VARIETA' DI VOCI NARRATIVE

Torgny Lindgren
La ricetta perfetta

“La mia pölsa”, disse lei, “è piuttosto semplice. Ce n’è di ben meglio. E c’è una pölsa che è praticamente la migliore. Poi c’è anche una pölsa che è sublime. Ma di questa non si può parlare.”

Un cronista che inventa le storie che racconta può essere considerato un buon giornalista? A questo interrogativo danno due risposte assolutamente antitetiche il cinquantenne corrispondente locale di un paese nel freddo entroterra svedese e il caporedattore di un grande quotidiano svedese, che lo licenzia in tronco per la sua inammissibile “creatività”. Passano decine di anni, in cui il giornalista non scrive più nulla e lo ritroviamo più che centenario in una casa di riposo, alla ricerca della vita eterna e reduce dall’aver ricevuto una “buona” notizia: la scomparsa del vecchio caporedattore...
“Una sorella del suo bisnonno era passata attraverso la vecchiaia uscendone indenne dall’altra parte all’età di centocinque anni. Ma poi l’aveva presa una sorta di frenesia, con smania e nel giro di un paio d’anni aveva ripercorso a ritroso la terza età e gli anni della maturità e della giovinezza, si era rituffata con voluttà nell’infanzia e aveva cominciato a giocare con i gattini e le bambole, e infine, col pollice in bocca, si era rannicchiata in posizione fetale tornando allo stato prenatale. L’esempio di Sara Vilhelmina poteva servire da monito. Lui aveva tutte le intenzioni di stare in guardia”, per attraversare questa età e sopravvivere alla propria vecchiaia. E la scrittura non poteva essere una chiave per la porta dell’immortalità? Adesso che il caporedattore non c’era più era possibile riprendere le fila interrotte cinquant’anni prima e chiudere quell’articolo iniziato all’epoca che doveva raccontare le “avventure” di due nuovi abitanti del luogo: Lars Hölström, nuovo maestro elementare di Avabäck, attirato in quelle zone dall’alta percentuale di malati di tubercolosi, malattia di cui vuole indagare ogni caratteristica, e Robert Maser, in realtà Martin Bormann, criminale di guerra nazista in fuga sotto mentite spoglie. La sottile linea che divide la fantasia e la realtà, la cronaca e l’immaginazione svanisce nel racconto ripreso dopo tanti anni. I due protagonisti scoprono un piatto locale meraviglioso che non avevano mai assaggiato prima di arrivare in Svezia e se ne innamorano al punto da allearsi alla ricerca della ricetta perfetta, della pölsa sublime, assoluta, ineguagliabile. E il nostro irriducibile vecchio descrive questa spasmodica ricerca che in fondo, come sottolinea anche Luca Scarlini nella sua Postfazione, rappresenta la ricerca della felicità. Parallelamente prosegue il racconto delle giornate dell’autore di questa storia, nel momento in cui, ripresa la penna in mano, decide di ricominciare a scriverla: “La cosa più difficile era dire la verità e contemporaneamente, ma proprio letteralmente contemporaneamente, in ogni singola parola e ogni segno di punteggiatura, mentire nel modo più assoluto. La menzogna veritiera dev’essere perseguita senza riserve e con una determinazione paragonabile a quella di un esploratore del Polo Nord”.

La ricetta perfetta di Torgny Lindgren
Titolo originale: Pölsan
Traduzione di Carmen Giorgetti Cima
125 pag., euro 13.50 – Edizioni Iperborea
ISBN 88-7091-128-4

Le prime righe

1


Era in piedi al suo scrittoio, lunedì 22 dicembre 1947, la neve fuori era già talmente alta che in paese non poteva succedere più nulla, assolutamente nulla. Nessuno poteva circolare per le strade, da vari giorni alla latteria non arrivava neanche un goccio di latte, i treni erano bloccati a Bastuträsk. Aveva appena ascoltato le previsioni del tempo: Una corrente d'aria fredda proveniente da nord stava investendo gran parte della Svezia. Vento variabile da moderato a forte in direzione nord nord-ovest con bufere di neve e gelo sulle regioni interne del Norrland. Per la notte si prevedevano temperature tra i meno trenta e meno quaranta gradi.
Stava scrivendo un trafiletto. L'aveva cominciato sabato. Era un buon trafiletto. Alla radio, Nanna Lundh-Eriksson parlava di Hedvig Charlotta Nordenflycht. Il profumo di bollito invadeva la cucina dove stava lavorando, con l'aroma di pimento e foglie d'alloro e chiodi di garofano. Il trafiletto si allungava di qualche parola al minuto, poteva portare molto lontano.
PERSONAGGIO MISTERIOSO.
Voci insistenti lasciano intendere che un viaggiatore da poco arrivato in paese, un uomo di mezz'età dal cognome vagamente tedesco, non sia chi sostiene di essere. È vero che parla svedese praticamente senza accento, come pure è vero che sembra essersi adattato con estrema facilità al nostro clima e alle nostre abitudini, eppure tutta la sua persona ha l’impronta caratteristica dell’estraneità e della non permanenza.

© 2004 Iperborea Editore


L’autore

Torgny Lindgren, nato nel 1938 nel Västerbotten, nel nord della Svezia, si rivela dagli anni Ottanta come uno degli autori scandinavi più originali per temi e scrittura. Accademico di Svezia, Premio del Consiglio Nordico, Prix Fémina definito da Le Monde “fra i veramente grandi”, August Priset per Miele, è noto al pubblico italiano per i sei titoli già tradotti: Betsabea, La bellezza di Merab, Per amore della verità e Il pappagallo di Mahler.


Di Giulia Mozzato


14 gennaio 2005