DAVANTI E DIETRO LO SCHERMO

Jean Lacouture
Divina
Il racconto della vita di Greta Garbo

“Per chi come noi, senza voler minimizzare il mito dell’ammaliatrice solitaria, considera la Garbo una delle attrici di questo secolo che, a partire dall’incanto provocato dal suo viso e dal suo sguardo, si è impegnata da Camille e Ninotchka a diventare un’attrice senza pari nell’universo del cinema, questo libro potrebbe concludersi mezzo secolo prima della sua morte...”

Nella mia memoria l’immagine di Greta Garbo è legata a un manifesto virato seppia che faceva bella mostra di sé sulla parte della camera da letto di mia nonna, una nonna originale a dire la verità. È uno dei miei primi ricordi legati al mondo dello spettacolo e uno dei primi miti della mia esistenza. Era lei, bellissima, vestita alla marinara in una posa fatale, a trasmettere l’idea che mai nulla e nessuno avrebbe potuto raggiungere quell’imperscrutabile fascino, quella superiorità trasmessa con lo sguardo, con le movenze del corpo. Immagino per questo facilmente l’emozione dell’autore che per caso la incrociò su un marciapiede di rue de Rivoli nel lontano 1951 e ne rimase “inebriato e sfinito dall’emozione”: era finalmente di fronte alla Divina protagonista di Cristina e Ninotchka, Anna Karenina, Grand Hotel e The Divine Woman. Questa breve biografia è frutto anche di quella emozione, oltre che di una passione personale per la Garbo come donna ma soprattutto come grande attrice. Ed è in particolare di questo aspetto della sua vita che Lacouture si occupa, ricostruendo gli anni del cinema tra pubblico e privato, tra rapporti professionali e amori, sempre in bilico tra la gioia dei successi e la delusione dei progetti mai realizzati. Greta Lovisa Gustafsson era nata a Stoccolma il 18 settembre 1905 e sembrava destinata a una vita modesta, quella che poteva permettersi una ragazza di umili origini; ma c’era la passione per il teatro a difenderla dalla mediocrità. A sedici anni viene ammessa all’Accademia Reale d’arte drammatica con compagni di studio come Alf Sjöberg, Sjöström e Bergman, ma il suo primo mentore e pigmalione sarà Mauritz Stiller, l’inventore del felice pseudonimo “Garbo”. A Stiller seguiranno Pabst, Thalberg, Brown, Feyder, Mamoulian, Cukor e soprattutto Lubitsch in un crescendo di popolarità che la porterà dall’Europa a Hollywood, fino a incarnare il viso per eccellenza del grande cinema americano. Ricostruendo attraverso testimonianze dirette, interviste e varie biografie la vita della Divina, Lacouture arriva inevitabilmente al momento della sua celebre decisione di ritirarsi dalla scene e agli anni del volontario “esilio” vissuto tra New York (gironzolando tra botteghe di rigattieri e gallerie d’arte, tra matinée teatrali e cineteche) e Davos, in Svizzera, in compagnia di Salka Viertel, Irwin Shaw e Gore Vidal. Fino alla malattia: prima un tumore al seno e poi una polmonite che la allontana da tutto, definitivamente, nel 1990.
In una bellissima scheda sull’attrice nel sito Imdb troverete anche una serie di fotografie che purtroppo in questo volume sono totalmente assenti. Come si può parlare di lei senza vederla?

Divina. Il racconto della vita di Greta Garbo di Jean Lacouture
Titolo originale: Grata Garbo. La dame aux caméras
Traduzione di Barbara Ferri
145 pag., Euro 14,50 - Edizioni E/O (Vite narrate)
ISBN: 88-7641-582-3

Le prime righe

Introduzione
Incontro con il mito

Era una tarda mattina del settembre 1951. Sul marciapiede di rue de Rivoli, lungo le arcate tra il Louvre e la Concorde, vidi due donne alte venire verso di me. Di colpo il viso di una catturò il mio sguardo. Quel viso? Quel vi...
Non ebbi il tempo di esitare: di fronte a me una signora si chinò verso il bambino che teneva per mano e, indicando col dito una delle due donne, gli mormorò all'orecchio alcune parole - probabilmente simili a quelle che un biografo attribuisce a una vecchia newyorkese che, durante una passeggiata al Central Park assieme al nipote, fece lo stesso incontro: «Vedi, Bobby, c'è sempre un buon motivo per uscire: si può incrociare Greta Garbo...».
Sì, era proprio lei, in compagnia, come seppi più tardi, della sua amica Cécile de Rothschild che la ospitava durante i suoi frequenti soggiorni a Parigi - erano passati dieci anni dalla sua rottura con Hollywood. Non portava né occhiali né cappello e teneva i capelli dalle lunghe ciocche chiare sciolti sulle spalle. Aveva uno sguardo marino. Ma per guardarla già dovevo voltarmi.
E io che non ho mai osato seguire una donna per strada, invidiando l'audacia degli eroi di Beri, di Morand o di Drieu, la seguii per quasi un'ora nel giardino allora fatiscente del Louvre, lungo i viali delle Tuileries, intorno al Carrousel e sotto le nicchie di rue de Rivoli dove i marescialli di Napoleone portano sulle spalle, come un ricordo nevoso della campagna di Russia, le defecazioni dei piccioni parigini. Eravamo in Ninotchka o in Maria Walewska?

© 2005 Edizioni E/O


L’autore

Jean Lacouture ha scritto decine di libri, tra i quali alcune fondamentali biografie di De Grulle, Ho Chi Minh, Mitterand.


Di Giulia Mozzato


4 febbraio 2005