IL ROMANZO DEGLI UOMINI

Jeffrey Moore
Gli artisti della memoria

“La magia di quelle parole aveva affascinato Samira come un incantesimo, e Norval come un brutto sogno. È tutto sbagliato – pensava – a diversi livelli… La mente di Noel ruotava come un frullatore, tritando, miscelando, strapazzando forme multicolori.”

Se il protagonista del primo romanzo di Jeffrey Moore, Jeremy Davenant di Una catena di rose, era caratterizzato dalla assoluta normalità e dal saper accettare anche le parti meno nobili di sé, i personaggi che popolano questo Gli artisti della memoria sono tutti, ognuno per qualche particolare caratteristica, “anormali” o per lo meno inconsueti, e tutti scontenti di sé. Noel il protagonista (anche se non assoluto del romanzo) è affetto da una malattia piuttosto rara, la sinestesia ipermnemonica, che consiste nell’associare automaticamente e in modo incontrollabile, immagini, colori, suoni ai messaggi che recepiamo, alle singole parole, addirittura alle lettere; tale ricchezza sovrabbondante di sensazioni impedisce di compiere una selezione (cosa che avviene in ogni cervello) tra ciò che si deve ricordare e ciò che si può cancellare: Noel ricorda assolutamente tutto e lo ricorderà per sempre.
Suo amico, suo opposto ma anche suo doppio, è Narval. Estremamente simile al protagonista nel fisico, totalmente diverso nella psicologia: è cinico, pessimista, collezionista di donne per scommessa, con una vena autodistruttiva che lo porta ad assumere ogni tipo di droga e di alcolici, sembra rincorrere la morte consumando la vita all’eccesso. Un terzo personaggio, fondamentale nella dinamica del romanzo, è Stella, la madre di Noel. È affetta dal Morbo di Alzheimer e lei, ex insegnante di storia, non ricorda più nulla, nemmeno come si compiono i gesti quotidiani o il significato delle parole più elementari, per questo il figlio non può lasciarla mai sola e deve regolare la sua vita su quella della madre, una bella donna che ha poco più di cinquant’anni ma che dipende da lui come una bambina piccola. Altro amico di Noel è J.J., sarà suo sodale nelle ricerche di una medicina “magica” capace di vincere l’Alzheimer, conquisterà la fiducia della malata e permetterà al figlio devoto di trovare la chiave per riaprire la porta della memoria di Stella. C’è poi la figura femminile che fa da elemento dirompente nella storia: Samira, desiderata da tutti e tre gli amici, ognuno con diverse finalità, è come vaccinata contro l’amore, ma riuscirà a sciogliere le sue riserve quando conoscerà meglio quello strano ragazzo, impacciato e spesso assente, che è Noel.
Il romanzo è preceduto da una Prefazione firmata dal dottor Vorta, il neuropsicologo che aveva in cura Noel, e che funge da elemento connettivo tra tutti i vari personaggi.
Quanto detto non riesce a far capire le particolarità di questo romanzo dominato da un’atmosfera un po’ folle, quasi psichedelica, la trama stessa procede in modo non lineare, anche perché la struttura è inconsueta: capitoli paralleli narrati dai diversi personaggi attraverso le pagine del loro diario, descrizioni delle “esplosioni” mentali di Noel, note che in realtà entrano nella vicenda, ritagli di giornale… in conclusione una lettura affascinante e che, intelligentemente, diverte.

Gli artisti della memoria di Jeffrey Moore
Titolo originale: The Memory Artist
Traduzione di Pier Francesco Paolini
410 pag., Euro 16.00 – Edizioni Marcos y Marcos (Gli alianti n. 118)
ISBN 88-7168-422-2

Le prime righe

Prefazione

Quella che segue è una storia vera. Per oltre vent’anni ho studiato un individuo affascinante, affetto da sinestesia ipermnemonica, indicato con le iniziali “NB” nei miei numerosi opuscoli e monografie. Verso la fine dei nostri rapporti, nell’inverno/primavera del 2002, NB e sua madre (SB) entrarono in contatto con tre persone (NXB, SD, JJY) che prendevano parte a esperimenti sulla memoria da me condotti o supervisionati. Tale contatto si è rivelato portentoso – o, più precisamente serendipitoso – in quanto può considerarsi, in farmacologia, qualcosa di equivalente a versare cinque sostanze volatili in un alambicco e ricavarne un farmaco miracoloso.
Lo scrittore-traduttore professionista incaricato di raccontare la loro storia ha combinato “ricostruzioni drammatiche” con interviste, appunti di laboratorio e pagine di diario. Tali resoconti non sono stati modificati, neanche qualora fossero tutt’altro che lusinghieri nei miei confronti: nell’interesse della scienza, e poiché vanno considerati referti storici, ho ritenuto mio dovere non camuffare nulla, non sopprimere nulla.

© 2004 Marcos y Marcos Edizioni


L’autore

Jeffrey Moore divide il suo tempo tra Montréal, dov’è nato, e Val Morin, in Québec. Ha studiato all’Università di Toronto e all’Università della Sorbona (Parigi). Svolge professionalmente l’attività di traduttore, insegna al dipartimento di francese dell’Università Concordia e al dipartimento di traduzione dell’Università di Montréal, ma attualmente si dedica prevalentemente alla scrittura. Con il suo primo romanzo, Una catena di rose, ha vinto il Commonwealth Writers Prize e si è fatto amare dai lettori di tutto il mondo.


Di Grazia Casagrande


4 febbraio 2005