LA FAVOLA E LA TRAGEDIA

Daniel Zimmermann
La città dolente

Ci metterete poco a capire quanto sia sensato quel che Dante ha visto scritto nell’anticamera dell’Inferno: “Lasciate ogni speranza, o voi ch’intrate”.
Un verso declamato in italiano. Incorreggibile primo della classe, François non ha potuto trattenersi dal recitare il seguito nella stessa lingua:
“Queste parole di colore oscuro vid’io scritte al sommo di una porta; per ch’io:’Maestro, il senso lor m’è duro.”
Muller abbozza un sorriso, si è ripreso, uno schiocco di frusta che sfiora il volto di François tronca sul nascere quel dialogo erudito.


Più brutale e più scioccante il titolo originale francese del libro di Daniel Zimmermann: L’anus du monde. “Noi qui ci troviamo nell’anus mundi”, ha scritto il medico SS ad Auschwitz, Heinz Thilo, evocando l’immagine della parte del corpo umano più sporca e impura e animale, mentre è più pacata l’idea della sofferenza nel titolo italiano “La città dolente”, pur con l’anticipazione del verso dantesco, “lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”. Ed è un mondo senza speranza, quello dell’universo concentrazionario, buio e sporco di fango e di malattie e di escrementi e di sangue e di fumo scuro di corpi cremati e di crimini indicibili e di anime nere.
Il protagonista del libro di Zimmermann è un giovane ebreo francese, François Katz, ateo, intelligentissimo, studioso di Dante. Quando i tedeschi occupano Parigi, non si preoccupa: è impossibile che siano vere le voci che arrivano dall’America sui campi di concentramento, e poi lui è francese, la sua famiglia non è osservante, lui non è neppure circonciso. Eppure succede: François si trova nel luogo sbagliato nel momento sbagliato, c’è una retata, viene portato nel campo di internamento a Drancy. È questo l’inizio di un viaggio in un duplice inferno per François- quello che lo circonda e quello interiore - scendendo nelle bolge, ritrovando in sé i peccati rappresentati da Dante, in un abisso senza fondo, nel disprezzo di se stesso. Cerca di lastricare di soldi la via dell’uscita da Drancy, corrompendo un guardiano, ma questi ha trovato la gallina dalle uova d’oro, perché mai dovrebbe lasciarlo fuggire? E François prova un’altra strada, si spaccia per contabile, gli viene dato l’incarico di selezionare i prigionieri da mettere sui convogli in partenza. È così facile mentirsi sulla destinazione di quei convogli- forse li portano dove si sta meglio, forse esiste quel “Pitchipoi” di cui si parla ai bambini per farli stare buoni quando vengono fatti salire sui vagoni. Il numero che gli chiedono di raggiungere è sempre più alto: che importa, purché non ci sia lui. E poi anche lui si trova sul treno per Auschwitz. Mette ancora in atto i meccanismi che gli assicurano la sopravvivenza, a qualunque costo: riesce a farsi assegnare al “Canada”, le baracche dove si fa incetta di tutti i beni degli ebrei, e poi diventa il beniamino di Mengele, finché dura, ogni giorno è un giorno in più. François vede tutto, vede anche se stesso come è diventato, beve vodka per istupidirsi, il suo passato di studente brillante gli torna utile: baratta dei vantaggi con dei versi di Dante, vince la sua vita in una sfida a suon di violino. Il peggio è assistere alla morte di suo padre, vedere la nudità di sua madre, ma ormai François è “blindato dentro”, riuscirà a non soccombere. Zimmermann, che ha perso 37 membri della sua famiglia nei campi di concentramento, ha scritto un libro tanto più doloroso perché scarno e impietoso, e nello stesso tempo pieno di compassione per la debolezza dell’uomo- se questo è un uomo- abbandonato a se stesso perché Dio ha distolto lo sguardo da Auschwitz.

La città dolente di Daniel Zimmermann
Titolo originale: L’anus du monde
Traduzione di Marco Cavalli
187 pag., Euro 12,00 – Edizioni Meridiano Zero (Primo parallelo n. 10)
ISBN: 88-8237-089-5

Le prime righe

Il caimano

Jacques Ravanal chiede a François Katz se non sia da imputare alle sue origini la facoltà di non avere mai alcun dubbio in merito all'esito di un concorso. François sorride nella penembra, tormentando macchinalmente con il dito il suo anello con sigillo.
- Classica domanda da ugonotto delle Cevenne fanatico e ottuso! Quante volte mi toccherà ripeterti che non sono un ebreo, malgrado le apparenze? E se proprio non si può evitare di dartene una prova, sono disposto ad abbassarmi calzoni e mutande qui sui due piedi.
È vero che, quando era nato, sua madre, medico, avrebbe voluto farlo circoncidere per motivi di igiene. Il padre si era opposto energicamente: erano due generazioni che la sua famiglia aveva rinunciato a quel genere di mutilazione, retaggio di rabbini oscurantisti, come del resto a qualunque pratica religiosa, una volontà di omologazione al razionalismo che non impediva al padre di François di militare attivamente nell'Unione patriottica dei francesi israeliti. François si appoggia con la schiena a un comignolo. La notte è serena, Parigi scintilla ai suoi piedi, i tetti della scuola di me d'Ulm rilasciano il calore assorbito durante il giorno. A differenza dei suoi compagni di corso François non vi si era mai arrampicato sopra, trovava sciocca quella tradizione iniziatica.

© 2004 Meridiano Zero Edizioni


L’autore

Daniel Zimmermann è nato nel 1935, figlio di una spia francese al servizio dei sovietici e di un'ebrea polacca emigrata in Francia dal ghetto di Varsavia. La vita dello scrittore si è impigliata nel nazismo ancora prima di cominciare: tutto il ramo familiare materno, ad eccezione della madre fuggita, è stato rinchiuso ad Auschwitz e sterminato, e il padre, smascherato, è stato decapitato dai tedeschi. Il suo debutto letterario è avvenuto nel 1961 con 80 exercices en zone interdite, una raccolta di racconti sulla guerra d'Algeria che ne narra gli orrori in chiave fortemente antifrancese. È stato un autore assai prolifico: ha pubblicato romanzi, biografie e trattati di pedagogia.

Marco Cavalli classe 1968, ha cominciato a lavorare a 17 anni e da allora non si è più riavuto né interrotto. Nella convinzione, fantasiosa, di poter continuare a leggere letteratura, si è impiegato nell'editoria e nel giornalismo. Ha tradotto dal francese vari autori (Sade, Hellens, Pagnol).


Di Marilia Picone


18 febbraio 2005