LA FAVOLA E LA TRAGEDIA

Basilio Losada
La pellegrina

“La principessina era l’unica a sorridere, con una smorfia facile da definire: era la speranza. Durante la notte le era apparsa in sogno la vergine, e sappiamo tutti che i sogni, se li si sa interpretare, ci dicono quel che accadrà. La Vergine aveva sorriso. Era nera di pelle, come una saracena, e teneva il Bambino seduto in grembo. Anche il Bambino sorrideva”.

C’era una volta una principessa che doveva essere stata molto graziosa da bambina, prima che il vento negro la paralizzasse. C’era anche un padre che desiderava la salute dalla figlia più di ogni altra cosa. E c’erano le miracolose guarigioni, di cui si raccontava, avvenute nelle Terre della Fine del Mondo dove si trovava il sepolcro dell’Apostolo Santiago. Ma era molto, molto povero il lontano regno della principessina (una Francia oltre il Danubio) devastato da calamità, pestilenze, siccità e altri flagelli d’ogni sorta, abbandonato dai suoi stessi abitanti in cerca di un luogo più fortunato in cui vivere. “Prima che le cose arrivassero a quel punto estremo di miseria, si trovò ancora qualche dinaro per consentire al re di far preparare un carro a due ruote, con ripiano di noce e un tendone di tela incerata, sul quale far viaggiare fino alla Fine del Mondo la principessa in cerca di soccorso”. Con un mulo, quattro cavalieri senza cavalli e le due figlie dell’alfiere-camerlengo di corte, già fuggito per aprire una sartoria in Provenza, parte questa strana compagnia, che dir corteo sarebbe troppo.
La pellegrina è il racconto di questo viaggio, che culminerà nel miracolo, ispirato a una delle Cantigas de Santa Maria di Alfonso X, re di Castiglia e León dal 1252 al 1284. Il testo in rima della “cantiga”, segue una traccia precisa al fine di esaltare l’evento: “come Santa Maria guarì a Vila-Sirga una nobile dama di Francia, che aveva tutte le membra del corpo rattrappite”. Losada prende spunto da quel testo per ricostruire la società medievale del XIII secolo, elaborata nel mito e nella fantasia. In alcuni punti il racconto riesce a diventare anche ironico e pare prendere spunto dalle novelle più caste del Boccaccio. Lungo il cammino per Santiago infatti la compagnia incontra molti personaggi, contadini e giullari, ladri e assassini, religiosi ed esaltati, oltre a incespicare nella crudezza della vita, nell’illusione di un salvezza, nel fanatismo, nella speranza dell’amore, fino al finale, così simile e così profondamente diverso da quello della “cantiga”. L’autore spagnolo riesce, in sintesi, ad arricchire di elementi contemporanei un testo medievale, a rendere una storia estremamente semplice e lineare in una complessa e ricca. Come scrive José Saramago nel suo Prologo: “un alto potere evocativo, una superiore maestria di linguaggio, un’arte rigorosa di costruzione: ed ecco La pellegrina”.

La pellegrina di Basilio Losada
Introduzione di José Saramago
Traduzione e nota finale di Giuseppe Tavani
152 pag., Euro 15,00 – Edizioni La Nuova Frontiera
ISBN: 88-8373-054-2

Le prime righe

Tutti la chiamavano Principessina di Francia. Tutti, anche se il re che ne ha scritto la storia, Alfonso il Savio, non ha detto tutto, forse perché, pur essendo re e savio, non lo sapeva. Si dà il caso che di Francie ce ne siano molte, tante che qualcuna non figura nelle carte geografiche, e franchi erano tutti quelli che venivano da altre terre. Della fanciulla non ci ha detto neppure il nome, che a tutti avrebbe fatto piacere saperlo. Ha detto, questo sì, che era una dama, ma anche una bambina può essere una dama, se lo è la madre e se il padre è un cavaliere. La geografia nel XIII secolo non era una scienza esatta, e forse non lo è neppure oggi, e non so se qualcuna lo sia davvero. Fatto sta che allora non c'erano carte geografiche, e quelle che c'erano erano troppo piccole per collocarci, con i colori che le si addicevano, tutte le Francie che esistono. Ce ne sono persino alcune che si celano nel verso delle pergamene e nessuno riesce a trovarle, anche se chi ne parla è re e, per giunta, savio.
La Francia da dove veniva la principessa triste è di quelle che stanno dall'altra parte delle carte geografiche, e se la fanciulla si era proposta di percorrere su una carretta i cammini del mondo, era perché andava in cerca di un miracolo. La videro a Ratisbona, davanti alla porta della chiesa di Jakobus, e più tardi a Rocamador - Roqueamador, la chiamavano i castigliani - e in tutti i santuari del Cammino di Santiago.
I primi che l'hanno vista dicono che è stato a Zganost, oltre il Tatra. Quelli che l'hanno vista, e qui ha ragione re Alfonso, dicono anche che la principessa era piccola e rattrappita, e che laggiù nella sua terra, un altro re, suo padre, volle raddrizzarla con i consigli e i decotti di don Izaak, il giudeo, che tanto bene fece al mondo e tanto male ne fu ripagato.

© 2004 La Nuova Frontiera Edizioni


L’autore

Basilio Losada, professore di Filologia presso l'Università di Barcellona, ha iniziato la sua carriera di scrittore dopo aver dedicato una vita allo studio della lirica medievale. Grande esperto dì arte e teologia medievale, è stato anche traduttore e critico letterario ed ha vinto il Premio Nacional de Traducción nel 1991. Ha percorso personalmente per ben due volte l'intero cammino di Santiago, partendo da Roncisvalle e da Parigi. Grazie ai suoi numerosi viaggi e studi sul cammino dei pellegrini ha raccolto una estesa documentazione che lo ha reso uno dei più importanti studiosi degli usi e dei costumi del Cammino. Tra le innumerevoli opere da lui già pubblicate si segnalano O Camino de Santiago, Galicia, Historia de la literatura brasilena e Goyas.


Di Giulia Mozzato


18 febbraio 2005