La biografia


Carlo Alberto Brioschi
Breve storia della corruzione
Dall’età antica ai giorni nostri

“Il sedicente integerrimo custode dell’erario romano Catone il Censore – tra un lavacro morale e l’altro – subì oltre quaranta processi per corruzione. Tutti ricorderanno la frase “Delenda Carthago!” Ma perché Catone ce l’aveva tanto con Cartagine? Vi è stato chi ha sostenuto che Cartagine esportava quell’olio di cui Catone era grande produttore.”

La corruzione è antica quanto l’uomo, come ci dice la Bibbia nell’episodio di Adamo e del serpente, e come ci conferma Carlo Alberto Brioschi nel suo rapido ma curioso ed esauriente viaggio tra corrotti e corruttori, partendo dall’antica Babilonia e arrivando alla Parma del bancarottiere Tanzi.
Le tappe intermedie ci svelano tentazioni e furbizie dei grandi della storia, compresi alcuni insospettabili come Cristoforo Colombo, che scrisse: “L’oro, quale cosa meravigliosa: chiunque lo possieda è padrone di avere tutto ciò che desidera”. E il giacobino Saint Just ammetteva: “Nessuno può governare senza colpe”.
In questa sua documentatissima opera che ha anche il pregio dell’originalità, perché mai nessuno finora aveva indagato espressamente il percorso storico della corruzione, Brioschi accompagna le citazioni riferite a personaggi realmente vissuti a quelle tratte dalle opere letterarie che, rispecchiando la mentalità dei tempi, sono altrettanto illuminanti per evidenziare il ruolo dell’avidità nell’evoluzione della società umana. Dice ad esempio Sancho Pancha, l’immortale eroe di Cervantes, scudiero di don Chisciotte: “Andandomene nudo, come me ne vado in effetti, è chiaro che ho governato come un angelo” e nella Marcia di Radetzky di Joseph Roth, il personaggio del conte Chojnicki “riusciva sempre a sconfiggere i candidati avversari a forza di corruzione, di violenza e di soprusi malgrado fosse un favorito del regime e uno spregiatore di quell’istituto parlamentare”.
Non è una buona soluzione quella di Longanesi, che liquidava la questione con cinismo, affermando: “La morale è la conclusione delle favole”: secondo Brioschi vale almeno la pena di prendere coscienza dell’estensione di questo fenomeno, e di rifletterci un po’ su.

Breve storia della corruzione. Dall’età antica ai giorni nostri di Carlo Alberto Brioschi
Pag. 193, Euro 8,00 – Edizioni Tea (Saggistica Tea)
ISBN 88-502-0677-1

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
------------------------
Introduzione
A chi importa se Giulio Cesare era un ladro

A chi importa se Giulio Cesare era un ladro? La domanda non è nuova ma non pare aver perso nel tempo la sua attualità se è vero, come scriveva il saggista americano John Jay Chapman, che “la disonestà puramente finanziaria appare di scarsa importanza nella storia della civiltà”. E se pochi appunto ricordano il vescovo inglese Thomas Becket o il presidente americano John Quincy Adams per la loro presunta disonestà, l'impressione è che la corruzione dei grandi sia ritenuta in fondo quasi inevitabile e che in qualche caso, anzi, la percezione dei sudditi o dei cittadini sia stata quella di poter contare su una conseguente ricchezza generale e maggiori occasioni di affari o prebende per tutti; che dal banchetto dei primi, insomma, le briciole per i piccoli finiscano in qualche modo prima o poi per cadere. «II debito pubblico», scriveva Coleridge nel 1823, «ha fatto ricche più persone di quante lo meritassero. È come in una mensa dove sono stati distribuiti trecento buoni ma in realtà vi è posto solo per cento.» In questo caso può darsi allora che il conflitto di interessi che grava su Berlusconi o le accuse di reati finanziari che hanno toccato un imprenditore come Calisto Tanzi, per fare due casi recenti, importino eccome; ma non solo in base a qualche virtuosa e moralistica considerazione (non è forse un caso che entrambi abbiano sempre professato in pubblico la propria fede nei valori della Chiesa cattolica, finanziando generosamente «opere di bene» di varia natura). Il punto è proprio l'opposto: se la maggioranza dei cittadini sceglie infatti a suffragio universale l'uomo che offre con pragmatica saggezza grandi speranze,
o se un gran numero di risparmiatori sale volontariamente sul carro di un grande capitano d'industria che promette sogni di ricchezza, occorrerebbe allora capire quale reale consapevolezza essi abbiano del possibile vantaggio che viene dalla presunta disonestà del capo. Se non gliene importi più di tanto, insomma, o se invece quella maggioranza lo consideri un fattore rilevante e decisivo al momento di depositare la propria scheda nell'urna o nell'atto di farsi largo presso la corte del magnate di turno.
E non c'è dubbio che, almeno quanto le mani terse dei moralisti, così quelle luride e impastate nel fango esercitino in fondo un discreto fascino sui comuni mortali; così come i Nerone e i Caligola sono passati alla storia quanto i santi (e assai più degli onesti mediocri) e le imprese dei grandi furfanti, come ci racconta Charles Mackay in un suo celebre campionario delle follie collettive, eccitano nei secoli la memoria popolare. Poiché «la speculazione», come ha scritto Washington Irving, «è l'avventura romantica del commercio e svilisce tutte le realtà più sobrie. Fa dello speculatore di Borsa un mago, e della Borsa un motivo d'incanto».
«Che cos'è un grimaldello di fronte a un titolo azionario? Che cos'è l'effrazione di una banca di fronte alla fondazione di una banca?» si è chiesto in passato non troppo ironicamente Bertolt Brecht. Del resto senza andare molto indietro nel tempo basterebbe citare l'ex premier inglese Margaret Thatcher: «Nessuno si ricorderebbe del Buon Samaritano se avesse avuto solo buone intenzioni. Aveva anche i soldi». O ancora l'ex presidente francese Charles De Gaulle, secondo cui «la perfezione invocata nei Vangeli non ha mai costruito un impero. Poiché ogni uomo d'azione possiede una forte dose di egoismo, orgoglio, durezza e astuzia. Ma tutte queste cose gli saranno perdonate, anzi saranno considerate alte qualità, se egli riuscirà a usarle per ottenere grandi risultati».

© 2004 Edizioni Tea

biografia dell'autore
------------------------

Carlo Alberto Brioschi è editor della saggistica in Rizzoli. Ha pubblicato La penisola del tesoro e Elogio della corruzione. Ha inoltre curato Il moralista portatile.




3 gennaio 2005