ANIMALI - CUCINA E SOCIETA' - NOIR
ANIMALI

Dalla parte degli animali
Diciannove racconti

“Quanto a me, è il solito problema dell’intellettualismo, prima i libri e poi il resto. Mi fossi fermato a Padrone e cane di Thomas Mann avrei magari fatto qualche progresso, ma a diciott’anni ho scoperto Bestie di Federigo Tozzi e da allora non sono più stato capace di incrociare lo sguardo di un randagio senza scorgervi una scintilla inquietante, più che umana. Da allora ogni biscia si è trasformata nell’allegoria di un’oscura minaccia.”
Da Puledro, porcello e topo di Alessandro Zaccuri

Stephen Budiansky
L’indole del cane
Origini, stravaganze, abitudini del Canis familiaris

“Certamente i cani amano la nostra compagnia; certo si sentono rassicurati quando riescono a conquistare una posizione ben definita nella gerarchia sociale umana; senza dubbio hanno modo di rendere servizio all’uomo in virtù della loro prestanza fisica e delle loro abitudini o manie; ma noi umani abbiamo il pessimo difetto – un egocentrismo sconfinato – di credere che tutte le cose utili che fanno i cani le facciano soltanto per noi.”


CUCINA E SOCIETA'
Massimo Montanari
Il cibo come cultura

“Il legame fra consumi alimentari e stili di vita, definiti in rapporto alla gerarchia sociale, prosegue con modalità diverse nei secoli più vicini a noi. Il tema della qualità si precisa, dandosi per scontato che l’area del privilegio sociale si esprime nel diritto/dovere di consumi qualitativamente migliori, ma restano anche le corrispondenze fra tipologie di alimenti (e bevande) e tipologie di consumatori”

Lilia Zaouali
L’Islam a tavola

“I modelli culinari hanno circolato con le guerre di conquista e gli spostamenti stagionali delle popolazioni, con i romani che dominarono tutto il perimetro costiero del Mediterraneo e i persiani arrivati fino in Egitto – per quanto per un tempo molto breve -, con le migrazioni dei nomadi alla ricerca di nuovi pascoli o respinti da tribù rivali.”


NOIR
Norbert Davis
Sally, spie e coltelli

“Una donna, seguita da un’indistinta ombra scura, entrò e si fermò di colpo fissandolo. Doan la fissò a sua volta. Non ne avrebbe potuto fare a meno anche se avesse voluto. Era stupendamente alta e stupendamente slanciata, e i suoi capelli neri lunghi fino alle spalle rilucevano più scuri, più densi e più lisci dell’ebano lucidato. Le sue fattezze erano così incredibilmente perfette che facevano rimanere senza fiato e poi continuare a guardare e poi continuare a rimanere senza fiato. Indossava dei pantaloni di lino bianchi e una giacca bianca allacciata con grandi bottoni di ottone, scarpette da sera di vernice bianca aperte davanti e una sciarpa rossa annodata in vita. Succhiò via tutta la vita dall’atrio e la concentrò su se stessa, come un ragazzo che tiri su la gazzosa con una cannuccia”.

Luca Di Fulvio
L'impagliatore

“Tutto sopravviveva senza morire. Tutto vegetava senza che un cuore pulsasse dentro quella città finta. I giorni di ogni essere umano erano comandati da un moto inerziale. Si rotolava tutti insieme. A volte ordinatamente”.


3 dicembre 2004