ECHI AMERICANI

Robert Heinlein
Straniero in terra straniera

“Ti darò io una definizione esatta. L'amore è quella condizione in cui la felicità di un'altra persona è essenziale alla tua felicità…”.

Straniero in terra straniera, all’epoca della sua uscita, scatenò non poche polemiche.
Era il 1961 e quello che poi sarà considerato tra i capolavori dello scrittore Robert Heinlein, venne accolto come un romanzo blasfemo e oltraggioso.
Tanto oltraggioso che solo ora, per merito di Fanucci, ne viene proposta l’edizione integrale.
Se il suo romanzo precedente, Fanteria nello spazio (dal quale Paul Verhoeven ha tratto il film Starship Troopers) era stato accusato di militarismo e in alcuni casi addirittura di fascismo, Straniero in terra straniera venne censurato per i molti passaggi ritenuti pornografici e per una trama che venne giudicata “offensiva per la religione”.
Una trama che, mai come in questo caso, è indispensabile raccontare.
Il protagonista, “lo straniero in terra straniera”, è Valentine Michael Smith, nato durante la prima missione umana su Marte e unico sopravvissuto alla spedizione. Michael è stato allevato dai marziani, e quando torna sulla terra è completamente inconsapevole di ciò che lo aspetta. Non sa cosa siano le donne, non conosce la cultura terrestre né il concetto di religione. Il suo ritorno è carico di conseguenze: è l’erede di un gigantesco impero finanziario, oltre che il padrone di Marte. Sotto la protezione dell’irascibile Jubal Harshaw, Michael scopre ed esplora il senso morale degli esseri umani e il significato dell’amore. Fonda una sua chiesa, predicando l’amore libero e diffondendo le capacità psichiche che ha acquisito dai Marziani; infine, affronta il destino riservato a ogni Messia…
Una trama che esplose come una bomba H nelle coscienze puritane degli “umani” americani e che anticipò quel movimento hippy che, non a caso, vide in questo romanzo un vero e proprio testo di riferimento.
In realtà in tutte le sue opere Heinlein non fece altro che combinare il realismo e l’immaginazione con le contraddizioni che scorgeva nella società americana del secondo dopoguerra: contraddizioni che ha evidenziato con la libertà di chi ha sempre rivendicato la propria condizione di anarchico razionalista. In apparenza un ossimoro, in realtà una definizione perfetta per chi crede che l’anarchia non debba per forza coincidere con il disordine e il caos.
Per lo scrittore - ed è questa la vera colpa che l’America non gli ha mai perdonato - “lo stato è una malattia incurabile del genere umano” perché “quando un posto è abbastanza affollato per aver bisogno di documenti d'identità, lo sfacelo sociale non è mai lontano. È tempo di trasferirsi altrove”.
Quell’altrove che Heinlein trovava nello “spazio” dei suoi libri: libero di scrivere, lontano dalle catene di montaggio di una società USA&getta.

Straniero in terra straniera di Robert Heinlein
Traduzione di M. Pinna
782 pag., Euro 9,50 – Edizioni Fanucci (Tascabili immaginario)
ISBN: 88-347-1053-3

Le prime righe

C’era una volta, quando il mondo era giovane, un marziano di nome Valentine Michael Smith.
I componenti della prima spedizione umana su Marte erano stati selezionati in base al postulato che il più grande pericolo che l’uomo potesse incontrare nello spazio fosse l’uomo stesso. A quei tempi, a soli otto anni terrestri dalla fondazione della prima colonia terrestre sulla Luna, qualsiasi viaggio interplanetario compiuto da esseri umani doveva essere effettuato necessariamente attraverso pericolose orbite semiellittiche a doppia tangente in caduta libera.
Il viaggio dalla Terra a Marte durava 258 giorni, e lo stesso valeva per il ritorno, al quale bisognava però aggiungere altri 455 giorni di attesa su Marte, affinché i due pianeti giungessero nuovamente nelle rispettive posizioni che avrebbero permesso la formazione dell’orbita a doppia tangente. In conclusione, il viaggio di andata e ritorno richiedeva un tempo complessivo equivalente a quasi tre anni terrestri.

© 2005 Fanucci Edizioni


L’autore

Robert Anson Heinlein (1907-1988) è nato a Butler, cittadina agricola del Missouri; studioso di fisica, è considerato uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi. È stato maestro di un tipo di romanzo nel quale l'avventura e il discorso tecnico-scientifico celano inquietanti interrogativi etici; la sua analisi sociologica sfocia in un'aperta contestazione del sistema americano, che talvolta sfiora atteggiamenti esageratamente libertari oppure apertamente reazionari e maschilisti. Durante la seconda guerra mondiale ha lavorato come Ingegnere Civile nel Laboratorio Materiali della U.S. Naval Air Experimental Station a Philadelphia. Suoi colleghi di lavoro furono altri due grandi scrittori di fantascienza di quegli anni: Isaac Asimov e L. Sprague de Camp. Terminata la guerra, si trasferì in California e riprese a scrivere. Tra le sue opere più riuscite ricordiamo Fanteria dello spazio (Starship Troopers, 1959), che descrive le imprese di un gruppo di marines dello spazio, e che ispirerà il regista Paul Verhoeven per l'omonimo film del 1997. The Man Who Sold the Moon (1950) è un inno d'amore per le immani risorse del capitalismo, mentre il suo ultimo romanzo di successo è The day after tomorrow (1974): in un'America distrutta e ridotta a un enorme campo di concentramento dai Panasiatici, sei uomini, nascosti in una cittadella segreta, preparano l'arma che consentirà la rivincita.


Di Gian Paolo Serino


25 febbraio 2005