LE SINGLE

Karine Tuil
Di sesso femminile

“Alla nostra nascita aveva inciso i suoi comandamenti nelle nostre anime. Dopo averne fatto un calco sul modello biblico:
Credere nell’unicità della madre
Amare la madre
Temere la madre
Servire la madre
Cercare la compagnia della madre
Santificare il nome della madre
Onorare la madre.”


Quando un titolo è bello, è bello: semplice, essenziale, efficace. Quando un’autrice riesce a imporsi con un titolo “azzeccato” è a metà del suo cammino. Quando poi il breve romanzo che si sviluppa dopo quel titolo è divertente, scorrevole, intelligente e scritto con una maturità che appare ben superiore a quella che ci si può aspettare da un primo romanzo... Che ancora una volta la piccola Voland sia riuscita ad accaparrarsi un nome straordinario come la Nothomb? Staremo a vedere, ma intanto leggiamo Di sesso femminile, storia di una trentenne, Emma Blum, che non intende sposarsi, vive serenamente in un monolocale parigino e lavora modestamente come lettrice e correttrice di bozze per un editore che pubblica letteratura erotica. Ha una relazione con un uomo sposato e un rapporto “normale”, anche se un po’ sofferto, con il fratello che vive a New York. Ma nella vita di Emma si nasconde una mamma, la classica mamma ebrea, quella incombente, esagerata, abile nel ricatto morale e sentimentale e, colmo dei colmi, misogina: la yiddish mame di Moni Ovadia e Woody Allen, tanto per intenderci. Non compare in cielo come la protagonista dell’episodio di New York Stories e non promette di suicidarsi calcando la mano, come in un monologo di Ovadia. Minaccia “solo” di lasciarsi morire perché vuole (semplicemente?) che la figlia, zitella, si sposi con un bravo ragazzo ebreo. Un ricatto affettivo “che manipola con destrezza e del quale spruzza il contenuto come un gas lacrimogeno”. E poi, quel lavoro! “ti sembra un lavoro da ragazza per bene?”. E perché poi vivere in quel monolocale da sola, adesso che la mamma non sta bene?
Una così brava mamma è davvero una disgrazia per lei, ma anche per il fratello, non a caso fuggito a New York per potersi sposare. “Una cattiva madre era la cosa migliore che avrebbe potuto capitarci”. Ma no, loro sono fortunati, hanno una madre perfetta. Come finirà?

Di sesso femminile di Karine Tuil
Titolo originale: Du sexe féminin
Traduzione di Stefania Ricciardi
160 pag., Euro 12,00 – Edizioni Voland (Amazzoni)
ISBN: 88-88700-36-6

Le prime righe

ESTRATTO DELL’ATTO DI NASCITA N. 1085/1857

Il 6 aprile 1971 alle 9.45 è nata a Parigi (XII arrondissement)
Emma Blum, di sesso femminile.


UNA ZITELLA

Il giorno del mio trentesimo compleanno ho scoperto, allibita, che mia madre era mortale: il mistero di famiglia era svelato. Erano le otto di mattina, leggevo nella mia stanza quando lei irruppe all'improvviso urlando - le urla rimanevano il suo unico mezzo di espressione - invocando la buonanima di mio padre e Dio onnipotente perché ero una 'zitella', un 'disonore' - "trent'anni e nemmeno l'ombra di un marito." Avanzava claudicando verso di me — le gambe corte facevano sempre più fatica a sorreggerla — nel suo vestito a fiori protetto da un grembiule ancora macchiato del sangue e del grasso di un pollo appena sbudellato. I capelli, che dalla morte di mio padre non tingeva più, erano quasi trasparenti, e così radi che intravedevo il cuoio capelluto e le scaglie di eczema che lo devastavano: reazione epidermica causata dalle angosce derivanti dal mio stato di single. I tratti del viso sembravano atrofizzati: la vena che le solcava la fronte si era ingrossata, diventando violacea, mentre capillari rossastri erano esplosi all'estremità del naso, a irrigare la sua collera. La pelle era livida come dopo uno schiaffo. Quando mia madre era in preda all'ira — e le accadeva spesso — diventava un'arpia isterica che nessuna parola riusciva a calmare. La mano destra in alto - la mano colpevole, quella che regolava le lancette del mio orologio biologico — e l'altra che impugnava il coltello della carne. Ma non fu la lama a trafiggermi, no: fu il suo rancore. Lo affondava nella mia scatola cranica, scavava - senza anestesia — nel cervello spappolato, lacerava le membrane, sezionava i nervi; e così via, avanti e indietro, a triturare le carni, sbrindellare le arterie, dragare le cavità, mescolare i liquidi. Scandagliava i bassifondi della mia anima nella speranza di estrarne i pensieri più intimi — desideri impuri, sogni proibiti, sensi di colpa — mentre io incatenavo le mie fantasie, le imbrigliavo con forza, diventavo vittima della mia stessa censura. I peggiori nemici della libertà individuale siamo sempre noi stessi.

© 2005 Voland Edizioni


L’autrice

Karine Tuil è nata nel 1972 a Parigi, studia giurisprudenza, ma lascia gli studi poco prima della laurea per dedicarsi alla scrittura. A 25 anni pubblica il primo romanzo Pour la pire. L’anno seguente conferma il suo talento con Interdit che viene segnalato per il Prix Goncourt 2001. Seguono: Du sexe féminin e Tous sur mon frére.


Di Giulia Mozzato


4 marzo 2005