ANIMALI


Dalla parte degli animali
Diciannove racconti

“Quanto a me, è il solito problema dell’intellettualismo, prima i libri e poi il resto. Mi fossi fermato a Padrone e cane di Thomas Mann avrei magari fatto qualche progresso, ma a diciott’anni ho scoperto Bestie di Federigo Tozzi e da allora non sono più stato capace di incrociare lo sguardo di un randagio senza scorgervi una scintilla inquietante, più che umana. Da allora ogni biscia si è trasformata nell’allegoria di un’oscura minaccia.”
Da Puledro, porcello e topo di Alessandro Zaccuri

Prendete 19 autori italiani (anzi 20), scegliete un tema coinvolgente e mescolate generi, linguaggi, stili, idee. Il risultato sarà un’antologia bizzarra e spiazzante, dove nulla può essere precostituito e nessun testo ripercorre strade già tracciate. E questo è il valore aggiunto di questa iniziativa, diciamo l’originalità degli scritti. Finalmente ci liberiamo delle melensaggini legate a filo doppio all’idea di animale, non c’è la fedele Lassie (anche se incontriamo un cane con questo nome...) e neppure Lilly e il Vagabondo; dimenticate Bambi (c’è anche lui, comunque) e il Cucciolo. L’ottica degli autori, l’approccio al tema è completamente differente. Sono davvero “dalla parte degli animali”? Questo è più difficile affermarlo.
Non lo è sino in fondo Antonio Franchini in Vittime sacrificali che affronta la violenza intrinseca nel mondo animale, la lotta per la sopravvivenza, la morte che ovunque aleggia: come tenere un figlio lontano da questa realtà? E poi, perché farlo? Non lo è neppure Roberto Alajmo che nel suo Raccontino animalista abortito ci narra le sue difficoltà nello scrivere un testo sui cani “abbaioni” del suo cortile, che vorrebbe strangolare con le sue mani (e come dargli torto?). A modo suo non lo è neanche Bianca Stancanelli ne La seduzione delle pecore: un modo troppo antropomorfizzato ed egocentrico di avvicinare quei modesti ovini, rivalutati in realtà da studi recenti. Ma lei stessa lo ammette e si riscatta. E Filippo La Porta che per scrivere sugli animali li “usa”? Che per parlare di loro li paragona agli amici, anzi che trova negli amici una serie di somiglianze con orsi, gatti e talpe? Lui è “dalla parte degli animali”? Quel bambino di Diego de Silva, attirato dai Pulcini colorati esposti tra le bancarelle, fiero di stare andando, da solo, a comprarne uno, proprio quello verde, è un animalista? Potremmo proseguire in questa analisi con i racconti, perlopiù autobiografici, di Nicola Lagioia, Maurizio Braucci, Giosuè Calaciura, Marcello Benfante, Maria Attanasio, Emiliano Morreale, Luca Clerici, Fulvio Abbate, Chiara Gamberale, Alessandro Zaccuri, Marco Ciriello, Luca Bombaci, Maurizio Padovano, Nino De Vita. Chiude il volume il testo autobiografico di Goffredo Fofi Confessioni di un vegetariano.
Morale della favola: tutto e nulla è dalla parte degli animali, perché il punto di vista è sempre e comunque umano. Ma almeno liberare la letteratura dai retaggi di un’immagine romantica e irreale della natura è un passo importante in questa direzione.

Dalla parte degli animali
a cura di Marcello Benfante
174 pag., Euro 13,50 – Edizioni L'Ancora del Mediterraneo, 2004 (Odisseo n. 23)
ISBN: 88-8325-137-7

Le prime righe

vittime sacrificali
antonio franchini


Dal documentario scoprirono che esistono due tipi di orche, le nomadi e le residenti. O più precisamente, questo è ciò che imparò il padre, perché la sua bambina di quattro anni vedeva le orche e basta. O più precisamente, non vedeva le orche e basta, intravedeva che cosa c'era dietro di loro, che cosa significano le orche, davvero, che cosa sono, che cosa fanno, e lo capiva con un'intensità che al padre era ormai ignota. La dolorosa acutezza delle origini, la profondità con cui i concetti s'incidono per la prima volta nella coscienza può soltanto essere intuita dal genitore quando la vede farsi strada nella mente dei figli.
Sono le nomadi, le orche più feroci. Sono loro che irrompono in mezzo ai branchi di balene per separare i figli dalle madri e farli a pezzi.
«Che cosa fanno le orche, papà?».
«Giocano con le balene, vedi? Giocano».
«Vogliono mangiarsi la piccola balena?».
«Non vogliono mangiarsi la piccola balena, vogliono solo giocare con lei».
La bambina non è convinta, ma l'involucro mobile dell'acqua si presta all'ambiguità. Anche il corpo della balena si presta, la sua forma è incerta, indistinta, la sua massa non ansima, non affanna nella fuga. Il padre riesce a cambiare canale prima che sulla superficie si allaghi una chiazza di sangue.

© 2004 L’ancora del Mediterraneo Edizioni


Di Giulia Mozzato


3 dicembre 2004