IL ROMANZO DEGLI UOMINI

Mauro Covacich
Fiona

“Devo restare sveglio finché non si addormenta. Quando la prendo in braccio per portarla a letto, Fiona è come un grosso gatto, dà sempre l’impressione di essere vigile, pronta a scattare, anche se ronfa. Il che mi regala l’illusione che i bacini sul collo non siano proprio un furto. Magari anche lei mi lascia fare, mi dico.”

La nostra vita è costantemente osservata da telecamere che, per i più svariati motivi di sicurezza e controllo scrutano i movimenti di tutti e spesso fanno di più: li registrano e li possono ritrasmettere a comando. Dalla banca all’ufficio postale, dal negozio di lusso al supermercato quel ronzio ci segue come una velata minaccia. E invece ci siamo abituati a questa presenza che consideriamo ormai quasi tranquillizzante. Forse ci piace? in qualche modo ci fa sentire protagonisti? non ne percepiamo più l’aspetto inquisitorio? Fiona non sente tutto questo, Fiona non ama essere osservata, lei è una bambina difficile, provata da un’esperienza di vita (così breve la sua vita e già così sofferta) che la induce a diffidare dei rapporti interpersonali, a mordere e graffiare, a scansare i contatti fisici, a evitare persino le parole, a rifiutare l’affetto di quel nuovo papà italiano, Sandro, che la vorrebbe abbracciare e baciare sul collo. Fiona non sa chi sia davvero quell’uomo che le sta accanto insieme alla moglie, Lena, una vice-mamma non haitiana (la seconda, come scopriremo più avanti). Ma il lettore capisce, pagina dopo pagina, che dietro a una facciata borghese e apparentemente inappuntabile si nasconde tutt’altra personalità: l’ideatore di un programma televisivo senza scrupoli, Habitat (praticamente identico al Grande Fratello) in cui 24 ore su 24 sono osservati con impietose telecamere alcuni ragazzi e ragazze che devono organizzare la convivenza quotidiana, affrontando contemporaneamente il giudizio del pubblico in un gioco a eliminazione che lascerà sul campo un vincitore. Sarebbe da sviluppare a questo punto il discorso del rapporto tra realtà e finzione in questo contesto: quanto di vero c’è nel reality show organizzato da manipolatori che inventano giorno per giorno i protagonisti “veri” del loro programma? quanto invece le immagini in diretta osservate dal pubblico sono falsate, guidate? Covacich fornisce una sua risposta a questi interrogativi, così come allarga le domande a un’altra faccia della medesima società “malata”: la violenza che si nasconde nell’animo di tutti e che in alcuni cerca di prendere il sopravvento. Una violenza che per lo scrittore è forse più autodifesa che aggressione.

Fiona di Mauro Covacich
242 pag., Euro 17,00 – Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN: 88-06-16863-0

Le prime righe

Lunedì, 4ª giornata di Habitat

Tra nove minuti proverò di nuovo a baciare Fiona. Meno nove. Usciamo dal retro. La telecamera dei garage ci tiene nell'inquadratura per pochi passi. Il portiere, dietro il vetro scuro, si gira a guardarci. Lo fa ogni mattina. Non resiste alla tentazione di vederci dal vivo, poi torna con gli occhi sul monitor dal quale siamo appena spariti. Le vetrine di Marri Sport sono il nostro primo specchio. Il sole disegna un'aureola beffarda sulla testa di Fiona. Anche oggi il ciclo è un pezzo di cartone celeste verniciato con l'aerografo. Tutto alle nostre spalle, dall'insegna del bar Cristallo alle macchine sulla via, ha il nitore impossibile delle immagini digitali. Adesso dovrei dire qualcosa. Ecco il papa e la sua Fiona che vanno all'asilo. Ecco il papa che accompagna Fiona con la felpa rossa nuova. Dovrei almeno puntare il dito sui capelli crespi di mia figlia e dire Fiona, puntarlo sul mio petto e dire papa. Parlatele sempre, prima o poi lo farà anche lei, assicura la psicologa. Ma Fiona mette le mani sul vetro in cerca degli skateboard e io resto zitto accanto a lei.
Meno otto. Un aereo staccatesi dalla pista di Linate strappa il ciclo dolcemente, mostrandoci la sua pancia da orca volante. Riprendiamo a camminare tenendoci per mano. Negli ultimi giorni me lo permette. Ieri, quando mi sono chinato verso la sua guancia sinistra, non mi ha graffiato, non mi ha morso, si è solo scansata. Tra poco riproverò. Passiamo la Graphotecnica a saracinesche ancora abbassate

© 2005 Giulio Einaudi Editore


L’autore

Mauro Covacich è nato a Trieste nel 1965. Ha pubblicato: Storia di pazzi e di normali, Colpo di lama, Mal d'autobus, Anomalie, La poetica dell'Unabomber, L'amore contro e A perdifiato.


Di Giulia Mozzato


4 febbraio 2005