IL ROMANZO DEGLI UOMINI

Agota Kristof
L’analfabeta

“Come sarebbe stata la mia vita se non avessi lasciato il mio paese? Più povera, penso, ma anche meno solitaria, meno lacerata, forse felice.
La cosa certa è che avrei scritto, in qualsiasi posto, in qualsiasi lingua.”


Agota Kristof è nata nel 1935 in un piccolo villaggio dell'Ungheria. La sua prima infanzia è serena, l’adolescenza invece è dominata dalla povertà e dalla solitudine: mantenuta in collegio dallo Stato, prosegue gli studi, ma senza potersi permettere praticamente nulla, neppure un po’ di cibo in più rispetto a quello scarso e di bassa qualità dato in collegio o un paio di scarpe di ricambio per poter camminare quando quelle che porta si rompono. Sempre sola, lontana dal padre rinchiuso in carcere, dai fratelli che studiano in altri collegi, dalla madre che svolge un misero lavoro in uno scantinato, Agota inizia a tenere un diario e così la passione della lettura, sorta quando era ancora piccolissima, e quella di “raccontar storie”, altrettanto precoce, incomincia a connotarsi come “passione per la scrittura”. Quando nel 1953 muore Stalin, il lutto in Ungheria è d’obbligo e la scrittrice riesce a sintetizzare con straordinaria efficacia i vari sentimenti del momento: c’è chi ha subito pienamente l’indottrinamento e si sente orfano, c’è chi sorride senza farsi vedere e chi inizia a sperare in un riscatto anche se ci vorranno anni e anni prima che i crimini di Stalin vengano denunciati. La scrittrice abbandona l'Ungheria nel 1956 (aveva ventun anni) in seguito all’invasione sovietica, con un viaggio notturno e pericoloso insieme al marito e alla figlia di soli quattro mesi per raggiungere, come profuga, l’Austria; da lì passa in Svizzera, dove si stabilisce e dove lavora per cinque anni come operaia in una fabbrica. Anni di solitudine e di malinconia, di vuoto e di delusione: “queste grigie giornate di lavoro, queste serate silenziose, questa vita contratta, senza cambiamenti, senza sorprese, senza speranza”. Da allora però ha inizio la sua carriera di scrittrice teatrale, successi mai neppure sperati, soddisfazioni vere nei piccoli teatrini di paese, poi la radio, quindi la scuola di teatro, infine ecco i romanzi perché “si diventa scrittori scrivendo con pazienza e ostinazione, senza mai perdere la fiducia in quello che si scrive”.
Queste vicende, una intera vita, sono racchiuse in poco più di cinquanta pagine divise in undici capitoletti, senza che vi sia un abbandono all’emotività o al patetico (eppure certi temi si prestavano benissimo a questo tipo di emozioni), ma la Kristof, per cui lo stile rappresenta davvero anche il contenuto, non cede mai al sentimento: frasi corte, grande lucidità, precisione nella scelta dei vocaboli, consapevolezza di utilizzare un lingua appresa e proprio per questo da controllare al massimo. Non c’è neppure un atteggiamento acritico nei confronti del Paese che aveva accolto lei, il marito e la figlia piccolissima come profughi. Niente le era stato dato per niente: il ripetitivo lavoro in fabbrica, la solitudine e il senso di perdita sono stati l’alto prezzo che aveva dovuto pagare, una specie di punizione per aver deciso di fuggire dalla propria terra.
Da Ieri, un romanzo della Kristof che ebbe l’onore di essere tradotto da Marco Lodoli, è stato tratto il film Brucio nel vento con la regia di Silvio Soldini. Il film ha un finale completamente diverso rispetto al libro e la cosa diede avvio ad alcune polemiche, immediatamente stroncate dal realismo e dalla concretezza della scrittrice.
Questa autobiografia in sintesi, L’analfabeta, si legge molto in fretta, ma è così densa che necessita probabilmente di varie riletture perché possa venir colta in pieno la ricchezza di ogni singola frase e l’altrettanto vasta scoperta di “non detti” che rimarranno come grande patrimonio di riflessione per il lettore.

L’analfabeta. Racconto autobiografico di Agota Kristof
Titolo originale: L’analphabète. Récit autobiographique
Traduzione di Letizia Balzani
53 pag., Euro 10,00 – Edizioni Casagrande (Scrittori)
ISBN: 88-7713-426-7

Le prime righe

Esordio

Leggo. È come una malattia. Leggo tutto ciò che mi capita sottomano, sotto gli occhi: giornali, libri di testo, manifesti, pezzi di carta trovati per strada, ricette di cucina, libri per bambini. Tutto ciò che è a caratteri di stampa.
Ho quattro anni. La guerra è appena cominciata.
A quell'epoca abitiamo in un paesino privo di stazione, di elettricità, di acqua corrente, di telefono.
Mio padre è l'unico maestro del paese. Insegna a tutte le classi, dalla prima alla sesta. Nella stessa aula. La scuola è separata da casa nostra soltanto dal cortile di ricreazione, e ha le finestre che danno sull'orto di mia madre. Se mi arrampico, riesco a guardare attraverso i vetri dell'ultima finestra dell'aula, e vedo tutta la classe, con davanti mio padre, in piedi, che scrive alla lavagna.
L'aula di mio padre sa di gesso, di inchiostro, di carta, di quiete, di silenzio, di neve, anche in estate.

© 2005 Edizioni Casagrande


L’autrice

Agota Kristof ha scritto i romanzi. Il grande quaderno (uscito da Guanda nel 1988 con il titolo Quello che resta), La prova e La terza menzogna, pubblicato insieme ai due libri precedenti nella Trilogia della città di K.. Nel 1997 Marco Lodoli ha tradotto, Ieri, portato sullo schermo da Silvio Soldini con il titolo Brucio nel vento.


Di Giulia Mozzato


4 febbraio 2005