VITE

José Manuel Fajardo
Vite esagerate

«Ho scoperto diversi anni fa che sono le vite degli altri a meritare di essere raccontate. E solo attraverso di loro sono riuscito a comprendere qualcosa della mia”.

Cercate un libro davvero interessante, vario, un po’ enciclopedico? ecco quello che fa per voi.
Nella presentazione del volume Fajardo scrive: “Qui sono raccolte ventidue vite degne di essere ricordate. Vite memorabili per quanto hanno avuto di terribile, crudele, affascinante, esagerato. Sono diciannove ritratti di personaggi storici e tre di personaggi di fantasia, perché la finzione fa parte della nostra realtà. Ventidue espressioni della condizione umana, che vanno dall’eroismo al crimine, dall’idealismo alla tirannia degli istinti bestiali, dall’avidità all’altruismo. Ventidue frammenti di memoria che, in qualche modo, ci forniscono la chiave per capire meglio il presente”. Sono le parole migliori per descrivere un libro in cui ogni capitolo è a sé, ogni storia è un affascinante racconto storico.
La sua selezione parte dalle vite degli avventurieri: sir Francis Drake il corsaro gentiluomo in perenne corsa per accaparrarsi ricchezze; Leif Eiriksson, vichingo figlio di Eirik il Rosso, nel regno di Midgard, il serpente; Catalina de Erauso detta la Monaca Alfiere protagonista di una vita paradossale nella quale ci fu “un tempo per tutto: per uccidere e per rimanere ferita, per essere perseguitata dalla giustizia e per impartirla; per combattere a cavallo contro gli indios e a bordo di una nave da guerra contro gli olandesi...”.
La seconda parte del libro è dedicata gli artisti: Rostand e il suo Cyrano de Bergerac “tra la spada e la penna”; Shakespeare e Cervantes in un parallelo tra due esistenze assolutamente uniche; Charlie Parker talentuoso musicista succube dell’eroina e dell’alcol; Emilio Salgari, temerario e arrogante, incapace di vivere “come figlio del commerciante Luigi Salgari” ma deciso a morire come la Tigre della Malesia.
Affascinanti anche le vite dei rivoluzionari: Jean Lambert Tallien protagonista del termidoro; Robespierre, il dio della Macchina sottoposto al rigore delle leggi da lui stesso emanate; Pancho Villa e la leggenda del bandito buono, coraggioso combattente e grande seduttore; il marinaio Vakulencuk, la cui uccisione, perché bolscevico, sulla corazzata Principe Potëmkin Tavriceskij fu la causa scatenante del celeberrimo ammutinamento; Detroit Red, “il nero bellone e impomatato che trafficava un po’ di tutto nel quartiere newyorkese di Harlem o nel ghetto di Boston duranti gli anni della Seconda guerra mondiale” e Malcolm Little, “il ragazzino nero con la pelle chiara e i capelli rossicci che fu vittima del razzismo prima ancora di nascere”, e Malcolm X, “il leader nero che si scagliò contro i diavoli bianchi”: tre personalità di un unico uomo.
Più inquietanti le vite dei potenti: Tomás de Torquemada protagonista perfetto per “una cronaca criminale delle buone intenzioni”; Al Capone, la cui “carriera delinquenziale fu folgorante e strepitosa come si conveniva ai ruggenti anni Venti”; il mistero americano dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. E ancora Aristotele Onassis, “un re Mida dei sentimenti: l’amore nelle sue mani si trasformò in denaro. Quello fu il premio della sua tenacia. E la sua punizione”.
Si chiude l’elenco con un terzetto di vittime: Bartolomé de Las Casas, tormentato da un dubbio diventato atroce in vecchiaia e da lui stesso descritto (curiosamente in terza persona) nelle pagine della sua Storia delle Indie: “il prelato ha potuto in seguito constatare e comprendere che ridurre in schiavitù i neri era ingiusto quanto nel caso degli indios... e non è sicuro che l’ignoranza in materia e la sua buona fede gli serviranno da scusa davanti al giudizio di Dio”. Sulle tracce dei moreschi Fajardo incontra i discendenti dei perseguitati e degli afflitti di quattro secoli prima: gli andalusi di Rabat. Infine la vittima per eccellenza il capitano Alfred Dreyfus, “involontario protagonista di una tragica vicenda che lo aveva travolto e aveva disilluso le sue convinzioni personali”.
Le brevi biografie inventate, che concludono il volume e che Fajardo sicuramente si è molto divertito a scrivere, riguardano un cavaliere folle di libertà, un vampiro e i lupi mannari.

Vite esagerate di José Manuel Fajardo
Titolo originale: Vidas exageradas
traduzione di Pino Cacucci
215 pag., Euro 14,00 – Edizioni Guanda (Biblioteca della Fenice)
ISBN: 88-8246-598-5

Le prime righe

Oggi è ieri


A volte agli scrittori che in passato hanno esercitato la professione di giornalisti viene chiesto cosa li abbia spinti ad abbandonare il giornalismo per la letteratura. È una domanda che da l'idea di quanto sia screditato oggi il mestiere di giornalista, proprio quando viviamo nella società dell'informazione. Perché, di fatto, il giornalismo scritto è letteratura. Spesso letteratura mediocre, ma anche i romanzi mediocri o le poesie mediocri abbondano, eppure nessuno mette in dubbio il carattere letterario degli uni e delle altre.
La letteratura da giornale cavalca vari generi. Può assumere forma narrativa, saggistica e persino teatrale, perché un'intervista ben costruita ha molto del dialogo drammatico. Ma soprattutto, stabilisce un vincolo permanente con la realtà degli altri. È la vita degli altri la principale protagonista di questo lavoro, persino negli articoli d'opinione.
La letteratura da giornale è inoltre memoria viva e possiede l'irresistibile attrazione delle cose che palpitano ancora, anche se spesso tale ricordo è di breve durata: si riduce all'immediato, riferisce gli avvenimenti con tanta premura che questi sembrano sorgere dal nulla, come un incomprensibile susseguirsi di epifanie. Il giornalismo ha bisogno oggi più che mai di una memoria lunga che dia senso all'attualità, perché il presente non è altro che un'estremità del filo del tempo, la manifestazione di un momento fugace in un processo storico. Tutto si trasforma in passato a velocità vertiginosa, comprese queste righe che ho scritto e che avete appena letto. Appartengono già al passato. Ed è questo passato divenuto memoria a dirci chi siamo, da dove veniamo, quali sono i nostri timori, o i nostri sogni.

© 2004 Ugo Guanda Editore


L’autore

José Manuel Fajardo è nato a Granada nel 1957 e ha passato la maggior parte della sua vita a Madrid. Ha interrotto gli studi di legge durante le agitazioni degli anni successivi alla morte di Franco per dedicarsi al giornalismo culturale. È stato redattore di «Cambio 16» dal 1985 al 1993, e nello stesso periodo ha collaborato ai quotidiani «El Pais», «Ya», «Liberación» e «Pueblo». Attualmente collabora al quotidiano «El Mundo». Ha scritto i romanzi Lettera dalla fine del mondo, Al di là dei mari e Una bellezza convulsa.


Di Giulia Mozzato


21 gennaio 2005