La biografia


Andrés Trapiello
Gli amici del delitto perfetto

“È stata la vita a fare giustizia, Paco. Per questo si chiama giustizia poetica, perché nasce dalla vita e perché è l’unica giustizia che uno può aspettarsi, quando ormai non è più possibile l’altra, quella a cui ogni uomo ha diritto, quella che mio padre non ha avuto”.

È la vita o la letteratura a ristabilire più credibilmente la verità e la giustizia? Meritatamente insignito del prestigioso premio Nadal, Andrés Trapiello affronta la questione in una sorta di romanzo poliziesco d’impegno civile, un po’ nei toni di Sciascia.
In un caffè madrileno si radunano regolarmente gli Amici del Delitto Perfetto, appassionati giallisti che, sotto lo pseudonimo dei loro detectives favoriti, analizzano le caratteristiche di crimini e criminali, tra letteratura e vita vissuta. A simboleggiare questo intreccio tra fiction e realtà sono soprattutto due amici del gruppo: il commissario di polizia Lorenzo, detto Maigret, e lo scrittore di gialli Paco, detto Sam Spade. L’uso alternato del nome proprio e dello pseudonimo non è mai casuale, nel romanzo: Trapiello se ne serve come chiave di lettura per segnalare, durante l’azione, l’irrompere delle emozioni nel controllato contesto della razionalità. I ritratti un po’ caricaturali degli amici del circolo conferiscono l’elemento grottesco che serve all’autore per rapportarsi al suo grande modello, il Don Chisciotte di Cervantes, che maschera con l’umorismo la lucida accusa alla crisi dei tempi. Infatti nel romanzo di Trapiello la trama gialla è solo un pretesto per mettere in scena una riflessione morale e politica. L’azione si svolge nel 1981, quando un tentativo di colpo di stato militare mise la Spagna di fronte alle ferite ancora aperte e infette della guerra civile e del franchismo. “Non sopporto neanche un grammo in più di guerra civile – si sfoga a un certo punto Maigret - Ne ho fin sopra i capelli di quarant’anni di franchismo e di Franco. Non sopporto di sentir parlare dei vinti per altri quarant’anni, dopo che per altrettanti ci siamo sorbiti le manfrine dei vincitori. E sopporto ancor meno i furbacchioni che sostengono che la guerra civile non è stata civile bensì incivile, e che non l’ha vinta nessuno, l’ha semplicemente persa la Spagna, senza distinzioni di parte”.
Il colpo di spugna imposto dalle regole della politica non piace a Trapiello, che nel romanzo fa fare una brutta fine a un poliziotto corrotto dal truce passato: Maigret e Spade conducono un’indagine separata, giungendo a verità complementari. “Eri convinto che i romanzi vadano cercati nella vita, Paco, ma credo sia vero il contrario: è la vita che va cercata nei romanzi”.

Gli amici del delitto perfetto di Andrés Trapiello
Titolo originale: Los amigos del crimen perfecto
Traduzione di Roberta Bovaia
316 pag ., Euro 16,00 – Edizioni Neri Pozza (I narratori delle tavole)
ISBN: 88-545-0005-4

