Umberto Ceriani

Ha lavorato con Squarzina e Strehler ed è stato tra i fondatori della cooperativa teatrale "Teatro-Insieme", che “ha il merito di aver indicato una nuova forma di organizzazione e produzione nel campo del teatro, soprattutto per le nuove generazioni di attori”. Si è cimentato con i classici greci, Aretino, Shakespeare, Molière, Goldoni, Alfieri, Ibsen, Cechov, D'Annunzio, Pirandello, Gorkij, Brecht, Luzi, Buzzati, Maraini, Campanelli... Una carriera teatrale importante e prestigiosa che in questi giorni si è arricchita con una nuova interpretazione in Temporale di Strindberg, in scena al Teatro Grassi di Milano dall'8 aprile 2005 . La passione per il teatro viaggia per lui di pari passo con quella della lettura. E i suoi suggerimenti sono davvero originali.

Si considera un buon lettore?

Sì, credo di essere un buon lettore: a volte mi sembra di essere un po' lento nei ritmi di lettura (una volta cercai di seguire un "metodo di lettura veloce", ma mi accorsi subito che non era per me: come si fa a leggere "velocemente" Musil o Calvino o Yehoshua o Borges o Sciascia o Gadda o cento altri? anzi, secondo me, devono essere letti "lentamente"!), però mi piace anche così: oddìo, poi magari prende l'angoscia se si pensa a quanti libri non si fa a tempo a leggere nel corso della vita.

Qual è il primo titolo che ricorda di aver letto da bambino?

Il piccolo lord è il primo titolo che io ricordi. Strano, ma è così. Mi è piaciuto poi vedere un film tratto da questo romanzo, con un perfetto Alec Guinness nel ruolo del vecchio lord, nonno del protagonista.

Quali gli autori "di formazione"?

Pavese ed Hemingway gli autori di formazione all'età di tredici/quattordici anni; altro libro di formazione, e mi chiedo ancor oggi perché, l'Alain di Cento e un ragionamenti e L'uomo senza qualità di Musil, questo attorno ai diciott'anni; ecc. ecc.

Il libro (o i libri) che ha al momento sul comodino?

Sto leggendo una bella biografia di Goldoni, di Carmelo Alberti , e poi la biografia di Federico II della Fumagalli Beonio-Brocchieri, e la Saggezza dei libri di Harold Bloom: attuali volumi sul comodino.

La professione di attore richiede la lettura di molti copioni e di opere teatrali. Resta il tempo (e la voglia) per leggere romanzi o saggi?

Non leggo opere teatrali in modo smodato: solo quel tanto che basti per non essere un ignorantone e anche per proprio piacere: è chiaro che ho letto tutto Shakespeare, Goldoni, Molière e Pirandello, e non è poco; e poi, questo è il bello della mia professione, quando devo partecipare ad uno spettacolo, cerco di leggere di quell'autore anche altre opere che ha scritto, in modo di farmene un'idea complessiva ed esauriente: lo ritengo importante per la specificità del mio lavoro.

Tra gli autori che lei ha letto per lavoro quali sono stati i più amati?

Ho un legame affettivo personale con Primo Levi, di cui interpretai la versione teatrale di Se questo è un uomo al Teatro Stabile di Torino, parecchi anni fa, regia De Bosio; poi senz'altro Brecht, perché uno dei primi spettacoli di enorme successo cui partecipai, giovanissimo attore, fu Vita di Galileo al Piccolo di Milano, con la regia del grande Strehler; in seguito feci anche Un uomo è un uomo e Nella giungla delle città, sempre di Brecht.
Poi Shakespeare, naturalmente, di cui feci, sempre con Strehler, Re Lear; e quello straordinario poeta del teatro che è Cechov (Il giardino dei ciliegi). Amo molto anche recitare Pirandello (Questa sera si recita a soggetto), con le sue puntigliose circonlocuzioni, i suoi incisi, le sue virgole sapientemente distribuite, le sue irrinunciabili didascalie: per un attore è una sponda ideale.

In generale preferisce la narrativa o la saggistica?

