La biografia


Georges Simenon
Luci nella notte

“Per quale motivo, quando aveva bevuto, credeva sempre che nessuno potesse capirlo? Forse perché in quei momenti venivano a galla cose sepolte nel profondo del suo animo, che egli stesso ignorava o voleva ignorare nella vita di tutti i giorni, e di cui era sorpreso e spaventato.”

La straordinarietà dei romanzi di Simenon è il loro saper parlare all’uomo di oggi con una intensità e una puntualità davvero sconvolgenti. Non è un caso infatti che il romanzo sia diventato un film (in uscita anche in Italia) sotto la regia di Cédric Kahn che ha solo trasportato ai nostri giorni e in Francia la vicenda che in Luci nella notte è ambientata negli Stati Uniti e negli anni Cinquanta: il cinema necessita, rispetto a un romanzo, di qualche elemento in più per permettere allo spettatore di identificarsi.
La storia narrata è molto dura, tragica a tratti, tanto che si è parlato di noir: in realtà questo è uno splendido romanzo psicologico, la rappresentazione asciutta e senza sentimentalismi della crisi dell’uomo interno allo stritolante ingranaggio urbano; la crisi della coppia incapace di parlarsi senza frapporre schermi, impotente davanti ai ritmi che separano, alle abitudini che uccidono le emozioni, agli stili di vita tutti simili e tutti omologati dal buonsenso, dalla carriera e dal giudizio sociale.
Una coppia si mette in viaggio per riportare a casa i figli dal campeggio in cui hanno trascorso un periodo di vacanza. Già prima di partire sono evidenti i segnali di tensione tra i due. Steve, il marito, è irresistibilmente trascinato in quello che lui stesso definisce “tunnel”: un bisogno di bere da cui non riesce a sfuggire, di cui prova una fastidiosa vergogna, tanto da fingere con Nancy, la moglie, e inventare stratagemmi per riuscire a ingurgitare un po’ di alcol prima ancora di mettersi in viaggio. Quando non ci sono i figli è per loro difficile parlarsi, c’è un silenzio frastornante che accompagna i primi chilometri di strada , silenzio rotto solo da qualche frase nervosa. Così quando il litigio scoppia, causato da una ulteriore sosta voluta da Steve per poter bere del pessimo whisky in un infimo, maleodorante bar, è chiaro che Nancy reagirà, impotente com’è a trattenere il marito dal percorso autodistruttivo che ha intrapreso, incapace di portarlo fuori dal tunnel, lei così sicura di sé, così “donna in carriera”, perfetta nell’aspetto e nel comportamento. La donna non aspetterà in macchina il ritorno del marito già ubriaco che ha preso con sé le chiavi dell’auto per impedirle di andarsene da sola, lascerà solo un biglietto in cui dichiara freddamente di proseguire in pullman.
Sono due gli incontri che Steve fa in altrettante soste nei bar: il primo lo vede invidiare un ubriaco felice e chiacchierone, il secondo, e decisivo, lo pone di fronte a quello che per lui rappresenterà la tragedia, ma anche forse la speranza. È l’evaso di cui stavano parlando radio e giornali l’uomo che, incontrato nel bar, gli siede al fianco in macchina, al posto della moglie, mentre lui già totalmente ubriaco rinuncia a ritrovarla. Le vicende che seguono sono la parte più noir del romanzo, ma in quelle stesse pagine incomincia ad affiorare l’inconscio di Steve che, in preda all’alcol, inizia a parlare a ruota libera, a esprimere tutto il rancore per quella moglie che ha più successo di lui sul lavoro, che è sempre perfetta, che è convinta di possedere la verità. Lui, un mediocre soffocato dalle regole e dalle abitudini, ora grida tutta la scontentezza per una vita banale, monotona e insignificante: il desiderio di trasgressione e di “evasione”, il coraggio e la libertà sono tutti sentimenti che solo l’alcol riesce ormai a surrogare.
Ma quando la tragedia si compierà e sarà la moglie la vittima, la vera vittima di tutta la vicenda, quando sarà lei a vergognarsi di sé e a sentirsi perduta, solo allora quell’uomo e quella donna potranno parlarsi, riusciranno a guardarsi davvero, saranno capaci di stringersi le mani e di sentirsi vicini, disponibili a conquistare una nuova sicurezza e a ritrovare quel sentimento profondo che di certo li univa ma che era totalmente offuscato da schermi esterni, così potenti da oscurare desideri e passioni.

