TESTIMONIANZE

Suad Amiry
Se questa è vita
Dalla Palestina in tempo di occupazione

“Mi chiedo quale sarebbe stata la tua reazione se fossi vissuti sotto occupazione tutti gli anni che ci ho vissuto io, o se i tuoi diritti di consumatore, come tutti i tuoi altri diritti, fossero violati giorno e notte, se gli ulivi nei campi di tuo nonno venissero sradicato, se il tuo villaggio fosse stato spianato con un bulldozer, o la tua casa demolita...”

Molte donne hanno parlato della Palestina, dei Territori occupati e dei grandi problemi che assillano le popolazioni che vivono in un luogo senza pace. Alcune lo hanno fatto in modo diretto e drammatico, ma da osservatrici esterne, come Luisa Morgantini parlamentare europea, animatrice culturale e morale di “Donne in nero” e autrice del saggio Oltre la danza macabra. No alla guerra, no al terrorismo. Altre con lo sguardo di chi vive la tragedia sulla propria pelle, anche se dall’altro lato della barricata, come Manuela Dviri (La guerra negli occhi. Diario da Tel Aviv e Vita nelle terra di latte e miele). E poi c’è Suad Amiry, palestinese, autrice del bestseller Sharon e mia suocera, un’autrice capace di dare un taglio quasi comico a una realtà tutt’altro che divertente. È vero che anche in Palestina la vita quotidiana, comunque, continua a scorrere, con tutti i problemi di rapporti familiari che implica la normalità. E tra i familiari più “difficili” da sopportare non ci sono forse le suocere? Eccola dunque, fare una nuova apparizione: è l’ultranovantenne Umm Salim, una suocera di ferro, capace di opporsi all’occupazione militare e seguire comunque regole, orari e comportamenti assolutamente illogici.
Con il passe-partout di una narrazione leggera e divertente Suad Amiry ci apre le porte di una realtà incredibile, in cui ogni azione deve essere ponderata perché potrebbe rivelarsi fautrice di inimmaginabili conseguenze. Come l’aiuto e il trasporto in ospedale offerto dalla protagonista con spontaneità, senza riflettere, a un uomo israeliano colpito da infarto. La sua morte nell’auto lungo il percorso, che per fortuna non avviene, potrebbe avere conseguenze notevoli non solo per lei e per la nipote che l’accompagna, ma anche per tanti giovani palestinesi possibili bersagli di una cieca e inesorabile vendetta. E che dire poi della condanna a sei mesi di carcere al marito per non essere riuscito “a dissuadere la moglie dal lanciare occhiate a una soldato israeliano in servizio in Giudea e Samaria. Nessuno ha mai cercato di scoprire perché sia stato punito il marito e non quella criminale di sua moglie”. C’è poco da ridere in tutto ciò, eppure Suad Amiry riesce a trovare una certa comicità nei vicini di casa come nei funzionari israeliani, nei ceckpoint e nei soldati, negli amici e nei cani, nella case e nei paesaggi: “Dio mio, che casino questa Palestina”.

Se questa è vita. Dalla Palestina in tempo di occupazione di Suad Amiry
Edizione italiana e traduzione dall’inglese a cura di Maria Nadotti
149 pag., Euro 12,00 – Edizioni Feltrinelli (Serie bianca)
ISBN: 88-07-17106-6

Le prime righe

1.
Primo incontro con Diala

Agosto 1992

Era una torrida giornata estiva. L'ondata di calore mi stava rosolando a fuoco lento mentre, al volante della mia automobile e in preda all'entusiasmo, andavo a prendere Diala, la mia nipote diciottenne, appena sbarcata a Gerusalemme.
Doveva essere stato quell'adorabile pigiama rosa a creare un legame così forte e indissolubile tra Diala e me. Ricordo ancora vividamente la mia passeggiata lungo al-Hamra, all'epoca la strada più alla moda di Beirut. Era una deliziosa giornata d'aprile. Eccitatissima, avevo detto al proprietario del negozio di abiti per bambini al-Zahhar che volevo un pigiama molto speciale per la nipotina che mi era appena nata (nella speranza che crescesse amante del sonno proprio come la sua zietta). L'uomo mi aveva guardata con un'espressione irritata e mi aveva teso il pigiama.
"Questo è molto speciale. Ne vendiamo almeno dieci al giorno.”

© 2005 Giangiacomo Feltrinelli Edizioni


L’autrice

Suad Amiry è cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e II Cairo. Palestinese ha studiato architettura presso l'Università americana di Beirut e l'Università del Michigan, per poi conseguire un dottorato di ricerca presso l'Università di Edimburgo. Dal 1981 insegna architettura all'Università di Birzeit. Da allora si è sposata, ha acquisito una suocera e messo radici a Ramallah. Nel 1991 ha fondato, e da allora dirige, il Riwaq Center for Architectural Conservation di Ramallah (www.riqaw.org). È autrice e coautrice di numerosi libri su vari aspetti dell'architettura palestinese. Sharon e mia suocera. Diari di guerra è la sua prima opera narrativa e ha vinto il premio Viareggio Internazionale.


Di Giulia Mozzato


4 marzo 2005