VITE

Scott Donaldson
Hemingway contro Fitzgerald
Il racconto di un'amicizia difficile

“Ciò che Fitzgerald amava di Hemingway era la versione idealizzata di quel tipo d’uomo – coraggioso, stoico, autorevole – che lui non sarebbe mai stato. Ciò che Hemingway amava di Fitzgerald era la vulnerabilità e il fascino che il personaggio in cui si era calato gli imponeva di disprezzare. In effetti, erano tutti gli ingredienti di una storia toccante: quella di un grande scrittore che non si risparmia le umiliazioni, cercando invano il sodalizio con un altro scrittore dal cuore duro come la pietra.”

Scott Donaldson è presidente della Hemingway Society ma è anche uno dei massimi esperti dell’opera di Francis Scott Fitgerald. Di entrambi, appare con evidenza in queste pagine, ama la scrittura, il genio creativo, la privilegiata esistenza fuori dalle regole. Tutti fattori, ampiamente ricostruiti nel volume, che accomunano le loro figure e caratterizzano le opere. Impossibile riassumere in poche righe quello che è intensamente raccontato in quasi cinquecento pagine da un uomo che ha dedicato la sua vita allo studio dei due autori. Più semplice parlare dell’importanza di questo testo che approfondisce non solamente il complesso rapporto tra protagonisti importanti della letteratura americana, ma soprattutto le sfumature psicologiche della relazione tra due uomini che si sono conosciuti bene, che hanno a lungo apprezzato il lavoro reciproco e che hanno finito per allontanarsi definitivamente per una complessa serie di motivazioni.
Donaldson ricostruisce, attraverso carteggi e testimonianze nonché brani delle opere letterarie, gli anni che li hanno visti protagonisti tra gli Stati Uniti e l’Europa: già celebre Fitzgerald, alle prime pubblicazioni (grazie anche all’interessamento dell’amico) Hemingway, con coprotagonisti del calibro di John Dos Passos o Getrude Stein in quella Parigi anni Venti entrata nel mito.
Tutti noi conosciamo i tratti fondamentali delle due personalità. Ne esce comunque un’immagine più fragile e meno competitiva per Fitzgerald (“il conformista”), uomo esibizionista e totalmente succube dell’alcolismo, la “tartaruga” tra i due in un’immaginaria gara da lui stesso pensata, e quella più viscerale, coraggiosa e facile alla rabbia e all’invidia di Hemingway, un amico crudele e opportunista, una vera “lepre” sempre in corsa, di cui l’amico scriveva “tutto ciò che sono riuscito a fare me lo sono conquistato attraverso una lotta lunga e accanita, mentre Ernest ha quel tocco di genio che gli permette di sfornare cose straordinarie con facilità”.
Quanto questo rapporto influenzò le rispettive scritture? E come un’amicizia basata su affinità elettive si trasformò in un inconciliabile dissidio?

Hemingway contro Fitzgerald. Il racconto di un'amicizia difficile di Scott Donaldson
Titolo originale: Hemingway vs. Fitzgerald. The Rise and Fall of a Literary Friendship
Traduzione di Raffaella Belletti
476 pag., Euro 16,00 - Edizioni E/O (Vite narrate)
ISBN: 88-7641-583-1

Le prime righe

Prefazione


Come tutti gli scrittori ben sanno, quando «vivete in un libro» - per citare Fitzgerald - i suoi personaggi cominciano a popolare la vostra vita. Sono nei vostri pensieri mentre lavorate e non li abbandonano neppure quando lasciate la scrivania. Spesso vi fanno visita durante la notte, evocando il ricordo di qualcosa che vi era sfuggito nelle ore di veglia o che non sapevate di sapere, come dice Frost sul brivido della scoperta nelle poesie. A volte invadono i vostri sogni.
Nelle prime ore del mattino del 31 marzo 1999 ho sognato Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald. Forse è stata la straordinaria luna azzurra fuori dalla finestra a riportarli in vita, fatto sta che loro erano là, sul ring, e facevano a pugni. Sapevo che era assurdo. Non ci sono testimonianze che Scott ed Ernest si siano mai battuti, e poi sarebbe stato un incontro davvero impari, nel quale Hemingway, più grosso, più pesante e con maggiore esperienza, avrebbe senza dubbio «fatto fuori» (questa la sorte che secondo Maxwell Perkins toccava ai suoi awersari) Fitzgerald, di costituzione mingherlina.
Eppure... Quando era ubriaco, Scott faceva le sue brave scazzottate e veniva regolarmente picchiato di santa ragione. Le botte erano l'espressione tangibile, concreta, del suo bisogno compulsivo di farsi umiliare. A Ernest piaceva battersi, ed era fiero della sua maestria. Non si muoveva con la scioltezza di un pugile esperto ma, come hanno testimoniato Morley Callaghan e altri, gli piaceva darle e sapeva darle sode. In un vero combattimento avrebbe sicuramente messo Fitzgerald ko.

© 2004 Edizioni e/o


Di Giulia Mozzato


21 gennaio 2005