Sono un lettore onnivoro e quindi piuttosto dilettantesco: leggo un po' di tutto. Escludo la saggistica scientifica (ahimè), ma sono avido di saggistica storica, teatrale e letteraria; stranamente rifiuto con decisione il romanzo storico (che non sia I tre moschettieri, s'intende), mentre mi piace il noir, a patto che l'autore sappia coinvolgermi entro le prime cento righe; altrimenti lo lascio: non regalo il mio tempo con troppa facilità, perbacco.

L'autore (o gli autori) che non ricorda con piacere?

Non è gradevole trinciare giudizi, sia pure a titolo personale; ci provo: trovo sopravvalutato Philip Roth (mentre amo Joseph Roth); so di dare un dolore a molti, ma non gradisco Stephen King; mi lasciano indifferenti certi scrittori minimalisti italiani contemporanei; disapprovo le iniziativie editoriali di far scrivere pseudo-libri ai comici della TV: diseducativo! Infine, non ho ancora compreso la conclamata bravura di Aldo Busi ma ci provo e ci proverò.

E quelli che rileggerebbe ancora?

Mi piacerebbe non aver ancora letto il Tolstoj di Guerra e pace, per esempio, o Umiliati e offesi di Dostoijevskij, perché avrei ancora intatto il piacere di leggerli. Mi piace rileggere brani di Sciascia e di Brancati o del Fitzgerald di Belli e dannati; i primi capitoli de I promessi sposi e anche I Buddenbrook di Mann; e ancora La certosa e Il rosso e il nero di Stendhal, Finzioni di Borges, Il processo, Il gattopardo, i noir di Chandler e le novelle di Pirandello; e altri ancora, naturalmente.

Regala libri e, se sì, qualche titolo in particolare?

Regalo libri, cercando di immedesimarmi nei gusti di chi riceverà il dono; non sempre ci riesco. Spesso ho regalato Banana Yoshimoto, se si tratta di ragazze naturalmente; oppure libri d'arte, come i cataloghi di mostre; oppure, se voglio dare al dono un aspetto vagamente “punitivo”, alcuni titoli della collana scientifica Scienza e idee diretta da Giulio Giorello per Raffaello Cortina editore. Un tempo mi piaceva regalare certi aurei libretti "All'insegna del pesce d'oro" di Scheiwiller, piccole chicche di poesia o di saggi di grandi autori: non so se la collana esista ancora. Normalmente ne compravo due copie e una la tenevo per me.

Quali saggi o testi reputa indispensabili per chi si vuole avvicinare al teatro in modo più professionale?

Provo gran divertimento a leggere le raccolte delle critiche drammatiche degli illustri critici di un passato più o meno prossimo: Praga, D'Amico, De Feo, Quasimodo, Savinio, Flaiano, Jacobbi, Chiaromonte, Bertani, De Monticelli. Penso che potrebbe costituire una buona lettura per chi volesse avvicinarsi meglio al teatro: e cioè apprendere quali furono i grandi spettacoli e i grandi interpreti del passato e leggerne i resoconti critici. Poi naturalmente ci sono le varie "storie" del teatro, manuali più o meno estesi che possono informare egregiamente sul lungo percorso da Eschilo e Sofocle a Pirandello e Botho Strauss. Raccomanderei poi, ammesso che si trovi ancora, Il teatro all'antica italiana di Sergio Tofano, Rizzoli editore, un delizioso libriccino che racconta della vita teatrale nella prima metà del '900.

Lo spettacolo cui sta lavorando attualmente? E quali saranno i prossimi impegni?

Sto preparando, al Piccolo Teatro di Milano, Temporale di Strindberg, uno spettacolo andato in scena con grande successo una ventina d'anni fa per la regia di Giorgio Strehler e che ora verrà riproposto nella stessa veste, ma con interpreti diversi, e con la direzione di Enrico D'Amato, che fu in quell'occasione stretto collaboratore e aiuto regista di Strehler. Temporale sarà in scena al Teatro Grassi dall'8 aprile 2005.

Di Giulia Mozzato


18 febbraio 2005