NOIR

Luca Di Fulvio
L'impagliatore

“Tutto sopravviveva senza morire. Tutto vegetava senza che un cuore pulsasse dentro quella città finta. I giorni di ogni essere umano erano comandati da un moto inerziale. Si rotolava tutti insieme. A volte ordinatamente”.

L’impagliatore è un romanzo che non lascia tracce, ma lividi.
Un romanzo che ti accarezza, ti bacia per poi violentarti finché è troppo tardi: ormai è dentro di te.
È un libro che ti inghiotte, che riesce a scavarti dentro e a farti riflettere come davanti ad uno specchio che via via, secondo le coordinate emotive invisibilmente orchestrate dall’autore, diventa magico, lucido, appannato, scheggiato, frantumato.
L’impagliatore è un romanzo dirompente, di una forza tragica, diremmo classica se solo questa definizione non fosse ormai così logorata.
Di Fulvio, pagina dopo pagina, esprime una potenzialità di scrittura che non ha eguali in Italia: alle nostre latitudini letterarie non esiste un altro scrittore che abbia la stessa forza, la stessa semplicità, la stessa misura di penna.
Di Fulvio rende a pieno “l’urlo e il furore” di una letteratura che rimane, di una letteratura capace di andare oltre i limiti della carta.
L’impagliatore è un noir, ma scavalca il ghetto della narrativa di genere perché accanto a quei meccanismi seriali che hanno fatto la fortuna di autori come Ian Rankin o Michael Connelly, Di Fulvio delinea geografie dell’anima dagli echi faulkneriani e disegna sulla pagina paesaggi emotivi che hanno la stessa poesia del miglior Saba.
Di Fulvio ambienta il suo racconto in una città che non è mai nominata, ma che tra le righe si riconosce nella “città vecchia” di Genova: strade sospese nel tempo e al contempo stritolate dal tempo, strade coperte della polvere invisibile di quel vizio che è vivere.
Come un Villon elettro-adrenalinico Di Fulvio ci racconta di esistenze appese al cappio della vita, di uomini che non si perdono mai d’animo, eppure perdono l’anima.
Costretti come sono in un mondo “grigio modesto, un non colore sbiadito, piatto, che non leva il respiro ma che non lascia abbastanza aria, che filtra la luce senza mai rifletterla”.

L’impagliatore di Luca Di Fulvio
338 pag., Euro 11,00 – Edizioni Einaudi (Einaudi tascabili. Stile libero. Noir n. 1224)
ISBN: 88-06-17003-1

Le prime righe



Il viottolo noto, che da anni percorreva ogni domenica, carico di trappole, era scivoloso. La brina mattutina aveva inzuppato sia la sottile striscia d’erba che sopravviveva al centro del sentiero sia le due piccole e terrose corsie laterali costantemente minacciate dal ciglio incolto. Qualche insetto, arrampicato su uno stelo più alto degli altri o su un ramoscello tenero, sperava che il debole sole di quella mattina lo asciugasse prima di spiegare le ali. Al passaggio dell’uomo alcuni arrischiavano maldestri tentativi di fuga, altri si limitavano ad ingobbirsi. Ma gli anfibi pesanti non badavano a loro e gli incauti che spiccavano il balzo sbagliato venivano schiacciati al suolo o spinti nel fango.
Il mondo stava svegliandosi allora e l’uomo approfittava di questo stato di sonnolenza generale per frodare passeri, conigli, ricci ed altri piccoli animali.
Quella mattina aveva con sé anche il fucile. La stagione di caccia era ufficialmente iniziata dieci giorni prima.

© 2004 Einaudi edizioni


L’autore

Luca Di Fulvio è nato nel 1957. Vive e lavora a Roma. Ha pubblicato Dover Beach. L’impagliatore è uscito in prima edizione nel 2000. Eros Puglielli ne ha tratto il film Occhi di Cristallo.


Di Gian Paolo Serino


3 dicembre 2004