Di Daniela Pizzagalli

le prime pagine
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Prima parte

Delley non aveva mai pensato che un campanello potesse grugnire come un armadillo.
Sgrung... sgrunnng... sgruuunggg.
Si era addormentato sul letto. Aveva ancora l'impermea-bile e le scarpe addosso. Sussultò. Delle scarpe vecchie, color sfiga, tutte infangate. Portò la mano al revolver. Dieci ore in quella topaia. Chiunque fosse alla porta si fermò per qualche istante, ma poi tornò alla carica. Sembrava una musica che alternava squilli brevi e squilli lunghi. Aprì gli occhi. Ci sentì come una fitta dentro, ma non seppe defi-nirla meglio. A volte gli occhi fanno male. Volevano gioca-re con lui al gatto con il topo. Il campanello era il gatto e lui il topo. Si guardò attorno con uno stupore risentito, senza riuscire a ricordare dove si trovava. Gli bruciavano le palpebre. Diede una rapida occhiata alla finestra. S'era fat-to notte. Dal neon del negozio di elettrodomestici del vec-chio Valentini entrava nella stanza un brusio triste e mono-tono. Suonarono ancora. Rosso e nero, rosso e verde, un manichino sexy con un seno bruciacchiato che brandiva un phon che le scompigliava i capelli al vento e funzionava a intermittenza. Pensò che tanti "che" nella stessa frase fosse-ro eccessivi, ma per quello che lo pagavano i pronomi rela-tivi potevano anche andare tutti al diavolo. Guardò con particolare attenzione i capelli della ragazza del phon, an-che quelli bruciacchiati. Un nuovo squillo gli trafisse il cer-vello come se gli avessero infilato un ferro da calza nel tim-pano. Sentì la scarica anche nello stomaco vuoto. Chi scri-ve romanzi polizieschi da quattro soldi conosce questo frul-lio nella pancia come l'“araldo della morte”. Si sedette sul letto senza fare rumore, muovendosi istintivamente come il felino che intuisce dov'è il pericolo. Adesso da topo era di-ventato gatto.
Quando gli scampanellii smisero di flagellarlo, Delley sentì dall'altro lato della porta il respiro dei segugi. Forse l'ordine che avevano ricevuto era molto più semplice: lo avrebbero riempito di piombo lasciandolo lì, con il riflesso di quella ragazza sexy addosso. Non erano neanche venuti in divisa, ci scommetteva. Sì, sarebbe finito lungo disteso sul tappeto, a fare coppia con il manichino voltaico. Delley dedusse dal rumore che gli uomini dovevano essere tre o quattro. Tornarono alla carica.
Toc... toc... toc...

Stavolta furono colpi secchi, nervosi, dati con il calcio della pistola. Delley era stanco, al capolinea, non ne poteva più di vedere morti.
La stanza puzzava di tabacco e whisky di malto, soprat-tutto di whisky. La mattina, posando il giornale su cui aveva letto la notizia della morte di Dora, aveva rovesciato senza volere il bicchiere sul tappeto. Per cercare di arrestarne la ca-duta aveva rovesciato anche la bottiglia che era accanto al letto, sul comodino; aveva tentato di arginare il disastro con un movimento goffo ma la bottiglia si era rotta. Il pavimen-to si era riempito di schegge taglienti e nel giro di due se-condi quel posto puzzava come una distilleria. I vetri rotti erano ancora per terra e parte del whisky era evaporato. Era successo intorno alle dieci. Poi aveva chiesto al bar Lowren che gli portassero in camera qualcosa da mangiare, un'altra bottiglia di whisky, sigarette e un caffè forte. Non aveva la-sciato entrare il cameriere. Non voleva che vedesse i vetri rotti e neanche la pozza di whisky. Ma Joe, il ragazzo che la-vorava al Lowren, aveva storto il naso. Sulla bocca gli era ap-parso un sorriso malizioso. Era un bravo ragazzo.
«Signor Delley, non so cosa stia facendo, ma lì dentro c'è un tale tanfo di whisky che se accende un cerino farà salta-re per aria tutto il palazzo. Glielo dico perché so dove si ri-fornisce di alcolici il signor Molloy».

© 2004 Neri Pozza Editori

biografia dell'autore
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Andrés Trapiello è nato a Manzaneda de Torio, in Spagna, nel 1953. Poeta e saggista di grande fama, ha pubblicato i romanzi El buque fantasma (Premio Internacional de Novela Plaza & Janés 1992), La malandanza, Dias y noches. Con Gli amici del delitto perfetto ha vinto il Premio Nadal 2003, uno dei grandi premi letterari spagnoli.




17 dicembre 2004