TESTIMONIANZE

Leila
Murata viva
Prigioniera della legge degli uomini

“L’integrazione è la possibilità di dire no. La tradizione è l’impossibilità. Non sono mai stata capace d’infrangere quella legge non scritta”

L’esistenza di una magrebina spesso non è facile. Ne sa qualcosa Leila, autrice del libro “Murata viva” nel quale ci racconta la sua vita di donna che vive in una società tradizionale ed estremista. Una vita fatta di violenze, soprusi. Una vita da schiava: schiava di suo padre, dei suoi fratelli e di suo marito. Leila non ha colpe, vive nella speranza che suo padre le rivolga uno sguardo amorevole, le dica: “Tu sei mia figlia e io ti voglio bene”. Ma questo non avverrà mai perché la tradizione e la cultura magrebina permettono che le donne vengano trattate come oggetti, come merce da vendere al miglior offerente. Anche Leila verrà venduta, a Mussa, suo futuro marito. Un uomo che non la ama, che la sposa solo per ottenere la cittadinanza francese e per avere un corpo che gli dia degli eredi, figli della violenza. Il suo matrimonio durerà pochi anni ma, per quanto negativo, le lascerà in eredità suo figlio Ryad, la luce della sua vita, una folata di vento in una giornata afosa. Solo in quel momento Leila assaporerà l’autentica felicità e il vero amore tanto agognato.
Evidente nelle pagine di questa autobiografia l’enorme contraddizione che aleggia nell’animo di Leila. Sin da bambina il suo cuore si dibatte fra la volontà di libertà da quelle leggi mai scritte ma imposte dalla tradizione e l’amore per la propria famiglia che non le permette di abbandonarla o di umiliarla. Leila sopporta fin da piccola regole che non sente sue, che non le permettono di uscire per giocare con le proprie amiche, di tagliarsi i capelli a proprio piacimento, di portare un reggiseno. Il suo senso di ribellione a tutto ciò è forte e spesso la porta a compiere gesti “sconvenienti” che le procurano nel privato lividi e nel pubblico insulti di ogni genere. Ma, nonostante i pugni, gli schiaffi e le umiliazioni, non si arrende, continua a lottare per la propria libertà, per potersi affermare come persona, per far sentire la propria esistenza. Purtroppo la battaglia non è così semplice, tenterà il suicidio per ben tre volte, combatterà fra la vita e la morte con una forza straordinaria, la stessa forza che le permetterà di affermarsi e di vivere la propria esistenza alla luce del sole, per non sentirsi più Murata viva.

Murata viva. Prigioniera della legge degli uomini di Leila
Titolo originale: Marine de force
Traduzione di Luisa Collodi
233 pag., Euro 14,90 – Edizioni Piemme
ISBN: 88-384-5473-6

Le prime righe

DUE SCALINI, un ingresso, un cartello: "Ufficio del sindaco".
Mi chiamo Leila, ho ventun anni, francese di nascita e marocchina per tradizione. Tradizione ancora fortissima: accanto a me c'è mio padre.
Non è bigotto, non è fanatico, non è cattivo. È un uomo rispettabile e rispettato. Mi picchia se non obbedisco ai suoi ordini, mi ha addestrata all'obbedienza e alla sottomissione. Mi ha riempita di pugni per obbligarmi a sposare l'uomo che sale gli scalini davanti a me.
Mi sposo davanti all'amministrazione francese. Non conosco il mio futuro marito. Non è un matrimonio, ma una formalità imposta. Potrei scappare, precipitarmi giù per le scale e chiedere aiuto. Se lo facessi, la mia vita non mi apparterrebbe più. Una ragazza plasmata da quella tradizione non può e non sa vivere lontana dalla protezione della famiglia. Il padre la educa in vista di un solo obiettivo: consegnarla nelle mani di un marito scelto da lui.

© 2005 Edizioni Piemme


L’autrice

Leila è uno pseudonimo. L’autrice di questo libro abita in una località segreta della Francia con il figlio Ryad e sta cercando di ricostruirsi una vita.


Di Marta Dettori


4 marzo 2005