Luci nella notte di Georges Simenon
Titolo originale: Feux rouges
Traduzione di Marco Bevilacqua
166 pag., Euro 14,00 – Edizioni Adelphi (Biblioteca Adelphi n. 469)
ISBN: 88-459-1949-8

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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1

Lui lo chiamava entrare nel tunnel. Era un'espressione sua, di cui si serviva solo nella sua testa e non usava con nessuno, meno che mai con la moglie. Sapeva esattamente cosa voleva dire, in che cosa consisteva trovarsi nel tunnel, ma curiosamente quando c'era dentro si rifiutava di ammetterlo, salvo di tanto in tanto, solo per qualche istante e sempre troppo tardi. Aveva provato spesso, a posteriori, a individuare il momento preciso in cui accadeva, ma senza riuscirci.
Quel giorno, per esempio, aveva cominciato il week-end del Labor Day di ottimo umore. Come altre volte, del resto. Era già successo anche che un fine settimana iniziato benissimo andasse a finire male. Ma non c'era alcun motivo perché fosse inevitabile.
Era uscito dall'ufficio di Madison Avenue alle cinque e tre minuti dopo si era incontrato con sua moglie nel solito bar della Quarantacinquesima Strada; lei era arrivata prima e senza aspettarlo aveva ordinato un martini. Nel locale le luci erano basse e pochi i clienti abituali. In realtà non vide facce conosciute perché quel venerdì, ancora più degli altri, la gente si precipitava a prendere treni e automobili per andarsene al mare o in campagna. Nel giro di un'ora New York si sarebbe svuotata e nei quartieri ormai silenziosi sarebbero rimasti soltanto uomini in maniche di camicia e donne senza calze sedute davanti alla porta di casa..
Non pioveva ancora. Fin dal mattino, e già da tre giorni, il ciclo era coperto e l'aria così pregna di umidità che si poteva fissare il sole giallo pallido come attraverso un vetro smerigliato. Ora il servizio meteorologico annunciava temporali locali e prometteva una notte più fresca.
«Stanco?».
«Non troppo».
D'estate, quando i bambini erano al campeggio, si ritrovavano tutte le sere alla stessa ora, sempre sugli stessi sgabelli; Louis si limitava a dare loro una strizzata d'occhio e li serviva senza aspettare che ordinassero. Non sentivano il bisogno di parlarsi subito. Uno dei due porgeva all'altro una sigaretta. Talvolta Nancy spingeva verso di lui la ciotola delle noccioline, altre volte era lui a passarle le olive, e lo sguardo di entrambi si posava distrattamente sul piccolo quadrante bluastro del televisore appeso in alto, in un angolo del locale. Immagini in movimento. Una voce commentava una partita di baseball, oppure una cantante si esibiva. Non aveva importanza.
«Avrai il tempo di farti una doccia prima di partire».
Era il suo modo di occuparsi di lui. Non dimenticava mai di chiedergli se era stanco, guardandolo come si guarda un bambino che sta covando una malattia o è di salute cagionevole. A Steve dava fastidio.

© 2005 Adelphi Edizioni

biografia dell'autore
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Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 76 romanzi e 26 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Fra i suoi romanzi ricordiamo: Gli intrusi, Maigret, Cécile è morta, Il primogenito dei Ferchaux, In caso di disgrazia; Félicie; La prima inchiesta di Magret; Il primogenito dei Ferchaux; I Pitard; La camera azzurra




25 febbraio 2005