FILOSOFI D'OGGI

Richard Rorty, Gianni Vattimo
Il futuro della religione
Solidarietà, ironia, carità

“Le differenze tra Vattimo e me si riducono alla sua capacità di cogliere il sacro in un evento passato e al mio senso del sacro come qualcosa che può risiedere solo in un futuro ideale.” Richard Rorty

“Come la letteratura occidentale non sarebbe pensabile senza i poemi omerici, senza Shakespeare, senza Dante, così la nostra cultura nel suo più ampio insieme non avrebbe senso se volessimo tagliarne via il cristianesimo.” Gianni Vattimo


Richard Rorty, uno dei maggiori esponenti del postempirismo statunitense, definisce nel saggio che apre questo volumetto, Anticlericalismo e teismo, le due categorie di filosofi che oggi si dichiarano “atei”. La prima è composta da coloro che reputano che la scienza moderna abbia dato tutte le risposte a quei fenomeni che prima venivano ricondotti al concetto di Dio e ad essi Rorty risponde che “essere religiosi, nell’Occidente moderno, non ha molto a che vedere con la spiegazione di fenomeni specificamente osservabili”.
La seconda da coloro che utilizzano il termine ateo come sinonimo di anticlericale (e tra questi include se stesso). L’anticlericalismo è però, sottolinea il filosofo americano, una “visione politica e non epistemologica o metafisica” e tende a dimostrare come la fede religiosa sia (indipendentemente dalla sua verità) politicamente pericolosa ma può non essere argomento di discussione finché rimane nella sfera privata e non impone le sue regole alla collettività. Rorty colloca appunto la sua riflessione in questa seconda categoria di pensatori, quelli che definisce “religiosamente non musicali”.
Questa autocollocazione mette in contatto Rorty con Vattimo che in Credere di credere aveva sostenuto, senza collegare religione a verità, la “ragionevolezza di un ritorno alla religiosità dell’età giovanile” e inoltre affermato che “non ha più tanto senso contrapporre così nettamente fede e ragione”. Il filosofo italiano vede infatti nell’amore evangelico, in quello che definisce il “comandamento dell’amore”, una tensione vincente per il mondo contemporaneo.
L’elemento che aveva caratterizzato la battaglia tra religione e scienza nei secoli passati era la volontà dell’una e dell’altra di avere una supremazia culturale sugli uomini; la scienza ne era uscita vincitrice e aveva fornito allora i mezzi per attuare una più sapiente cooperazione sociale, oggi invece è necessaria una spinta diversa, forse può essere quella religiosa.
Rorty, concludendo il proprio discorso, indica le differenze di formazione culturale tra sé e il collega italiano: mentre lui era cresciuto “senza alcuna religione”, Vattimo era stato formato in un ambiente cattolico. Ma, afferma, la sua “speranza ingiustificabile” per il futuro e la memoria dell’incarnazione da cui dipendono tutti i nostri sforzi attuali (testimoniata dal filosofo italiano) indicano che può non esservi conflitto tra la posizione di un credente e quella di un non credente.
Nel saggio seguente, L’età dell’interpretazione, è Vattimo a presentare le proprie tesi, indicando la possibilità, a suo parere sempre più attuale, del riproporsi di altri “casi Galilei” cosa che rende sempre più difficile il dialogo tra la Chiesa e le altre religioni del mondo.
Unica autentica e vincente possibilità è quella di assumere il messaggio evangelico “come principio per la dissoluzione delle pretese dell’oggettività”. La capacità del messaggio cristiano di “liberarci dagli idoli” è effettivamente molto attuale e in questo modo potrebbe venir sanato anche il contrasto tra verità e carità: “La sola verità che la Scrittura ci rivela, quella che, nel corso del tempo, non può subire nessuna demitizzazione… è la verità dell’amore, della caritas”.
C’è quindi l’esigenza che l’uomo contemporaneo assuma la propria “storicità cristiana” e che si senta inserito nella tradizione aperta dall’annuncio di Cristo.
Il volume poi si chiude con un dibattito diretto tra i protagonisti di questa pubblicazione sollecitati da Santiago Cabala da cui è firmata l’ampia e chiarificatrice introduzione al volume.

Il futuro della religione. Solidarietà, ironia, carità di Richard Rorty e Gianni Vattimo
A cura di Santiago Zabala
93 pag., Euro 12,00 – Edizioni Garzanti Libri (Saggi)
ISBN: 88-11-60040-5

Le prime righe

TESTI

ANTICLERICALISMO E TEISMO
Richard Rorty


Un giorno gli storici delle idee potranno osservare che il XX secolo è stato il secolo durante il quale i professori di filosofia hanno smesso di porsi domande sbagliate - di chiedersi per esempio che cosa esista davvero, quali siano i limiti e gli scopi della conoscenza umana, come il linguaggio si connetta alla realtà. Queste domande muovono dall'assunto che la filosofia possa essere esercitata senza storia. Il loro presupposto è l'idea sbagliata che l'ispezione delle pratiche attualmente operative possa fornirci una comprensione della «struttura» di qualunque possibile pratica esercitata dall'uomo.
«Struttura» è solo un'altra parola per indicare «essenza». I movimenti più importanti nella filosofia del Novecento sono stati antiessenzialisti. Questi movimenti non sì sono curati delle ambizioni dei movimenti che li hanno preceduti, positivismo e fenomenologia, e di fare quel che Fiatone e Aristotele speravano di fare: ricavare la mutevole apparenza dal durevolmente reale, il meramente contingente dal veramente necessario. Esempi recenti di questa noncuranza sono Marges de la philosophie di Jacques Derrida e The Empirical Stance di Bas van Fraassen. Questi libri hanno alle spalle Sein una Zeit di Heidegger, Reconstruction in Philosophy di Dewey e Philosophische Untersuchungen di Wittgenstein. Tutti questi libri antiessenzialisti ci spingono a liberarci delle vecchie distinzioni greche tra apparente e reale, tra necessario e contingente.

© 2005 Garzanti Libri Edizioni


Gli autori

Richard Rorty (New York, 1931) è uno dei filosofi contemporanei più autorevoli e seguiti. Tra le sue opere pubblicate in Italia ricordiamo i due volumi di Scritti filosofici, La filosofia dopo la filosofia, La filosofia e lo specchio della natura, gli Scritti sull'educazione, La svolta linguistica e Una sinistra per il prossimo secolo. L'eredità dei movimenti progressisti americani del Novecento. È attualmente Professor of Humanities alla University of Virginia.

Gianni Vattimo (Torino 1936) è tra i più noti filosofi italiani, tradotto in varie lingue, oltre che collaboratore di prestigiosi giornali e riviste, a cominciare dalla «Stampa». Insegna filosofia teoretica all'Università di Torino ed è autore di numerosi studi sulla filosofia tedesca dell'Ottocento e del Novecento. Ha pubblicato Le avventure della differenza, La società trasparente, La fine della modernità, Filosofia al presente, Credere di credere, Dialogo con Nietzsche, Dopo la cristianità e Nichilismo ed emancipazione.

Santiago Zabala (1975) è dottorando in filosofia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e autore di Filosofare con Ernst Tugendhat. Il carattere ermeneutico della filosofia analitica. Attualmente sta preparando la Festschrift per i settant'anni di Gianni Vattimo nel 2006 per la McGill-Queen's University Press.


Di Grazia Casagrande


21 gennaio 2005