TRA STATI UNITI E INGHILTERRA

David Peace
Millenovecento80

“E poi, da qualche parte, mi torna in mente che è quasi Natale, e di colpo mi odio, mi domando cosa credevo di fare, cosa credevo che avrei fatto, perché i brutti sogni non se ne vanno, si limitano a restare brutti, come i mal di testa e il mal di schiena, l’omicidio e le menzogne, come le urla e i sussurri, le grida dei cavi e dei messaggi, come le voci e i numeri…”.

Una scrittura sincopata e crudele, martellante ed ossessiva come la storia che racconta: una storia capace di tagliare le nostre vene d’inchiostro nero.
David Peace – autore che in Inghilterra e Francia sta riscuotendo un ampissimo riscontro di pubblico - torna a raccontarci dei suoi “luoghi oscuri”: luoghi che, non a caso, ricordano le atmosfere del miglior Ellroy e che ci raccontano di come la violenza sia ormai ovunque.
Nelle strade come nelle nostre teste.
La violenza non è più relegata in un trafiletto di nera, ma innalzata agli altari dei riflettori catodici sino a diventare la partitura dei nostri tempi (im)mediati.
Peace ci racconta tutto questo: ci racconta di un’epoca, la nostra, dove i crimini commessi contribuiscono a definirci.
I protagonisti dei suoi libri – in questo come nei precedenti “1974” e “1977”- sembrano voler testimoniare che siamo tutti colpevoli: non c’è salvezza, non c’è innocenza, non ci sono alibi per i nostri cuori calibro 22 capaci solo di sparare a salve.
Il male oggi è formato tabloid: affonda tra le macerie morali dei nostri sé relegandoci a spettatori esigenti di guerre al pixel. Siamo complici inerti di un destino nero che, al posto di trafiggerci, ci sovrasta, ci confonde, si diffonde per poi svanire in quell’alibi perfetto che è il nostro domani.
A noi non rimane che tuffarci in storie come queste dove la realtà diventa una fiction che non smette di pulsare in quello che James Ballard, anni fa, definiva profeticamente “inner space”:quello “spazio interiore” dove la violenza batte sincopata nel cuore di un mentre.
E mentre si affrontano le ultime pagine ci si rende conto che il prezzo da pagare non è certo quello stampato in quarta di copertina, ma il comprendere che certi “luoghi oscuri” sono anche i nostri.

Millenovecento80 di David Peace
Traduzione di Marco Pensante
378 pag., Euro 14,00 – Marco Tropea Editore (Fabula n. 161)
ISBN: 88-459-1898-X

Le prime righe

1


“Uno sparo…
Sono sveglio, sudato e impaurito.
Giù da basso squilla il telefono, prima dell’alba, prima della sveglia.
I LED del quadrante dicono 5:00, nella testa ho ancora omicidio e menzogne, guerra nucleare:
Il Nord dopo la bomba, le macchine uniche sopravvissute.
Scendo dal letto e vado di sotto a rispondere.
Torno di sopra e mi siedo al freddo sul bordo del letto, Joan finge di dormire ancora.
Alla radio Yoko Ono dice:
“Non è affatto finita un’era. Gli anni ottanta saranno lo stesso bellissimi, e John ci credeva”.
Dopo qualche minuto dico: “Devo andare a Whitby”.
“Allora era lui?”, domanda, sempre girata dall’altra parte.
Sì, dico e penso…
Tutti ottengono quello che vogliono”.

© 2004 Marco Tropea Editore


L’autore

David Peace (1967) è nato e cresciuto nel West Yorkshire. Il suo Red Riding Quartet comprende anche 1974 e 1977 (MeridianoZero, 2001, 2003) e Millenovecento83, di prossima pubblicazione nelle edizioni Marco Tropea. Nel 2003 la rivista Granta ha selezionato Peace tra i venti migliori giovani scrittori della Gran Bretagna. Vive a Tokyo con la moglie e i figli.


Di Gian Paolo Serino


21 gennaio 2005