di una riunione tra amici per raccontarsi delle storie è da sempre molto sfruttata nella letteratura, perché permette di conciliare l’unità narrativa con la molteplicità dei punti di vista, e Sandra Petrignani approfitta con grazia e disinvoltura di questo ventaglio di percorsi, che fra l’altro rispondono molto bene alla versatilità stilistica che le è propria e che l’ha portata ad alternare saggi e romanzi, interviste e racconti.
Le “care presenze” del titolo sono fantasmi irrequieti che trovano i modi più diversi per manifestarsi nel mondo dei viventi, rievocate da un gruppo di amici ospiti in un’antica torre ristrutturata in riva a un lago, che ogni sera a turno raccontano, un po’ per gioco e un po’ per liberarsi da paure più o meno inconsce, storie agghiaccianti in cui i morti tornano a interagire con i vivi. A volte sono storie inventate, a volte ricordi, antiche leggende o racconti d’autore, a seconda delle diverse personalità degli estemporanei narratori. All’atmosfera inquietante delle serate si avvicenda quella spensierata e vacanziera delle giornate, sotto l’egida matriarcale della padrona di casa, Olga, una scrittrice sessantenne che con intelligenza, calore umano e fascino senza età riesce ad assicurare un confortevole soggiorno ai suoi ospiti, nonostante l’effervescenza delle emozioni e l’incombere di conflitti generazionali.
Lei stessa sembra catalizzare un campionario di stati d’animo irrisolti: serena nel rapporto con il secondo marito, sente perdurare l’affinità con l’ex compagno, invitato insieme alla nuova fiamma, e si lascia turbare dall’appassionato corteggiamento di un giovane cubano amico del figlio.
Così i due piani del racconto, quello notturno e quello diurno, in un certo modo si rispecchiano, perché i fantasmi che visitano il mondo dei vivi possono simboleggiare le fantasie nascoste che abitano l’animo umano. Questa è anche la chiave di lettura indotta dal finale del romanzo, che il lettore deve tener presente per non sentirsi spiazzato.

Care presenza di Sandra Petrignani
371 pag., Euro 16,50 – Edizioni Neri Pozza (I narratori delle tavole)
ISBN: 88-7305-998-8

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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L'estate del 2002 fu un'estate molto fresca. Pioveva spesso. La rimpiango particolarmente quest'anno che siamo soffocati dal caldo e dall'umidità. Quest'anno siamo soli, io e Marin. E questa non è una casa per stare soli. Troppo grande. Passiamo da una stanza all'altra e dalle stanze al giardino e dal giardino all'acqua in cerca di refrigerio. Non facciamo che lamentarci per il caldo e diciamo che, certo, in un'estate così, il lago è un posto davvero malinconico. Soprattutto la sera, quando ti aspetteresti un po' di sollievo e invece niente, nemmeno un filo di vento. Una calma strana, il lago mormora lento accanto a noi nel buio, mentre chiacchieriamo sotto la pergola. Allora ci ricordiamo di quell'estate del 2002 e dell'idea che mi venne di raccontarci storie di fantasmi. Eravamo in tanti, tutte le camere erano occupate.
All'inizio c'ero solo io, con Padma e la sua bambina che vivono nella casetta del custode, accanto al cancello principale, e con Swami, il nostro vecchio spinone. Marin doveva consegnare un progetto e non potè lasciare lo studio fin quasi alla metà di agosto. Carolina, mia figlia, che lavora con lui, avrebbe dovuto restare in città ad aiutarlo, ma era depressa. Aveva chiuso una storia d'amore tormentosa e fu proprio Marin a convincerla a raggiungermi subito. Stava male, era dimagrita almeno cinque chili, che sul suo corpo minuto sono un'enormità. Si era messa in testa di sposarsi e fare figli, ma con l'uomo sbagliato. Il fallimento del rapporto le era apparso come il fallimento di tutta la sua vita, quasi non avesse ancora una quantità di tempo davanti per concretizzare sogni tanto semplici. Lei fu dunque la prima a raggiungermi, pregandomi di non comportarmi da madre e lasciarla in pace. Inizialmente se ne stava sempre chiusa nella stanza al primo piano, quella ad angolo col terrazzino. Non è la sua camera. Quando Marin ha costruito questa casa, ha chiesto ai ragazzi di scegliere ognuno una stanza per sé e dargli indicazioni precise sulle personali necessità. Carolina ha scelto la mansarda, al terzo piano, col terrazzo scavato nel tetto. E una camera isolata, ed è anche molto grande. Carolina è un po' come me, vive i suoi spazi come una tana. Le piace mettere una distanza fra sé e gli altri. Del resto anch'io ho scelto una stanza in alto, ancora più in alto di quella di Caròl, perché è in cima alla torre, che è la parte più alta di tutta la casa. Svetta come il campanile di una chiesa o il maschio di un castello.
La torre è la costruzione originale. Quando l'abbiamo comprata era un rudere. Sia io sia Marin amiamo le torri, ci siamo innamorati subito di questo posto. Una torre diroccata sul lago, che cosa romantica. Adatta al momento che vivevamo. Due cinquantenni (io avevo quarantotto anni per essere precisi, e lui cinquantaquattro), ma insomma due cinquantenni che ricominciano lasciandosi una serie di rovine alle spalle e che provano a scommettere ancora una volta sull'amore.
Sull'amore. Che coraggio. A cinquant'anni, quando tutti e due pensavamo di avere chiuso, lui vedovo, io divorziata.
Insomma ci piacciono le torri, che non sono un simbolo di felicità, semmai di caduta e solitudine. Eppure abbiamo scommesso su questa torre, l'abbiamo restaurata, cioè Marin l'ha fatto, l'architetto è lui. E le ha disegnato intorno due ali che si armonizzano bene, costruite in due tempi diversi, per non rovinarci completamente. Ci è costato tutti i nostri risparmi e le nostre eredità questo progetto grandioso. Per anni abbiamo combattuto con mutui e permute e vendite. Ora la costruzione è completa ed è davvero la casa dei nostri sogni, solida e accogliente, incarnazione del nostro destino comune.

© 2004 Neri Pozza Editore

biografia dell'autrice
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Sandra Petrignani è nata nel 1952 a Piacenza e vive a Roma. Ha scritto il libro di viaggio Ultima India; i racconti raccolti in Il catalogo dei giocattoli, Vecchi, Poche storie; i romanzi Navigazioni di Circe, Come cadono i fulmini, Come fratello e sorella; le interviste Le signore della scrittura. Ha anche pubblicato La scrittrice abita qui, libro finalista al Premio Strega 2003.




4 marzo 2005