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Giancarlo Dettori

È considerato uno dei pilastri del teatro italiano da molti anni, attore sensibile e intelligente, è in scena da due stagioni con La brocca rotta di Heinrich von Kleist, recitato assieme a Franca Nuti, della quale già vi abbiamo proposto un’intervista proprio in questa rubrica di Café Letterario. Vediamo insieme quali testi ci suggerisce di leggere un grande attore.

Quando ha iniziato ad amare la lettura e che tipo di studente ricorda di essere stato?

Sono stato un pessimo studente, con un pessimo temperamento, pieno di crisi e di domande. Una volta, in seconda liceo, avevo fatto una pernacchia all’insegnante di chimica e venni espulso per un mese da tutte “le scuole del regno”. Un po’furbescamente dissi a mio padre che se non mi avesse permesso di uscire di casa per un mese mi sarei dedicato alla letteratura russa, così feci: lessi fino alla nausea, anche i grandi poeti del Trecento e del Quattrocento; fu un periodo veramente illuminato della mia vita.

Chi l’ha consigliata nelle sue prime letture?

Mio padre. Egli, da buon lettore, aveva una biblioteca molto fornita. Oltre ai classici della mia generazione possedeva anche quelli della precedente. Quando ho terminato gli studi e sono entrato nell’Accademia nazionale di arte drammatica i miei interessi si sono spostati sul teatro, il mio rapporto con la parola scritta è diventato così il rapporto con il teatro. Ho incominciato a leggere testi teatrali a scapito dei romanzi, fatta eccezione per quei romanzi la cui reale vocazione è il teatro: ho celebrato Antonio Tabucchi, interpretando per la prima volta Il tempo stringe, che fu una delle regie straordinarie di Strehler, poi Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa, sempre di Tabucchi. L’anno scorso ho realizzato invece La peste di Camus.

Quali personaggi di romanzi vorrebbe vedere in scena?

Dr. Jekyll e Mr. Hyde (da Lo strano caso del dr. Jekyll e di Mr. Hyde) e i personaggi delle opere di Kafka.

Cosa ne pensa del teatro attuale?

Oggi il teatro è diventato improbabile, terrificante, ripugnante. Assistiamo a delle “cose”, non a degli spettacoli teatrali.

Proviamo a salvare qualcuno…

Non posso credere che si scriverà sempre male per il teatro. Ci sono autori che hanno voglia di realizzare buoni testi teatrali, come ad esempio Peter Brook.
Nel nostro piccolo credo che Cesare Lievi si stia incamminando sulla strada giusta; le sue qualità di poeta, di drammaturgo, di regista e di “uomo sensibile”, gli possono dare davvero una grande chance.

A un giovane che si accosta oggi al teatro, che testi consiglierebbe di leggere?

Oggi, nelle numerose scuole di teatro si fa fatica a trovare un giovane che sappia recitare molto bene. Ritengo inutile consigliargli cosa leggere, sarà lui stesso che andrà a cercare i libri di cui sente il bisogno per progettare se stesso.

Regala libri? Quello che ha regalato di più?

Sì, ogni tanto. Regalo anche libri che non corrispondono ai miei gusti. Ho regalato dei classici, testi di poesie, soprattutto Luzi, di cui sono grande fan. Sono anche molto innamorato di Gesù Cristo, che considero il più grande cantautore, quello però non si regala, si conquista.

C’è un libro o un autore che le piacerebbe leggere?

Mi rammarico sempre di non aver letto un solo romanzo di Thomas Mann, ma ci sono tanti libri che, se avessi tempo, rileggerei volentieri. Sono anche convinto che non siamo noi a cercare il libro, ma è il libro stesso che ci viene incontro. Mi capita infatti molto spesso di andare a comprare un libro preciso, ma di uscire dalla libreria con un altro.

Di Piera Passalacqua


21 gennaio 2005