IL ROMANZO DEGLI UOMINI

Kate Christensen
Il lamento di Epicuro

“Okay, non c’è nient’altro da scrivere e nient’altro da fare. È l’ora dell’Ultima Sigaretta, quella che Zeno ha fumato per tutta la vita; ma la mia è davvero l’ultima.”

È il protagonista antipatico più simpatico che si sia mai incontrato in un romanzo, Hugo Whittier, personaggio principale nonché narratore ne Il lamento di Epicuro della scrittrice americana Kate Christensen. Le prime parole che leggiamo nel suo diario sono, “C’è tanta gente che soffre di solitudine. Ma io no, proprio no”.
È una posa quella che assume quando si definisce “un quarantenne decrepito nella decrepita casa di famiglia, giunto al catastrofico finale di un’esistenza sprecata”? Un poco forse sì, ma a Hugo piace apparire così, uno scrittore velleitario e filosofeggiante che scrive solo il diario, un ex gigolo che si faceva mantenere dalle donne già a diciotto anni e che adesso corteggia spudoratamente la giovane au pair delle sue nipoti, fa gli occhi dolci a una cassiera e ruba una focosa amante al fratello. Gli piace dire che il cibo e il sesso sono le sue passioni, esalta una scrittrice di memorie sul cibo e indugia nel fornirci le sue proprie ricette, fantasiose e stuzzicanti anche se non sempre affidabili, proprio come lui. La descrizione del pranzo di Natale che Hugo prepara per tutta la famiglia è una versione americana con un tocco di francese del memorabile Pranzo di Babette, è il trionfo del gigionesco che è in lui. Perché, dopo quel grandioso commiato, Hugo ha deciso di porre fine alla sua vita risparmiandosi i dolori sempre più insopportabili che gli causa il morbo di Buerger. In alternativa potrebbe smettere di fumare, ma, come il sesso e come il cibo, per lui il piacere del fumo è irrinunciabile. Che cosa succede a un amante della solitudine quando i suoi spazi vengono invasi? Povero Hugo: prima arriva a Waverley (il nome della grande casa, perché al loro antenato piacevano i romanzi di Sir Walter Scott) il fratello Dennis, separato dalla moglie e con due figlie bambine, poi ritorna l’ex moglie di Hugo con la figlia che lui sa per certo non essere sua, e infine giunge anche zio Tommy, la Checca. E al famoso pranzo di Natale, oltre ai presenti, sono invitati pure la quasi ex moglie di Dennis e sua sorella, l’au pair, l’amante di Dennis (che se l’è spassata pure con Hugo) e il marito sospetto di pedofilia. Più una ridicola figura di sicario ingaggiato da Hugo per togliere di mezzo il pedofilo, possibile pericolo per tutte quelle bambine. Non c’è una trama precisa ne Il lamento di Epicuro: Hugo, sempre Hugo, è al centro del diario, con i ricordi dell’infanzia e poi la sua fuga da adolescente, le donne che lo mantenevano, il folle amore per la moglie e il tradimento di lei. Hugo con la sua ossessione per l’ordine, con quello che chiama il suo “umore garum” (una prelibatezza degli antichi romani fatta con pesce lasciato marcire…), Hugo con le sue citazioni letterarie. È incredibile come la Christensen abbia saputo dare voce ad un protagonista maschile così convincente e seducente in questa tragicommedia cinica, amara e divertente. Un unico appunto: i taccuini iniziano nell’ottobre del 2001, eppure c’è solo un cenno fugace all’11 settembre.

Il lamento di Epicuro di Kate Christensen
Titolo originale: The Epicurés Lament
Traduzione di Gioia Guerzoni
363 pag., Euro 16,50 – Edizioni Neri Pozza (I narratori delle tavole)
ISBN: 88-7305-996-1

Le prime righe

C'è tanta gente che soffre di solitudine. Ma io no, proprio no. Per me, non c'è toccasana migliore dell'assenza di esseri umani... niente tensioni, niente stress! Tutta la mia comprensione, perciò, a monaci ed eremiti, a tutti quegli individui che fanno voto di silenzio o se ne vanno a vivere da qualche parte in una grotta sperduta. Del resto ho sempre pensato, o meglio sperato, di vivere così anch'io per il resto della mia vita, o comunque per il tempo che mi rimane.
Stamattina mi sono svegliato e ho acceso una sigaretta, come sempre. Mi è venuto in mente che c'era Dennis al piano di sotto, e d'istinto mi sono allungato per afferrare la penna e frugare in cerca di questo vecchio taccuino vuoto, e sto ancora qui a scrivere di me stesso dopo aver messo la data in alto, proprio come un'adolescente che, coi seni che fanno capolino e i brufoli che non se ne vogliono andare, tiene il diario delle sue pene d'amore. Nei periodi di solitudine, si sa, le parole se ne stanno acquattate nella testa, non si degnano di fare un salto nel buio abbandonando la penna e andando a spiaccicarsi sulla pagina. Sapere che Dennis è laggiù in agguato mi rende nervoso. Ho il brutto presentimento che non se ne andrà tanto presto. La sua presenza ha deviato il corso naturale della mia vita.
Eccomi qua, quarantenne decrepito nella decrepita dimora di famiglia, giunto al catastrofico finale di un'esistenza sprecata. Ho già la mano indolenzita, le facoltà moribonde. Fuori, sotto la finestra della mia torretta, l'Hudson luccica e sfavilla con fastidioso zelo, azzurro, placido e imperturbabile oggi, ma pronto a cambiare umore domani. Se ne sta lì, ed è lì da quando sono nato, sempre mutevole, sempre nello stesso posto, in tutta la sua quiddità mercuriale.

© 2004 Neri Pozza Editore


L’autrice

Kate Christensen ha trascorso le sua infanzia in California e in Arizona. Si è laureata al Reed College e ha frequentato il lowa Writers' Workshop. Il lamento di Epicuro, accolto negli Stati Uniti da uno straordinario successo di critica e di pubblico, è il suo terzo romanzo, dopo In thè Drink e Jeremy Thrane. Vive a Brooklyn con suo marito.


Di Marilia Piccone


4 febbraio 2005